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GP Brasile: I tre Caballeros

Pubblicato 20/10/09 12:30 da alessandroabramocarretti

Durante tutta la storia dell’automobilismo, esclusi USA e Canada, solo altri tre stati americani hanno ospitato gare dei tre massimi campionati automobilistici per monoposto: Argentina, Brasile e Messico.

di alessandroabramocarretti

America Latina è una denominazione curiosa e spesso contrastante nel credere comune. Nella maggior parte dei casi c’è chi associa questo termine alla sola America Meridionale chi a quella meridionale e caraibica, chi si spinge fino al Messico. Quest’ultimo caso è il più corretto, in quanto tutta l’America che parla spagnolo o portoghese è de-facto ‘latinizzata’. Durante tutta la storia dell’automobilismo, esclusi i due grandi poli, quali Stati Uniti e Canada, solo altri tre stati hanno ospitato gare valide e non-valide per i tre massimi campionati automobilistici per monoposto: Argentina, Brasile e Messico. Per essere un pizzico più precisi la Cuban Race che si svolse fra il 1905 ed il 1906 è stata la prima competizione svoltosi in America Latina. A parte questa lontano ed estemporaneo guizzo nell’isola di Castro, solo gli stati sopra elencati hanno vissuto in prima linea il mondo automobilistico per monoposto. D’altro canto il Brasile e l’Argentina hanno sfornato nel tempo i campioni americani più titolati, escluso l’ampio panorama yankee e canadese (Villeneuve e Tracy). Fangio, Fittipaldi, Senna, Piquet, Da Matta, Kanaan e De Ferran. Pochi ma buoni si direbbe. A loro si aggiunge anche un insolito e solitario rappresentante della Colombia: Juan Pablo Montoya che si è spinto così in avanti da vincere il Campionato CART del 1999. Ed il Messico? Nonostante la fitta rete di piloti, la terra dei Maya e degli Aztechi non ha mai conquistato nessun titolo ne in USAC/IRL, F1 o CART. Eppure i fratelli Rodriguez e Adrián Fernández hanno tenuto alto l’orgoglio messicano senza per altro riuscire nell’impresa del titolo. Ciò nonostante il Messico ha rappresentato per le monoposto una tappa storica a ruote scoperte di indubbia importanza.

L’Argentina fu il primo ‘caballeros’ a parlare la lingua delle monoposto. Le figure di Fangio e di Gonzalez spinsero molto presto la F1 moderna ad andare a correre anche nel paese ispanico, oltre che negli States dove si correvano gare da sempre. Il 1953 l’anno di approdo, e l’Argentina nonostante le alterne vicende, è rimasta nel calendario della massima formula addirittura fino al 1998. Ascari ne fu il primo vincitore, ma Fangio si impose in casa nelle quattro edizioni successive fino al ’57. Nel ’58 fu il turno di Moss. Nel 1959 il primo salto e nel ’60 Bruce McLaren chiuse i giuochi. Una lunga decade e nel 1971 si torna a correre a Buenos Aires. Gara non valida per il calendario e vinta da Chris Amon. Il ’71 è anche l’anno in cui il Campionato Americano, lo USAC fa tappa a Rafaela per la sua unica gara in terra sudamericana. Due manche vinte da Al Unser segnano l’inizio di stagione del Campionato Americano. Tra il 1972 ed il 1981 un solo ‘buco nero’ per la F1 che non disputa l’edizione del 1976. Si riparte addirittura nel 1995 dopo quattordici anni d’assenza nel massimo calendario per monoposto. Sarà un ritorno di breve durata; quattro anni di cui l’ultima edizione del 1998 va a Michael Schumacher. Oltre a Fangio che con un poker detiene il record di vittorie, solo Damon Hill ed Emerson Fittipaldi hanno due vittorie a testa sul circuito di Buenos Aires, l’unico dove dal 1953 ha corso la F1.

Nel 1962, precisamente un decennio più tardi dal debutto argentino, è il turno del Messico, di entrare di prepotenza nel Campionato di F1. La presenza sempre più fitta di piloti dalla siesta, ha stimolato una forte attrazione anche in questa terra, che non si disaffezionerà mai dall’amore per le monoposto. Nella prima edizione, ancora non valida per il campionato, saranno Trevor Taylor e Jim Clark a vincerne il trofeo. Dal 1963 al ’70 Città del Messico entra ufficialmente nel calendario di F1. Sono gli anni ’60 e su otto edizioni i british infilzano la metà delle vittorie, di cui due ancora a Clark che ancor oggi è il pilota pluri-vittorioso in terra messicana assieme a Sébastien Bourdais. Nel biennio 1980-1981 anche la CART fa tappa in Messico. Ancora la Capitale come sede di gara. Rick Mears si impone in entrambe le edizioni. La F1 dopo la vittoria di Jacky Ickx del 1970 torna nella terra del pappagallo Panchito nel 1986 e fino al 1992. Su sette edizioni due a testa vanno a Prost e Mansell. Senna ha visto la vittoria soltanto nel 1989. Ad una decade dall’utimo saluto della F1, la CART dopo 21 anni torna a Città del Messico. Kenny Bräck il primo vincitore, Tracy nel 2003 e sulle quattro edizioni a seguire Bourdais si è imposto su tutte tranne che nel 2005 dove vince Justin Wilson. L’edizione 2008 viene soppressa per la chiusura della CART con lo USAC/IRL che non si pone neppure l’idea di recuperare la gara. Il Messico mai arreso all’idea del suo GrandPrix, si è riproposto in lizza per tornare in F1 o magari in una resurrezione da Fenice della CART che dal 2001 al 2006 aveva addirittura raddoppiato l’appuntamento messicano anche al Parque Fundidora di Monterrey. Su sei gare mai un messicano sul gradino più alto del podio. Ne qui ne in F1. In compenso il Brasile con Da Matta e Junqueira si afferma nel 2001, 2002 e 2005. Tracy nel 2003 e Bourdais l’anno dopo. Nel 2006 l’ultima l’ultima edizione… ancora a Capitan Bourdais.

Soltanto nel 1972 l’arrivo del Grand Prix del Brasile. Carlos Reutemann, un argentino, si impone nella prima edizione ancora non valida per il campionato. Ma già l’anno dopo, nel 1973 Interlagos si guadagna l’ufficialità ed inizia il ballo dei Carioca. Fittipaldi fa doppietta e a seguire Carlos Pace. Il Brasile arriva per ultimo in F1 ma non lascerà mai il Circus. Nel 1976 una gara da fiato sospeso con Jarier che con una Shadow non ai livelli di una Ferrari, non molla un Lauda in difficoltà dagli attacchi del francese. Lauda alla fine vince il primo GP del Brasile che non andrà ad un sudamericano. Jarier ha problemi ai freni e non concluderà la corsa. Biennio 1977-1978 Reutemann diventa il pilota più vincente ad Interlagos. Nel ’79 è un tripudio francese con Laffite e Depailler e le due Ligier davanti su tutti di oltre mezzo minuto. Nel 1980 ancora Francia con Arnoux e la Renault, ma nel 1981 Carlos Reutemann vince per la quarta volta il GP del Brasile anche sulla pista di Jacarepaguá. Nel 1982 sarà la prima di Alain Prost. Su questa pista il ‘Professore’ trionferà ben cinque volte. Per il Brasile Prost vincerà ancora una sesta volta quando Interlagos tornerà permanentemente dal 1990. Durante la parabola del francese, che durerà quasi un decennio, soltanto Nelson Piquet e Nigel Mansell, conosceranno il sapore della vittoria brasiliana. Nelson farà di Jacarepaguá la propria pista vincendo nel 1983 e nel 1986. A lui verrà intitolato il tracciato. Mansell sulla Ferrari conquisterà l’ultimo GP brasiliano sul tracciato vicino a Rio de Janeiro. Nel 1991, Ayrton Senna da Silva griderà e piangerà per radio al tripudio di un popolo che lo vedrà vincitore nella propria città natale. Sul podio sfinito, Senna non reggerà neppure il trofeo. Il 1992, è l’anno di Mansell e per l’inglese il Brasile sarà la terza vittoria su tre gare dall’inizio della stagione. Il 1993 è ancora Senna ad avere ragione su tutti, pioggia compresa.

1994: dovrebbe essere la stagione d’oro di ‘Magic’, ma in Brasile Ayrton fa un errore madornale esce fuori pista e si gioca la gara. Poco più di mese dopo sarebbe morto, vittima di una sospensione che come un proiettile lo ucciderà sulla sua monoposto. Schumacher inizia qui la sua lunga parabola vincente. Nel 1995 il tedesco si ripete. Nel 1996 la vittoria di Hill che a fine stagione conquisterà il titolo. Così nel 1997 per Villenueve e per Mika Häkkinen nel biennio ’98-’99. Dal 2000 iniziano i 5 anni d’oro del binomio Ferrari-Schumacher, eppure il tedesco non vince che due edizioni del GP brasiliano (2000 e 2002). Nel 2001 Coulthard si ritrova fra le mani una McLaren surclassante e schiaccia il tedesco a +16 secondi, nel 2003 il giallo Fisichella, con la prima vittoria dell’italiano in uno stato di totale confusione che inizialmente aveva, per errore del sistema di cronometraggio, attribuito la vittoria a Kimi Räikkönen. Juan Pablo Montoya si impone egregiamente nel biennio 2004-2005. Prima con la Williams e poi con la McLaren. A Massa va l’edizione 2006 in cui il pilota Carioca aveva indossato, grazie ad un permesso speciale della Ferrari, una tuta dei colori della bandiera brasiliana. Räikkönen si ripete nel 2007 così come Massa la scorsa stagione.

Nel lustro che andò dal 1996 al 2000 la CART fece tappa in Brasile a Jacarepaguá. Assieme al tracciato misto, era stato costruito anche un lungo e curioso Ring di circa 3 km, intitolato ad Emerson Fittipaldi e dall’inedita forma trapezoidale. In cinque edizioni altrettanti diversi vincitori. Ribeiro, Tracy, Moore, Montoya e a chiudere Adrian Fernández. Oggi il Brasile resta ancora la principale tappa per l’automobilismo a ruote scoperte e la F1 non ha alcuna intenzione di lasciare il paese che nel 2009 è stato l’unico stato Americano ad ospitare una gara iridata. Per il 2010 l’appuntamento brasiliano si raddoppierà. Il 14 marzo per la prima volta il Campionato Americano disputerà una gara in terra brasiliana. Salvador Bahia la sede per un tracciato misto non-permanente più comunemente detto: cittadino. E poi a fine stagione ancora il GP del Brasile ad Interlagos.

I Tre Caballeros di fine stagione si sono giocati in Brasile, così come nelle ultime due edizioni, il Campionato del Mondo. Button si è svegliato al mattino con la carica sufficiente per poter agguantare ‘in extremis’ il titolo, Vettel dal canto suo partiva ancora più indietro e nonostante una gara da primo della classe non ha potuto molto contro il britannico a cui bastava realmente poco per chiudere i giochi. Infine lui, il brasiliano. Rubinho, ‘Pierino’, Piangina pectoris ha avuto quella sfortuna da Calimero che ricorda tanto quella di Reutemann, poteva solo vincere la gara per poi doversela giocare negli Emirati con Button. Una foratura ha deciso che il Campionato doveva finire nel Nuovo Mondo e così è stato. Del resto Rubens non è mai stato Profeta in Patria e già di per se questo non era di buon auspicio. Pazientemente ha abbracciato il compagno di squadra assieme ad Hamilton. Rubens come Helio si ritrova surclassato dal pupo di squadra. La vittoria di Button ricorda tanto la stagione Penske conclusasi una settimana fa in Florida, e che avrebbe potuto vedere Briscoe vincitore con Castro-Neves spettatore staccato. Alcune voci maligne vanno dicendo che il brasiliano abbia ‘volutamente’ messo i remi in barca per non aiutare il compagno di squadra australiano contro lo squadrone Ganassi che poi ha vinto il titolo.

In Brasile è accaduto diversamente, e seppur Barrichello non ha aiutato Button, non lo ha neppure ostacolato facendo la propria gara tentando in extremis di vincere quel titolo che in passato per altre vicende non avrebbe mai veramente pituto vincere. Abbiamo assistito al primo titolo di F1 vinto da una scuderia al debutto. Rifarsi alla vittoria Alfa Romeo del 1950 sarebbe piuttosto imbarazzante visto che il Biscione vinceva titoli già dagli anni ’20 con Campari a cui seguirono altri come Nuvolari ed Ascari.

Quale che sia stato il risultato, atipico per questa stagione, abbiamo vissuto una nuova Samba nell’attesa di quella che fra meno di sei mesi potremmo ballare a Salvador Bahia dopo quasi 40 anni dalla vittoria di Al Unser a Rafaela in Argentina.

Albo d’oro GP d’Argentina di F1:
1953 Alberto Ascari (I)
1954 Juan Manuel Fangio (RA)
1955 Juan Manuel Fangio (RA)
1956 Luigi Musso/Juan Manuel Fangio (I/RA)
1957 Juan Manuel Fangio (RA)
1958 Stirling Moss (GB)
1960 Bruce McLaren (NZ)
1971 Chris Amon (NZ)
1972 Jackie Stewart (GB)
1973 Emerson Fittipaldi (BR)
1974 Denny Hulme (NZ)
1975 Emerson Fittipaldi (BR)
1977 Jody Scheckter (ZA)
1978 Mario Andretti (I/USA)
1979 Jaques Laffite (F)
1980 Alan Jones (AUS)
1981 Nelson Piquet (BR)
1995 Damon Hill (GB)
1996 Damon Hill (GB)
1997 Jacques Villeneuve (CDN-Quebec)
1998 Michael Schumacher (D)

Albo d’oro GP del Messico di F1:
1962 Travor Taylor/Jim Clark (GB/GB)
1963 Jim Clark (GB)
1964 Dan Gurney (USA)
1965 Richie Ginther (USA)
1966 John Surtees (GB)
1967 Jim Clark (GB)
1968 Graham Hill (GB)
1969 Denny Hulme (NZ)
1970 Jacky Ickx (B)
1986 Gerhard Berger (A)
1987 Nigel Mansell (GB)
1988 Alain Prost (F)
1989 Ayrton Senna (BR)
1990 Alain Prost (F)
1991 Riccardo Patrese (I)
1992 Nigel Mansell (GB)

Albo d’oro GP d’Argentina USAC:
1971 heat 1 Al Unser (USA-New Mexico)
1971 heat 2 Al Unser (USA-New Mexico)

Albo d’oro GP del Brasile di F1:
1972 Carlos Reutemann (RA)
1973 Emerson Fittipaldi (BR)
1974 Emerson Fittipaldi (BR)
1975 Carlos Pace (BR)
1976 Niki Lauda (A)
1977 Carlos Reutemann (RA)
1978 Carlos Reutemann (RA)
1979 Jaques Laffite (F)
1980 René Arnoux (F)
1981 Carlos Reutemann (RA)
1982 Alain Prost (F)
1983 Nelson Piquet (BR)
1984 Alain Prost (F)
1985 Alain Prost (F)
1986 Nelson Piquet (BR)
1987 Alain Prost (F)
1988 Alain Prost (F)
1989 Nigel Mansell (GB)
1990 Alain Prost (F)
1991 Ayrton Senna (BR)
1992 Nigel Mansell (GB)
1993 Ayrton Senna (BR)
1994 Michael Schumacher (D)
1995 Michael Schumacher (D)
1996 Damon Hill (GB)
1997 Jacques Villeneuve (CDN-Quebec)
1998 Mika Häkkinen (SF/FIN)
1999 Mika Häkkinen (SF/FIN)
2000 Michael Schumacher (D)
2001 David Coulthard (GB)
2002 Michael Schumacher (D)
2003 Giancarlo Fisichella (I)
2004 Juan Pablo Montoya (COL)
2005 Juan Pablo Montoya (COL)
2006 Felipe Massa (BR)
2007 Kimi Räikkönen (SF/FIN)
2008 Felipe Massa (BR)
2009 Mark Webber (AUS)
2010 (?)

Albo d’oro GP del Messico di F.CART:
1980 Rick Mears (USA-Kansas)
1981 Rick Mears (USA-Kansas)
2002 Kenny Bräck (S)
2003 Paul Tracy (CDN-Ontario)
2004 Sébastien Bourdais (F)
2005 Justin Wilson (GB)
2006 Sébastien Bourdais (F)
2007 Sébastien Bourdais (F)
2008 cancellato

Albo d’oro GP del Brasile di F.CART:
1996 André Ribeiro (BR)
1997 Paul Tracy (CDN-Ontario)
1998 Greg Moore (CDN-British Columbia)
1999 Juan Pablo Montoya (COL)
2000 Adrián Fernández (MEX)

Albo d’oro GP di Monterrey di F.CART:
2001 Cristiano Da Matta (BR)
2002 Cristiano Da Matta (BR)
2003 Paul Tracy (CDN-Ontario)
2004 Sébastien Bourdais (F)
2005 Bruno Junqueira (BR)
2006 Sébastien Bourdais (F)

Albo d’oro GP del Brasile USAC/IRL:
2010 (?)

alessandroabramocarretti



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