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Review 2008 – 11° Matt Kenseth

Pubblicato 29/11/08 11:07 da Andrea Giachè

Continua su 422race.com l’analisi della stagione dei dodici chaser 2008. Dopo Dale Earnhardt Jr, è il turno del campione NASCAR Sprint Cup 2003 Matt Kenseth, il quale ha mancato la vittoria per la prima volta dal 2002, sebbene sia l’unico pilota nella storia insieme a Jimmie Johnson ad essersi qualificato per ogni playoff.
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80453573RM050_Samsung_500Continua su 422race.com l’analisi della stagione dei dodici chaser 2008. Dopo Dale Earnhardt Jr, è il turno del campione NASCAR Sprint Cup 2003 Matt Kenseth, il quale ha mancato la vittoria per la prima volta dal 2002, sebbene sia l’unico pilota nella storia insieme a Jimmie Johnson ad essersi qualificato per ogni playoff.

Testo Review 2008 – 12° Dale Earnhardt Jr
Testo Inside NASCAR – Puntata 5
Testo PUNTI DI SVISTA – Non chiamare, non ti sento
Foto Guarda la gallery NASCAR

MILANO – Gli appassionati NASCAR più cattivi hanno da sempre soprannominato il sistema Chase for the Sprint Cup “The Matt Kenseth Rule.” Nel 2003, ultimo anno con il punteggio tradizionale, il pilota del Roush Fenway Racing vinse il titolo solo grazie ai piazzamenti: in Victory Lane arrivò una sola volta. Dall’anno successivo, i risultati finali di Kenseth non furono più gli stessi, escluso il secondo posto del 2006. In ogni caso, è vero: lo stile di guida di Kenseth non si adatta al sistema di playoff utilizzato dalla NASCAR, ed è stato così ancora una volta.

Nel 2007, Brian France modificò il riaggiustamento di punti all’inizio delle dieci gare finali: niente più una nuova classifica basata sulle posizioni ottenute (5050 punti al primo, 5040 il secondo e così via), bensì per ogni vittoria nelle 26 gare trascorse dovevano essere aggiunti 10 punti ai 5000 standard. Un vero disastro per il #17!

Kenseth è così: un tipo generalmente calmo, sebbene talvolta si lasci andare a grandi polemiche, specialmente con il compagno di squadra Carl Edwards; un’attitudine conservativa verso il mondo delle corse. Un pilota che preferisce rallentare e portare a casa un’utilissima top10, piuttosto che sbattere pur di vincere. Tuttavia qualcuno deve spiegare al campione Cup 2003 e IROC 2004 che la Winston Cup non esiste più: ora ci sono la Sprint Cup e la Chase. I piazzamenti non contano più.

A maggior ragione, Kenseth dovrebbe cercare di essere più aggressivo (e sa di poterci riuscire) visto come ha perso il titolo 2006: negli ultimi dieci round ha cercato di approfittare degli errori dei suoi rivali, andando in testa al campionato dopo Martinsville. Non vinse nemmeno una gara nei playoff, al contrario di Jimmie Johnson, che lo passò andando a vincere il primo dei tre titoli consecutivi.

Ciò che stupisce è come Kenseth non sia riuscito a capire di dover cambiare, nemmeno dopo un terribile inizio di stagione. Eliminato nella Daytona 500 da David Ragan, dopo dieci prove, il trentaseienne del Wisconsin aveva solo quattro top10 e una top5; per il resto una 20^ posizione e in tutte le altre corse è arrivato 30° o peggio, il che lo ha catapultato in 22^ piazza.

Da lì è iniziata la rimonta… a suon di vittorie? No. Per la prima volta dal 2002, il team #17 Ford è rimasto a bocca asciutta, senza mai arrivare in Victory Lane. Undici top10 e cinque top5 hanno permesso a Kenseth di qualificarsi per la Chase for the Sprint Cup (unico insieme a Johnson ad esserci riuscito in ogni edizione), ma undicesimo era e undicesimo è rimasto.

“E’ deludente è vero, ma certamente non abbiamo vinto perché non ci abbiamo provato” è stato il commento di Kenseth sulla sua stagione senza primi posti. “Ci sono stati dei giorni in cui eravamo vicini alla vetta, ma alla fine sembra che non riuscivamo a finire il lavoro.”

Bisogna dirlo: Matt Kenseth in varie occasioni ha tirato fuori quell’aggressività che stavamo chiedendo qualche paragrafo sopra. La chiediamo perché sappiamo che lui ce l’ha: a Dover e a Homestead lo ha dimostrato ampiamente, anche se le macchine dei compagni di squadra si sono dimostrate più competitive, oppure il crew chief ha sbagliato strategia. Quest’ultima è una questione da non sottovalutare: Robbie Reiser, lo storico capo squadra di Kenseth, è diventato il general manager del Roush Fenway Racing alla fine dello scorso anno, lasciando il suo pilota nelle mani di Chip Bolin. Se Bolin è un buon o cattivo crew chief è ancora presto dirlo: da un lato ha aiutato Kenseth ad entrare nei playoff nonostante i numerosi incidenti in cui il pilota è stato coinvolto (mai colpa sua, se non a Phoenix), ma dall’altro non ha ottenuto nessuna vittoria.

L’unione Kenseth-Bolin sarà uno degli interrogativi della stagione 2009, quella da cui ripartire per tornare alla caccia del secondo titolo Cup.

GARA – CIRCUITO – POS FINALE – GIRI IN TESTA
1 – Daytona – 36 – 1
2 – Fontana – 5 – 4
3 – Las Vegas – 20 – 70
4 – Atlanta – 8 – 0
5 – Bristol – 10 – 0
6 – Martinsville – 30 – 0
7 – Fort Worth – 9 – 68
8 – Phoenix – 38 – 0
9 – Talladega – 41 – 0
10 – Richmond – 38 – 0
11 – Darlington – 6 – 3
12 – Charlotte – 7 – 1
13 – Dover – 4 – 1
14 – Pocono – 7 – 2
15 – Michigan – 3 – 41
16 – Sonoma – 8 – 0
17 – Loudon – 18 – 0
18 – Daytona – 3 – 0
19 – Chicago – 7 – 7
20 – Indianapolis – 38 – 0
21 – Pocono – 11 – 3
22 – Watkins Glen – 12 – 0
23 – Michigan – 5 – 0
24 – Bristol – 9 – 0
25 – Fontana – 5 – 1
26 – Richmond – 39 – 2
27 – Loudon – 40 – 0
28 – Dover – 2 – 136
29 – Kansas – 5 – 49
30 – Talladega – 26 – 5
31 – Charlotte – 41 – 1
32 – Martinsville – 8 – 8
33 – Atlanta – 4 – 128
34 – Fort Worth – 9 – 0
35 – Phoenix – 15 – 0
36 – Homestead – 25 – 73

Andrea Giachè



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