Nella seconda puntata della sua rubrica “Me and my helmet”, Fabrizio Corgnati analizza gli errori che hanno portato all’attuale situazione di crisi economica anche in Formula 1, di cui l’abbandono della Honda sembra solo la prima avvisaglia.
UFFICIALE: La Honda si ritira dalla Formula 1!
Ciao ciao Honda – Le reazioni del paddock
La Honda si scusa con [...]
Nella seconda puntata della sua rubrica “Me and my helmet”, Fabrizio Corgnati analizza gli errori che hanno portato all’attuale situazione di crisi economica anche in Formula 1, di cui l’abbandono della Honda sembra solo la prima avvisaglia.
UFFICIALE: La Honda si ritira dalla Formula 1!
Ciao ciao Honda – Le reazioni del paddock
La Honda si scusa con Jenson Button
di Fabrizio Corgnati
Verrebbe fin troppo facile dire “gliel’avevamo detto”. Troppo facile davvero, visto che non serviva il più lungimirante dei profeti per rendersi conto di dove sarebbe andata a finire la pericolosa china imboccata negli ultimi anni dalla Formula 1. Lo avevano capito proprio tutti: gli appassionati che iniziavano a disamorarsi della serie regina preferendole altre categorie più “umane”, i team che prima chiedevano a gran voce un cambiamento e poi si riunivano per realizzarlo in prima persona, i giornalisti che da tempo lo scrivevano (sottoscritto compreso).
L’unico che, una volta di più, sembrava non avere capito nulla era proprio l’unico che aveva in mano le redini della situazione: il padre-padrone della FIA Max Mosley. O meglio, a forza di proteste il vecchio Max l’aveva pure intuito che i costi in Formula 1 andavano ridotti, ma quello che continuava a sfuggirgli era il come. Con un dilettantismo inaccettabile per chi ha sulle sue spalle la responsabilità dell’intero mondo del motorsport mondiale (con relative decine di migliaia di posti di lavoro), accentrando nelle sue mani i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario della Federazione, Mosley ha modificato decine di volte i regolamenti della massima Formula negli ultimi anni. Con l’unico risultato di ottenere sistematicamente il contrario degli obiettivi che si era prefisso.
La realtà è che affrontare la riduzione dei costi con dei cambiamenti al regolamento tecnico è una soluzione inevitabilmente destinata al fallimento: prima di tutto, perchè ogni novità porta con sè la necessità di riprogettare e risviluppare le relative componenti (come accaduto per i motori, i cambi, le gomme a lunga durata) ma soprattutto perchè, in ultima analisi, a chi ha i soldi non si può e non si deve impedire di spenderli. Non si può, perchè pur inibendogli una voce di spesa, ne troverà sicuramente una nuova, e non si deve perchè è naturale e addirittura meritocratico che a vincere sia sempre qualcuno che mette sul piatto un budget consistente. Ciò non significa, si badi bene, che chi spende di più ottenga necessariamente i migliori risultati in pista (bisogna anche sapere come spendere), ma piuttosto che a vincere sarà comunque un “big spender”, oggi come ieri.
Il vero problema è che trent’anni fa i team indipendenti, pur non potendo puntare al titolo mondiale, riuscivano comunque ad assicurarsi una dignitosissima sopravvivenza e talvolta a dare fastidio, con le loro trovate e il loro duro lavoro, ai pezzi grossi della griglia; oggi non riescono nemmeno a far quadrare i conti. Mosley ha intenzionalmente lasciato la Formula 1 in balia dei grandi costruttori, per assicurarsene l’appoggio politico, salvo poi fallire anche in questo, poichè le case, divenute troppo potenti, gli si ritorcono oggi contro, per ovvie ragioni.
Non curarsi dei team privati è un errore molto grave, perchè se il core business dei grandi costruttori è quello di vendere automobili e per loro la Formula 1 è solo una vetrina, le squadre indipendenti vivono invece esclusivamente per correre, non possono farne a meno. Insomma, la storia lo insegna, i costruttori oggi ci sono e domani chissà.
L’addio della Honda rappresenta solo la prima avvisaglia di una situazione che sta diventando sempre più grave per la Formula 1. I piccoli team, quelli che facevano numero, hanno abbandonato uno per volta (Arrows, Tyrrell, Prost, Jordan, Minardi, Super Aguri) e la griglia è ora rappresentata quasi unicamente dai grandi dell’industria automobilistica. Era una polveriera pronta ad esplodere e la miccia l’ha accesa la crisi economica.
A tutto ciò si aggiunga il progressivo disinteresse dei grandi sponsor e l’inesistente attenzione nei confronti del pubblico, che sta disertando sempre di più autodromi e televisioni, e il quadro è completo. Il giochino miliardario della coppia Max&Bernie (ma che fine avranno fatto Bianca e Tux?) si è incriccato e ora rischia di rompersi del tutto. Basterà che ancora uno o due dei costruttori da tempo sulla soglia facciano un ulteriore passo e salutino definitivamente la compagnia e ci si ritroverebbe nella necessità di schierare una terza macchina per team, accrescendo così ulteriormente i costi e facendo fallire altre squadre.
E dire che, invece di tutte le astruse e cervellotiche modifiche al regolamento introdotte negli ultimi anni, sarebbe bastata una semplice regoletta a risolvere il problema: la reintroduzione della possibilità di acquistare vetture complete. Così si sarebbero salvati i team indipendenti in difficoltà e se ne sarebbero avuti di nuovi (furono ben 10 a rispondere alla chiamata della FIA quando si aprì la chance per quel dodicesimo posto in griglia poi assegnato alla Prodrive, che nemmeno lei riuscì a sfruttare proprio per l’assenza di questa regola), senza peraltro falsare la competizione, poichè con l’attuale ritmo di sviluppo le vetture obsolete non avrebbero certo infastidito i grandi, ma solo garantito ai piccoli una sopravvivenza economica, dignitosa e competitiva.
Ma poichè a tutti va data una seconda chance (anche perchè in questo caso non ci sono alternative), speriamo che quest’ultimo, traumatico evento serva a far cambiare idea al Presidente, a far sì che finalmente si renda conto degli errori commessi e vi ponga rimedio. Caro Mosley, si impegni affinchè questa regola sia finalmente introdotta. Dimostri di non essere solo l’annoiato figlio del fondatore del Partito Fascista Inglese, ma di essere all’altezza del proprio ruolo. Ci faccia dimenticare tutti gli errori commessi negli ultimi anni in tutte le categorie. E’ ancora in tempo a salvare la situazione. O no?
Fabrizio Corgnati





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