Toro Rosso, Flavio Briatore, IndyCar Series, Champ Car, 24 Ore di Le Mans, Superleague Formula. Su tutto questo e di molto altro Sebastien Bourdais si confessa ai microfoni di 422race.com. Togliendosi non pochi sassolini dalle scarpe e raccontando tutta la verità sui suoi anni in Formula 1.
MONZA (dal nostro inviato) – In America lo chiamavano “il Professore”. Colpa dei suoi immancabili occhiali (che non si toglie nemmeno durante le gare) e dell’aria da bravo ragazzo, piuttosto che di quel record di quattro titoli che condivideva con un suo illustre connazionale, anch’egli apostrofato, qualche anno prima di lui, con lo stesso appellativo, ma in Formula 1: Alain Prost. Chi lo conosce, invece, sa che Sebastien Bourdais è uno dei piloti più chiacchieroni, onesti, disponibili. Umili, finanche. “Non mi sento abbastanza importante da poter scartare a priori nessuna opzione,” ripete più volte, quando gli parliamo del suo futuro.
Sul passato, invece, ha le idee molto più chiare. E qualche sassolino da togliersi volentieri dalle scarpe. La Formula 1 lo ha sedotto e abbandonato, la Toro Rosso trattato con poco rispetto, Flavio Briatore ostacolato per tutta la sua carriera. Di questo e di molto altro, Bourdais ha parlato nella lunga intervista esclusiva concessa a 422race.com nel corso del weekend di Monza della Superleague Formula, la categoria che lo vede protagonista in questo finale di stagione. A proposito, la gara brianzola Sebastien l’ha vinta. Tanto per cambiare.
Sebastien, iniziamo dalla fine. Superleague Formula. Quali sono le tue impressioni dopo due weekend di gara in questo campionato?
“L’idea di combinare le squadre di calcio con le corse è molto bella. Molti studi dimostrano che la base di tifosi è molto simile. E’ un modo interessante di offrire opzioni a piloti professionisti nelle ruote scoperte, perchè l’obiettivo è quello di avere solo piloti professionisti pagati da team che guadagnano soldi in un campionato che guadagna soldi. Penso che il potenziale ci sia, anche se la strada da percorrere è ancora lunga e tortuosa, specialmente in questo periodo con il clima finanziario attuale. Ma la serie mi sembra bella, ha degli ottimi piloti e un bello spettacolo.”
E dal punto di vista del pilota, sei soddisfatto della vettura?
“Be’, può sempre andare meglio, ovviamente. Ma la vettura, per quanto mi riguarda, è piuttosto divertente da guidare e le varie monoposto sono equilibrate. Non si possono apportare troppe modifiche, quindi le differenze di preparazione non sono drastiche. Quindi un buon pilota con un team decente – e nel paddock lo sono tutti – può fare bene. Che è ciò che tutti vogliono, ovviamente: non si corre per arrivare ultimi.”
Che cosa può andare meglio, in particolare?
“La vettura sulla carta dovrebbe andare più veloce di così. E’ molto simile a una Champ Car, ma non in termini di tempo sul giro. Abbiamo qualche idea del motivo, ma non una vera spiegazione. E’ più pesante di soli 10 kg; ha 750 CV, gli stessi che avevamo in Champ Car; ha la stessa base di telaio; il carico aerodinamico dovrebbe essere addirittura superiore. L’unica differenza sono le gomme, che non sono state sviluppate per questa vettura in particolare. Le gomme hanno una grande influenza – sono l’unico elemento che ti collega all’asfalto – però non credo che possa giustificare una tale differenza.”
Un’altra domanda prima di aprire il capitolo Formula 1. Le Mans. Quali sono le tue sensazioni a freddo in merito all’edizione di quest’anno?
“La sensazione è che siamo arrivati molto vicini a vincere, non l’abbiamo fatto, quindi ci riproveremo. La cosa più importante è che la Peugeot abbia vinto la gara, abbiamo ottenuto una doppietta. Alle 9:00 del mattino, quando eravamo in testa con un giro di vantaggio, abbiamo avuto un guasto meccanico che ci è costato 10 minuti. Abbiamo rimontato, ci siamo portati a 45 secondi dalla vetta della classifica ma, visti i problemi delle Audi, il team ha deciso di congelare le posizioni, che era la cosa più intelligente da fare. Quando sei al volante della vettura che finisce seconda, è frustrante, Ma dobbiamo accettarlo: era la cosa più sensata per la Peugeot e per tutti noi. Il mio obiettivo resta quello di vincere a Le Mans. Ci riproverò.”
Parliamo di Formula 1. Come è finita la questione con la Toro Rosso?
“Hanno rotto il contratto, hanno pagato, ci siamo separati. Tutto qui. Semplicemente, avrei voluto non esserne informato dalla stampa.”
Cosa ne pensi, dopo qualche mese? Immagino tu sia deluso.
“Sì. Ovviamente. Le cose sarebbero potute andare molto bene. E’ iniziato tutto molto bene, con la TR2 l’anno scorso, e a quel tempo mi ricordo che la gente diceva: ‘Be’, Bourdais dev’essere molto forte, perchè sappiamo che Vettel è molto forte’, e così via. Poi è arrivata la TR3, che non riuscivo a guidare, mentre Vettel volava. Siccome era una vettura veloce, niente da dire al riguardo, lui mi ha surclassato e non ho potuto fare nulla al riguardo. Così tutti hanno iniziato a dire: ‘Bourdais fa schifo’ e si sono dimenticati dell’inizio di stagione.”
Ma qual era il problema con quella vettura?
“E’ stata una combinazione di fattori tra la scelta delle sospensioni posteriori e l’aerodinamica. Era una vettura piuttosto sottosterzante nelle curve veloci e molto sovrasterzante in quelle lente. Semplicemente, non riuscivo a guidarla. Io ho sempre avuto bisogno di un retrotreno stabile in ingresso alle curve lente e di media velocità e una vettura bilanciata in quelle veloci. Ogni volta in cui provavamo a stabilizzare il posteriore nelle curve lente, aumentavamo il sottosterzo in quelle veloci e viceversa. Era molto frustrante perchè, alla fine, nessuno poteva fare nulla al riguardo, perchè non stavamo sviluppando la vettura. Ovviamente il pilota in F1 è sempre responsabile del risultato. Tutti si lamentavano del mio passo, ma non facevano nulla per migliorare.”
E nel 2009?
“Penso che il team abbia visto che la TR3 aveva un gran potenziale, era molto competitiva, per cui hanno seguito quella linea di idee e quella tendenza. Non era per favorire Vettel a mio discapito: sapevano che in quel modo avrebbero potuto ottenere i risultati migliori. Hanno portato avanti lo sviluppo con la TR4 – cioè la RB5 – e questa è stata la vettura che ho avuto più difficoltà a guidare.”
Perchè, alla fine, hanno deciso di appiedarti?
“Perchè a metà stagione avevano già in programma di non rinnovarmi il contratto e alla fine pensavano che fosse uno spreco di tempo continuare, visto che i risultati non erano all’altezza delle loro aspettative. Chiaramente la vettura non era nemmeno vicina all’obiettivo di ottenere tanti punti. Perciò cosa si può fare? Chiaramente si è molto tentati di mettere in macchina il pilota che si pensa di ingaggiare per l’anno successivo, perchè ci sono pochissimi test a disposizione. Comprendo perfettamente il motivo. Ciò che non comprendo e non condivido è il modo in cui l’hanno fatto. Informare il pilota, parlarne e trovare un accordo è una cosa, ma farlo sapere alla stampa in modo che quando si atterra a Francoforte si riceve una serie di messaggi che dicono: ‘Sembra che sulla stampa e su Internet siano apparse molte voci che sostengono che questa sarà la tua ultima gara’ non è una bella cosa da fare.”
Non sei il primo pilota trattato così dalla Toro Rosso.
“Purtroppo no. Ci piace pensare che la gente impari dai suoi errori, ma sembra che non sia così.”
La Formula 1 è un ambiente difficile.
“C’è molta pressione, perchè c’è molto denaro, e più c’è pressione più c’e denaro, e più c’e denaro più c’è pressione. E’ la natura della bestia. Ma questo non significa che le cose debbano andare in un certo modo piuttosto che in un altro. Ci sono comunque cose nella vita che è permesso fare e cose che non dovrebbe essere permesso fare. Tutto è dettato dal comportamento della gente. Alcuni teams si comportano in modo giusto, altri no.”
In più, come hai detto, la gente ti giudica solo in base alle ultime gare.
“L’ultima impressione è quella che conta. E questo è un po’ triste. La gente troppo spesso si dimentica che i piloti di Formula 1 sono sicuramente tre i 30 migliori piloti del mondo. Non si finisce in Formula 1 solo per fortuna. Forse ci sono un paio di eccezioni, piloti paganti o cose di questo tipo. Ma quando si vincono campionati a destra e a sinistra e si ha un buon pedigree, questo non è solo frutto della fortuna. Senza talento non si raggiunge questo livello. Penso che questa sia la cosa peggiore della Formula 1. A nessuno importa il perchè. Si guarda solo il risultato, perchè è l’unica cosa che si può misurare.”
Se dovessi tornare indietro di due anni e avessi di nuovo il contratto di fronte a te…
“Lo firmerei di nuovo. Sicuramente. Altrimenti avrei sempre avuto il dubbio: avrei dovuto provare o no? Certo che dovevo provare. Aspettavo quell’opportunità da molto tempo.”
Ci eri arrivato già vicino qualche anno fa, con la Benetton.
“In realtà no. Non ebbi nessun contatto per correre in Formula 1. Ci fu una storia con Flavio (Briatore, ndr) quando la federazione francese decise di aiutare un giovane pilota francese emergente ad arrivare in Formula 1, ma lui mi propose solo un contratto di management senza garanzie. Perciò purtroppo dovetti rifiutare, perchè non avrebbe mai funzionato. Era pazzesco. In pratica, la federazione francese e la Renault F1 si accordarono per promuovere un pilota francese, ma poi si scontrarono al momento di decidere i termini dell’accordo. Perciò la Renault F1 con Flavio andò per la sua strada, mentre la federazione francese cercò di trovare il denaro, riuscendoci in gran parte. Flavio cercava di ripetere quello che aveva fatto l’anno precedente con Webber, quando David Sears (team principal della Supernova, ndr) non aveva bisogno di denaro, perchè aveva i soldi della Vodafone. Ma quell’anno il denaro gli serviva, perchè non aveva sponsor. E Flavio cercò disperatamente di raggiungere un accordo con lui, mentre io sapevo che non ci sarebbe riuscito, perchè David mi aveva detto: ‘Non posso farlo, non c’è alcuna possibilità’. Alla fine, la federazione francese riuscì a trovare molto denaro, con l’aiuto del governo francese, della Playstation e della Renault – non la Renault F1, ma la casa madre, il che infastidì ulteriormente Flavio – e quindi ce la facemmo. Loro misero la differenza e io firmai il management con lui, perchè faceva parte dell’accordo. Flavio si arrabbiò molto e da quel punto in poi divenne un grosso problema per la mia carriera.”
E cosa pensi delle ultime vicende che gli sono capitate?
“Non mi interessano. Di cosa dovrei interessarmi? Se abbia commesso o meno i reati che gli vengono imputati è affar suo. Non ho mai interferito con i suoi affari. Non mi riguarda. Cosa ne penso? E’ stato radiato dalla Formula 1 per aver barato. E’ una pena troppo severa o troppo lieve? Non lo so. Non è più in Formula 1, mi ha distrutto a sufficienza. Non si tratta di una rivincita o di un fatto personale, ma è stato un problema per me per troppi anni. Cercavo di lasciarlo in pace nella speranza che lui lasciasse in pace me, ma non è stato proprio così…”
Si è parlato tanto di te anche come possibile sostituto di Felipe Massa. Come è andata?
“La lista era di 30 piloti! Se li nominiamo tutti, ovviamente ci sono dentro pure io. Ero una scelta sensata, perchè avevo l’esperienza, ero appena uscito dalla Formula 1, conoscevo alcune persone in Ferrari, conoscevo il motore. Avrei potuto far bene, ma penso che, come è stato spiegato, fosse molto difficile per la Ferrari giustificare l’ingaggio di un pilota appena licenziato dalla Toro Rosso. Semplicemente questo. Nicolas era in trattativa con Stefano (Domenicali, ndr), ho mandato alcune email, ma alla fine hanno deciso di prendere un’altra direzione. Lo rispetto. Poi tutti sono rimasti scioccati dal risultato. Penso che anche Giancarlo (Fisichella, ndr) sia stato una buona scelta, ma ha anche dimostrato che la Ferrari è una vettura difficile da guidare di questi tempi, perchè ovviamente lui non è diventato lento, poi forte e poi di nuovo lento. E’ un altro di quei piloti che hanno bisogno di una vettura di un certo tipo e che sta faticando a ottenere tutto ciò di cui ha bisogno per far bene. Questo è il principale danno di questi tempi. La gente non approfondisce abbastanza. Spesso e troppo rapidamente si dimenticano che c’è sempre un’interazione tra la vettura e il pilota. Se la vettura non è adatta al pilota, non c’è niente da fare, indipendentemente da quanto sia bravo il pilota.”
Pensi di avere delle possibilità di rientrare in Formula 1?
“Vedremo. Nicolas (Todt, ndr) ci sta provando. E’ ancora il mio manager per la Formula 1 e se ci sarà un’opportunità per cui sarò richiesto e con le condizioni per poter far bene, allora sì, vorrei riprovarci. L’inizio della mia prima stagione ha dimostrato che se mi trovo bene in macchina e la situazione è giusta per me allora posso portare a termine il lavoro. Non c’è dubbio su questo. Semplicemente, non posso guidare ogni vettura. Ho bisogno di una vettura fatta in un certo modo: molti piloti sono così, mentre molti altri guidano semplicemente tutto ciò che viene loro dato. Le caratteristiche di ciascuno sono diverse.”
E se non ci riuscissi, dove vedi il tuo futuro?
“E’ molto aperto per ora. Il programma con la Peugeot è molto leggero, sono solo tre o quattro gare e il principale obiettivo è Le Mans. Se troverò un altro programma che non sarà in conflitto, potrei portarli avanti entrambi, come nel 2007 quando vinsi il campionato con la Newman-Haas e corsi a Le Mans con loro. Per me questa sarebbe la cosa migliore, perchè quattro gare all’anno non sono sufficienti. Ma se dovrò accontentarmi di questo, andrà bene lo stesso, sarebbe comunque una situazione migliore di quella di tanti altri piloti. Vedremo quali saranno le opportunità. Oggi come oggi non ce ne sono così tante. Ma se ci sarà una buona opportunità in IndyCar, sarei felice di tornare. Se ce ne sarà una in F1, sarei più che felice di riprovarci. Se sarà solo la Peugeot, andrà bene lo stesso. Se la Superleague crescerà, mi permetterà di divertirmi e di guadagnarmi da vivere e di correre anche con la Peugeot, potrebbe essere un’altra possibilità. La situazione è molto aperta. Al momento, non sono nella posizione di scegliere cosa voglio fare. Il mio obiettivo è cercare di divertirmi al volante e farne il mio mestiere, il che è più di quanto potessi aspettarmi 10 anni fa.”
Sarebbe bello rivederti in America.
“Sì. Alla Newman-Haas avevo trovato un posto in cui mi ascoltavano, seguivano le mie indicazioni. E’ un campionato molto competitivo, specialmente oggi con la Ganassi e la Penske, il problema è il denaro, forse ancor più che in Europa, per via delle loro difficoltà economiche. All’epoca avevamo la sponsorizzazione della McDonalds, grazie anche a Paul (Newman, ndr), che purtroppo non è più con noi. Se la Newman-Haas riuscisse a rinnovare il contratto, cosa che speriamo tutti, sarebbe già un grosso risultato. Altrimenti, non so cosa potrebbero fare.”
Cosa preferiresti tra F1 e IndyCar?
“La preferenza è quella che mi si presenterà. Oggi come oggi avere un’opportunità è già un successo. Non mi sono mai ritenuto sufficientemente importante da poter scartare un’opportunità a priori.”
Fabrizio Corgnati





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Come testimone oculare dell’intervista,non posso che chinare il cappello di fronte ad un pilota del genre.
Sia per quello che ha fatto nella sua carriera, sia per quello che dice.
Bellissima intervista, davvero.
Da parte mia, anche con tante parole scambiate con Fabrizio al telefono, ribadisco che Bourdais e la CART assieme a Tracy siano un pò il trittico che rappresentano la Differenza. E’ una perdita non avere più Bourdais in una massima serie ed è una perdita ancora maggiore non avere più la CART. La SL Formula sarà divertente, simile ad una CART ma, non è la CART, non è un massimo campionato.
Mi manca la CART Paolo, mi manca infinitamente. E non ci sarà alcuna USAC/Indycar o F1 che potrà sostituirla, mai.
Leggere Bourdais mi fa tornare in mente 29 anni di corse, un mondo che non è più…
La CART sarà sempre la CART!