di Marina Beccuti
Ari Vatanen non ha gradito che Mosley abbia indicato in Todt il suo successore, una scelta sicuramente scomoda per molti. Todt ha sfruttato l’amicizia con l’attuale presidente FIA negli anni passati e la Ferrari si è sicuramente giovata di questo rapporto speciale tra il suo massimo manager e Mosley. Poi dev’essere successo qualcosa, perché il francese ha lasciato Maranello in modo burrascoso. Ora si dice sia addirittura inviso a Montezemolo come futuro presidente.
Per capacità e successi Todt sarebbe effettivamente l’uomo ideale alla guida della FIA, lui ha accettato e vuole continuare e migliorare l’opera di Mosley. Si ha l’impressione, però, che con lui difficilmente vedremo delle novità di rilievo, che è quello che manca a questa F1, caduta in basso negli ultimi tempi per le manie di protagonismo di Mosley, in tandem con Ecclestone. C’è da sottolineare che Vatanen sarebbe un volto nuovo che rappresenterebbe soprattutto i rally, ma c’è anche un personaggio che potrebbe avere le caratteristiche per assumere il ruolo importante di dirigere la Federazione, anche se arriva dal mondo della moto, a cui la F1 dovrebbe attingere qualche idea per essere più divertente.
Una persona intelligente, un uomo con grande stile e molta concretezza, uno come Giacomo Agostini, per esempio, che rappresenterebbe un paese, l’Italia, che ha sempre dato molto al mondo dei motori. Al di là della Ferrari ci sono state realtà e piloti importanti, magari non sempre in prima fila, ma appassionati e strategici, come la Minardi per esempio, oppure la Dallara, pronta a tornare in F1 il prossimo anno con la Campos. Agostini sta nel mezzo tra l’età del presidente uscente e quella del suo candidato, essendo del ’42, lo stesso potrebbe rinunciare qualora venisse preso in considerazione, perché non ha mai amato troppo i riflettori.
Proprio per il suo agire in punta di piedi lavorerebbe solo per il bene dello sport e non per il suo. Vale la sua esperienza nel mondo delle quattro ruote, prima in F2 e poi anche in F1 con la Williams FW06. Dall’Italia però potrebbe spuntare Marco Piccinini, che ai tempi della Ferrari era soprannominato Monsignore, per il suo modo di risolvere ogni situazione con spirito ecumenico. Proprio le caratteristiche utili a diventare presidente FIA, compromesso e diplomazia.
Mosley ha dato un’indicazione, ma non deve decidere lui da solo come ha sempre fatto finora, bensì occorre una votazione democratica tra i membri della FIA, sperando che non tutti siano asserviti all’attuale presidente. Con tutto il dovuto rispetto per Todt.
Marina Beccuti





|
|
|





