La nostra Marina Beccuti risponde alle dichiarazioni shock di Bernie Ecclestone sulla morte di Ayrton Senna con una lettera aperta indirizzata a Mr. B
di Marina Beccuti
Dear Bernie Ecclestone,
chi le scrive è una vecchia romantica della F1, che nel lontano 1° maggio 1994 pianse lacrime di dolore quando vide Ayrton muovere per l’ultima volta il casco. Aspettavo con ansia che si slacciasse la cintura di sicurezza e scendesse dalla sua Williams, invece non successe. Se ne andò il campione della mia vita, colui che mi rallegrava la vita nei momenti difficili.
Sono passati quindici anni e ancora adesso a parlarne mi vengono gli occhi lucidi. Sì, perché l’ho amato dal primo giorno in cui l’ho visto correre, lottare con la Toleman in quel piovoso Gran Premio di Montecarlo che avrebbe vinto se la corsa non fosse stata fermata prima. “Magic” non faceva calcoli, stravinceva oppure combinava errori banali, ma è sempre stato onesto e non ha mai barato. Per questo, forse, piaceva a chi non amava il potere dei grandi nomi: perché lui il potere l’ha sfidato, poi il fato ha fatto il resto.
A Imola non fu una semplice fatalità. Il Tamburello, su cui si stamparono in molti, da Berger a Piquet, andava modificato: fu fatto in seguito, ma Ayrton non c’era più. In F1 c’è chi ragiona solo con i soldi, lei e Mosley, ma la gente ama ancora gli eroi che sfidano la velocità ed il coraggio.
Tutto il mondo si è adirato alle sue dichiarazioni. Non è la prima volta che succede, ma lei non è una persona qualunque che può esprimere i suoi pensieri più cinici in tutta libertà. Lei rappresenta la F1, quando parla non lo fa solo a livello personale, ma di tutto l’ambiente che rappresenta. Non so se avrebbe avuto coraggio di dire certe cose davanti ai familiari di Ayrton, che non hanno pianto un campione, ma un uomo, che era figlio, fratello, zio o solo amico.
La sorella Viviane potrebbe ricordarle che la Fondazione Senna ha dato dignità a 11 milioni di bambini brasiliani in difficoltà (e Mazzoni della Rai l’ha ricordato durante la cronaca del Gran Premio del Brasile), ma per lei la vita di un bambino senza futuro non vale nulla perché non porta profitto. Di piccoli uomini ne è pieno il mondo, ma vengono presto dimenticati, di grandi ce ne sono pochi per questo restano immortali e Ayrton è uno di questi.
La F1 non ha bisogno delle tragedie per avere pubblicità ma di essere semplicemente più credibile, a partire da chi la gestisce, che non la consideri un giocattolo da manipolare a piacere.
Marina Beccuti





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Oggi ho voglia di essere cattivo: pensate quanta pubblicità avrà la F1 quando toccherà a Bernie… Chissà se lo ha pensato anche Mr E?
Marina, rispetto le sue opinioni, ma credo che non siano sovrapponibili alle dichiarazioni di BE che certamente avrà affermato ciò che sembra sia impresso nella memoria di un registratore. Occorre secondo me una precisazione.
Le frasi di chiunque però vanno contestualizzate e , sapendo perfettamente che BE non è l’ultimo stupido al mondo, ritengo che ci sarebbe voluto un piccolo sforzo da parte di tutti per approfondire l’argomento, tralasciando almeno per questa volta il sensazionalismo rivolto allo scandalo.
La morte di Senna, gli incidenti di Ratzemberger e Wendlinger hanno impresso una benefica velocità al cambiamento dei regolamenti tecnici della F1. Oggi le F1 sono molto più sicure in virtù delle riflessioni scaturite dagli orribili infortuni a cui ho accennato. La scomparsa di un eroe planetario come fu Senna e lo choc che ne è derivato, agli occhi del pubblico e degli appassionati ha conferito alla F1 tutta un alone mistico, quasi soprannaturale, mi perdoni il termine, divenendo conseguentemente e paradossalmente moltiplicatore d’interesse.
BE ha usato una frase molto infelice, ma una chiave di lettura un po’ più attenta andava a mio avviso ricercata.
Se così non fosse per la proprietà transitiva, chiunque dopo aver letto l’intervista al Supremo della F1, potrebbe sentirsi autorizzato ad affermare che BE fu molto contento della morte di Senna e che Ecclestone stesso certamente spera che di piloti scomparsi ce ne siano ancora!
Non credo che ciò corrisponda alla realtà.
Prima di aprire la bocca, occorre assicurarsi di aver collegato il cervello. Anche se ti chiami Bernie Ecclestone. Io posso anche contestualizzare ogni singola sillaba di questo individuo, ma certe dichiarazioni non stanno né in cielo né in terra. Del resto, non mi pare che stampa planetaria abbia elogiato questa esternazione.
Non sono per niente d’accordo sulla ‘benefica velocità al cambiamento dei regolamenti tecnici della F1′: trovo anzi che la sicurezza sia rimasta in secondo piano sino a quel nefasto week-end d’inizio maggio (e purtroppo anche quelli successivi) e solo la scia di morte e sangue abbia costretto Bernie ed il suo braccio destro Mosely a muoversi per migliorare la situazione.