Sgarbo quotidiani N°1: 1000km di Monza: il problema è l’indifferenza!

Pubblicato 15/10/08 11:16 da Giacomo Sgarbossa 1 commento

La prima puntata della rubrica di Giacomo Sgarbossa, intitolata “Sgarbo quotidiani”, entrerà nel merito della eliminazione della 1000km di Monza. Una gara ricca di fascino ma anche di tanta indifferenza da parte del pubblico italiano, accusato pochi giorni fa di essere: “il mondo di quelli che guardano soltanto la Formula 1″.
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1000km-monza.jpgLa prima puntata della rubrica di Giacomo Sgarbossa, intitolata “Sgarbo quotidiani”, entrerà nel merito della eliminazione della 1000km di Monza. Una gara ricca di fascino ma anche di tanta indifferenza da parte del pubblico italiano, accusato pochi giorni fa di essere: “il mondo di quelli che guardano soltanto la Formula 1″.

Video VIDEO – Le ragioni dell’esclusione della 1000 km di Monza a 422race.com

di Giacomo Sgarbossa

Esistono corse in grado di affascinare perché uniche. Montecarlo, Indianapolis e Le Mans sono gli esempi più evidenti, perché anche se rappresentano il palcoscenico di categorie diverse riescono comunque a valere quanto un campionato per i piloti che vi corrono. Monza e la sua “Mille” facevano parte di questa piccola elite di “campionati ad unica corsa” al punto che negli anni ’70 la folla sugli spalti raggiungeva numeri superiori a quelli del Gran Premio di Formula 1. Un dato tutt’altro che variabile, ma costante in un’epoca ormai lontana dalla mentalità dei giovani d’oggi, che per evitare di vedere film di due ore preferiscono chiudere la propria mente davanti una Play Station otto ore.

Ormai la gente vuole l’azione, la gara che si decide alla prima curva, piuttosto che vedere il cosiddetto “last man standing” (l’ultimo che cede vince): per questo forse non c’è più spazio nei cuore degli italiani, per una gara tanto storica quanto maledetta. No! Il problema è un altro e solo chi segue le corse per passione e non perché ci corre la Ferrari lo ha capito: il problema, come al solito, è l’indifferenza, il brutto vizio che da ormai troppi secoli accomuna gli italiani, quello di accorgersi del problema solo una volta che il danno è fatto.

Questa volta abbiamo perso pure la 1000 km di Monza e con essa un pezzo di storia, perché “la storia” ha bisogno di soldi per essere salvaguardata, ma se questi fondi non ci sono allora i monumenti finiscono in rovina. Quest’anno la LMS ha fatto il possibile e forse di più per mettere in testa agli italiani che la 1000 km di Monza fosse qualcosa di unico nel suo genere: sei media (di cui solo tre presenti) sono stati invitati ai test del Paul Ricard, l’Audi R10 e la Pescarolo sono state portate in Piazza Duomo, la campagna pubblicitaria è stata esagerata e alla fine di tutti questi sforzi solamente 4000 spettatori si sono degnati di spendere 14 euro per entrare in Autodromo (pensate che si poteva pure entrare in paddock e portarsi a casa tutti i posters che si voleva, alla faccia del telo nero sui cancelli della F1).

Questo è lo scandalo vero e proprio, perché ormai in Italia la gente non si appassiona alle corse ma alla TV, crede che il rumore di una Formula 1 sentito dal televisore sia lo stesso di quando ti riempi i timpani fino a farteli esplodere. Il pubblico crede di essere esperto perché riesce a vedere chi stacca prima e chi dopo, senza sapere che mettendosi all’entrata dell’Ascari questa operazione sarebbe possibile farla ad occhi chiusi, con il semplice uso dell’udito, così come riconoscere le vetture e come lavora il traction control delle diverse auto.

Ma gli italiani hanno anche un altro brutto vizio, quello che in fin dei conti ha iniziato a manifestarsi dall’inizio dell’epoca romantica: noi arriviamo sempre dopo, abbiamo gli occhi chiusi verso i cambiamenti che da altre parti sono già iniziati, perché in Spagna per una “neonata” 1000 km di Barcellona c’erano il doppio delle persone presenti sugli spalti di Monza e anche il 6 aprile la LMS correva in concomitanza con la F1.

Ho preso come esempio la Spagna, un paese che la tradizione nel mondo delle corse ce l’ha solo a partire da un contemporaneo Fernando Alonso. Un paese che in meno di quattro anni ci ha superato ovunque: economia, tennis, calcio, basket… e pure nell’automobilismo, perché a prova contraria sono i piloti che vincono i campionati e un italiano non vince dal ’53, così come nel mondo prototipi, dove loro quest’anno erano rappresentati da una faraonica Epsilon Euskadi e noi da una imbarazzante Lucchini, che nonostante lo sforzo dei pazienti ragazzi di Racing Box non andava nemmeno trainata dai buoi. Un continuo elenco di errori, fino ad arrivare alla F.3, una serie che loro hanno saputo valorizzare dal nulla e noi al contrario facciamo fatica pure a sapere che esista.

Devo continuare? No (scelgo io per voi), perché da appassionato mi fa male continuare a parlare di questo tumore che ormai da troppi anni ci sta assalendo e se la LMS per il prossimo anno ha scelto di migrare verso il Portogallo ha avuto i suoi buoni motivi per farlo, perché come ogni buon imprenditore insegna, non vale la pena continuare ad investire se i ricavi sono pressoché imbarazzanti.

Il problema però è anche un altro: quanti avranno letto questo articolo fino a questa riga? Quanti avranno aperto questa news anche se non parla di Formula 1? Pochi, molto pochi, che queste cose già le sapevano. Purtroppo anche queste righe scritte frettolosamente non serviranno a niente, perché tanto gli italiani né io né voi li possiamo cambiare: siamo il paese di Leonardo Da Vinci… ma la “Gioconda” sta al Louvre di Parigi. Siamo il paese della tradizione guerriera dei romani, ma la seconda guerra mondiale l’abbiamo persa, la prima l’abbiamo vinta per finta e abbiamo raggiunto l’Unità d’Italia due secoli dopo l’America. Siamo il paese con il 70% del patrimonio artistico sul territorio, ma il Burkina Faso spende più soldi di noi per valorizzare la storia del proprio paese. Siamo la culla di Nuvolari ed Enzo Ferrari… ma oggi per colpa nostra abbiamo perso pure la 1000 km di Monza.

Giacomo Sgarbossa





Commenti (1)

germanodicembre 7th, 2009 at 00:14

Ciao Giacomo,io ho 41 anni iniziai a guardare la formula 1 ai tempi di Stewart,il mio casco da kartista ha i colori del suo casco ,in casa tra gli altri ho il dvd the speed merchants,l’avro’ guardato non so quante volte,non parliamo del film le mans,abito a Maranello,gli Italiani hanno in testa un’automobilismo distorto da questa passione per la Ferrari che ,a mio parere,li fa fermare a questo,ti do’ ragione su tutta la linea .Poi sempre a mio parere c’e’ la formula 1 moderna che si e’ divorato tutto influenzando le altre categorie motoristiche con l’elettronica e quant’altro,molti ragazzini pensano che l’automobilismo sportivo sia la formula 1 moderna ,che fa dormire e a mio parere serve solo a fare girare certi interessi ,non sapendo che il vero automobilismo sono almeno 15 anni che non si vede piu’,io stesso l’automobilismo moderno non lo seguo piu’,ed e’ ,sempre a mio parere una via di mezzo fra l’irritante ed il noioso,questo carrozzone lo considero anche una cosa che ha dimenticato il passato e il sacrificio di tanti grandi uomini e piloti.Dell’automobilismo moderno salvo solo la sicurezza ,che certo non e’ poco rispetto al passato ,questo e’ sacrosanto,per me come uomo e come credente,ma tutto il resto lasciamo perdere.Anche dal Presidente della Ferrari mi sarei aspettato molto dippiu’ per far tornare questo sport ai valori di un tempo ,lui ha vissuto quegli anni da protagonista………….Ciao Giacomo stammi bene e…grazie.Germano.

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