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GENERAZIONE ‘00 – L’era rossa di Re Schumi

Pubblicato 13/11/09 21:28 da Antony Rodella

Cinque titoli costruttori e cinque piloti in altrettanti anni. E’ la leggendaria storia dell’era rossa di Michael Schumacher e della Ferrari che tra gare noiose e momenti indimenticabili, hanno saputo incidere del libro d’oro della Formula 1 un’infinità di record. Sono i primi anni della decade duemila, raccontata attraverso le gesta di Re Schumi.

di Antony Rodella

La leggendaria e forse inimitabile storia dell’era Ferrari di Michael Schumacher in realtà ha inizio prima degli anni Duemila, precisamente nell’anno 1996. Il tedesco arrivava a Maranello da bicampione del mondo, essendosi aggiudicato l’iride piloti nel ‘94 e nel ‘95 assieme alla Benetton di Flavio Briatore, mentre la Formula 1 aveva invece ancora nella mente e nel cuore la scomparsa di Ayrton Senna e sentiva quindi il bisogno di un nuovo mito, un nuovo testimonial di questo sport.

03MonaA17-422raceQuel posto preso dal tedesco di Kerpen, di fatto, non era altro che una conseguenza di quel tragico weekend di Imola, visto che su quella rossa doveva esserci il brasiliano, probabilmente già dall’anno prima. C’è chi dice che sarebbe stata una coppia Senna-Schumacher, ma questo ora poco importa: questa è la storia di Re Schumi e altri centinaia di uomini, che hanno saputo dipingere di rosso il circus mondiale.

Fino al duemila, per Schumacher alla corte di Maranello sono stati anni difficili: le occasioni mancate di Jerez ‘97 e di Suzuka ‘98 sono state per anni i peggiori incubi dei tifosi ferraristi. Che hanno temuto il peggio in quel pomeriggio di Silverstone 1999, quando quella rossa, ormai avviata ad una stagione da dominatrice, finiva dritta contro le gomme. Michael ne uscì con le gambe rotte, uno stop lungo mesi e l’ennesimo sogno mondiale buttato via, proprio quando sembrava così facile.

E’ con l’inizio della nuova decade, che comincia effettivamente l’era rossa di Schumacher, quando a Suzuka niente, nemmeno la sfortuna stessa, riesce a fermare il tedesco, che spezza ventuno anni di digiuno Ferrari e detta il via di quella che sarà una dolce, a tratti noiosa, ma sicuramente indimenticabile cavalcata del Cavallino.

schumi-422raceI numeri parlano chiaro: la coppia Schumacher-Barrichello colleziona vittorie, doppiette e podi, lasciando solamente le briciole ai suoi avversari. Già dal 2001 la concorrenza comincia ad essere strapazzata con i titoli piloti e costruttori che arrivano entrambi d’estate, in Ungheria. Un successo così prematuro che permette alla Ferrari di concentrarsi con grande anticipo sulla monoposto dell’anno successivo che, come tutti ben sappiamo, sarò la mitica F2002: discreta in qualifica, ma un siluro imprendibile in gara, e per questo meglio conosciuta come “l’astronave rossa”.

L’unica pecca della F2002 era proprio il giro singolo, dove le Williams motorizzate BMW riuscivano quasi sempre ad avere la meglio grazie a dei propulsori eccezionali e ad un Juan Pablo Montoya che colleziona ben nove pole position stagionali. Però, come detto poc’anzi, in gara è tutta un’altra musica: le Ferrari, se non erano in prima fila, si trovavano entrambe in testa dopo la prima sosta ai box. Altrimenti, se erano Schumi e Barrichello a scattare dal palo, iniziavano subito due gare: quella delle Ferrari che scappavano via e quella degli avversari, ovvero Williams e McLaren, che tentavano di aggiudicarsi quell’unico posticino sul podio rimasto libero.

FR_04_Sun_D05-422raceQuesti Gran Premi portano però pubblico e soprattutto media a definire la Formula 1 “noiosa”: gare già decise alla prima curva, mondiali che nel caso del 2002 finiscono a metà stagione al GP di Francia. Insomma, il circus si ritrova con una scuderia dominatrice. Era ovvio che la FIA in quel momento non potesse far altro che cercare se non di penalizzare, almeno indebolire questo stradominio rosso. Ci provarono con una rivoluzione totale nel 2003, ma vinsero ancora loro.

Si trattò di una stagione unica, forse la migliore in assoluto di questo decennio: ben otto piloti vinsero almeno una gara (stiamo parlando di Michael e Ralf Schumacher, Barrichello, Montoya, Coulthard, Raikkonen, Alonso e Fisichella). Partì malissimo la stagione per il Cavallino, fino al triste successo di Schumacher ad Imola, nel giorno in cui morì sua madre Elizabeth: la Ferrari non ottenne vittorie, con una F2002B non all’altezza degli avversari.

Con l’arrivo della F2003-GA, dal GP di Spagna, tornarono invece a dominare le vetture di Maranello, ma il dominio si fermò ben presto: giusto con l’arrivo dell’estate, le prestazioni dei pneumatici Bridgestone cominciarono a calare e le avversarie marchiate Michelin ebbero la meglio. Furono mesi caldissimi, in cui Ralf Schumacher e Juan Pablo Montoya si rubarono vittorie a vincenda, in puro stile Williams, mentre il giovanissimo Kimi Raikkonen tra varie rotture di motore perdeva pian piano il suo mondiale del quale fu leader sino all’ultima parte di stagione.

La stagione estiva si concluse con la battaglia a tre tra Schumi, Montoya e appunto Raikkonen; sotto la pioggia di Indianapolis il colombiano salutò i sogni iridati che rimasero vivi, seppur minimi, per il finlandese nell’appuntamento finale di Suzuka, dove Michael Schumacher ottenne il suo sesto titolo iridato, diventando il pilota con più mondiali vinti di tutti i tempi.

A07-422raceIl 2004 fu invece, come il 2002, un anno da record: Schumacher centrò sulla pista di Spa il settimo titolo iridato, record che rimane tuttora imbattuto (e forse lo rimarrà per sempre). La Ferrari domina ogni corsa, gli avversari come McLaren e Williams vivono un annus horribilis, tanto che a classificarsi seconda nel costruttori è la BAR-Honda di Button e Sato, squalificata ad inizio anno per un serbatoio nascosto e poi sorprendentemente competitiva per tutto il resto della stagione.

Nessuno forse avrebbe potuto immaginare che il 2004 sarebbe stato l’ultimo anno iridato di Re Schumi, anche se il tedesco corse ancora per due anni prima di ritirarsi e tentò il disperato assalto all’ottavo titolo nel 2006, dopo un 2005 disastroso dove il Cavallino vinse solamente ad Indianapolis, in una corsa di cui parleremo nei capitoli successivi, poichè riguarda un’altra era un po’ più bleu.

Cinque anni, cinque titoli piloti e altrettanti costruttori, innumerevoli vittorie, doppiette, podii, pole position e giri veloci. Tutti numeri da capogiro, per un era dei record, fermata solo dall’arrivo dei giovani terribili, le cui gesta faranno da cornice nel prossimo capitolo di questa “Giovane e rossa età dei record”.

Antony Rodella





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