di Marina Beccuti
Le ultime esternazioni di Ecclestone e la sua “simpatia” per Hitler (poi ritrattata) sono una delle ultime cadute di stile di chi governa lo sport dell’automobilismo ai massimi livelli. Si dice che lo sport debba essere veicolo di messaggi positivi, ma così non è, almeno non in F1. Era molto meglio quando anni fa impazzava il gossip del cosiddetto binomio donne e motori, oggi la situazione è assai più triste.
L’anno scorso abbiamo dovuto assistere al teatrino di Mosley nella sua esibizione in un video sadomaso, uno scandalo che avrebbe fatto traballare chiunque, ma non lui, il presidente della FIA sempre ben saldo al potere. Mosley ha voluto fare di più, cercare di mettere in difficoltà la FOTA applicando dei regolamenti assurdi per il 2010. Al momento hanno vinto i team, ma il presidente è vivo ed intende ancora danzare sulle quattro ruote, in quanto non è ancora convinto di lasciare.
Il vaso non è ancora colmo in quanto si affaccia un altro scandalo, quello che la FIA avrebbe fatto pressione perché i nuovi team, quelli che si erano messi in lista per correre nel 2010, scegliessero “obbligatoriamente” il motore Cosworth. C’è anche il serio dubbio che chi non l’abbia scelto sia rimasto fuori, come la Prodrive e la Lola: tra l’altro, la scuderia di David Richards è alla sua seconda bocciatura (c’entra forse l’amicizia con Ron Dennis?).
Ma non è tutto, perché il delirio di onnipotenza pare aver contagiato anche Jenson Button, che si è ritenuto il pilota più forte di tutti tempi. Verrebbe da domandarsi se è solo Raikkonen che beve vodka o qualcun altro ci va giù secco. Oltretutto il pilota finlandese sparate simili non ne ha mai fatte, segno che regge meglio di altri il sorsetto.
Insomma i vari Senna, Prost, Schumacher, Alonso, Lauda erano solo comparse in attesa di Button? In F1 si sta cercando disperatamente l’antidoto per debellare questo virus della scemenza che sta imperversando a tutti i livelli. Forse sarebbe il caso di pensare solo a correre.
Marina Beccuti