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FEBBRE A 300 – Mosley, il canto del cigno

Pubblicato 20/06/09 09:54 da Marina Beccuti 1 commento

Avrebbe dovuto dimettersi dopo lo scandalo sexy-nazista dell’anno passato, ma ora è l’unica soluzione per evitare il disastro

di Marina Beccuti

Doveva andarsene l’anno scorso. Chiunque nella sua posizione si sarebbe dimesso subito dopo l’uscita del video sadomaso che lo aveva visto protagonista. Il potere di Max Mosley, presidente della FIA, suscita molte perplessità, perché tale personaggio ha fatto più danni che altro negli ultimi anni, fino a creare questa querelle senza fine che ha reso la F1 un baraccone, piuttosto che una grande manifestazione sportiva. L’esito ottenuto è che questo Mondiale, praticamente chiuso dalla Brawn GP, non interessa più a nessuno, con notevole calo delle presenze negli autodromi, soprattutto in quei paesi, come si è visto in Turchia, che non hanno macchine o piloti locali per cui tifare.

La soluzione per chiudere la questione e non realizzare scissioni potenzialmente pericolose per tutti c’è: che Max Mosley prenda atto di aver rovinato lo splendido giocattolo dalle uova d’oro e si faccia da parte, come avrebbe dovuto fare l’anno scorso (avremmo evitato tutto questo teatrino poco edificante). Il guaio è che la posizione di Mosley sembra invulnerabile, un intoccabile perché a qualcuno interessa questo gioco delle parti, anche se si stenta a capire chi possa ancora sostenere la presidenza Mosley, visti i danni che ha creato e i favoritismi che ha prodotto negli anni passati fino a quelli futuri (se è vero che il massimo capo della FIA sembra avere un qualche interesse nel creare una Formula Cosworth al posto di una F1).

Lui vuole la vittoria finale, la sua è quasi una vendetta: mi avete rovinato l’immagine ed io distruggo quel bel giocattolo che ha arricchito tutti, ma qualcuno più degli altri. In realtà qui non sta vincendo nessuno, ci perde solo lo sport, ancorato ad un centralismo da peggior governo dittatoriale. Fino a pochi mesi fa le trattative singole avevano creato invidia e sospetti, ma tutto filava liscio, nel momento in cui qualcuno s’è confrontato e ha capito che si poteva guadagnare di più, è arrivata la rivolta.

Ma che formula sarà quella della FIA se è vero che altre squadre hanno ritirato la richiesta di iscrizione e chi è stato accettato già pensa di andare nel campionato alternativo? Anche Williams e Force India non intendono seguire la Federazione, nonostante si siano iscritti senza riserva. Mosley ha perso, ma ha trascinato con sé, nel baratro, quasi sessant’anni di storia indimenticabile di questo sport, tra tragedie e grandi imprese. Mosley ha distrutto se stesso e la F1, è giusto a questo punto ripartire con una nuova governance e serie, con il ritorno di vecchi circuiti dimenticati, ma sempre affascinanti come Imola per esempio, con delle regole più accattivanti per lo spettacolo, soprattutto meno limiti per tutti, dove a vincere non sia il più furbo, ma solo il migliore.

Marina Beccuti





Commenti (1)

JJAgiugno 20th, 2009 at 10:16

C’è poco da dire, Mosley è più attaccato alla poltrona di qualche nostro politico e il suo potere dittatoriale lo rende assai pericoloso. In questa bagarre non bisogna però dimenticare l’altro uomo chiave, Ecclestone. Anche lui entrato da tempo nella zona 3a età e anche lui ha appoggiato (e continua a farlo) l’operato di Mosley. Vabbè che hanno già un piede nella fossa, ma perché tirarsi nella tomba anche la F1?

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