1RMC8755-7533-422race.jpg

Homestead, preview: – 1: 3, 2 o 1?

Pubblicato 10/10/09 14:00 da alessandroabramocarretti

Questo weekend ad Homestead si assegna il titolo di IndyCar. Sarà il tris per Scott Dixon, il bis per Dario Franchitti o la prima di Ryan Briscoe?

di alessandroabramocarretti

Florida. Qui è iniziato il Campionato Americano 2009 e sempre qui troverà la sua conclusione in un finale che vede ravvicinati tre dei quattro protagonisti della stagione. Estromesso ormai da tempo Helio Castro-Neves, arriviamo all’ultima gara in campionato con Dixon, Franchitti e Briscoe racchiusi in una manciata di punti. A vederli così, messi giù in pista, sembra di vedere il finale di un film sull’automobilismo. Il veterano, vincitore di tante gare e titolato due anni orsono, tornato in pista dopo un anno ‘sabbatico’ e che rappresenta la parabola dell’automobilismo fra il vecchio ed il nuovo millennio (Franchitti); il campione in carica e punto di riferimento di tutti, oramai maturo da un pezzo ma nel pieno della sua carriera (Dixon) ed il rampollo dal destino curioso che cerca la sua prima conferma, sfidando i due giganti che in pista fra poche ore lo metteranno nella condizione di doversi difendere (Briscoe). E’ un finale tutto d’un fiato quello che ci apprestiamo a vivere in questa ultima gara del Campionato Americano e che potrebbe celare in una curiosa ‘scala reale’ il terzo titolo per Dixon, il secondo per Franchitti o il primo alloro per Briscoe. Il neozelandese salirebbe in quello strettissimo Olimpo in cui si trovano i grandissimi che hanno fatto il tris o che si sono spinti anche oltre: Foyt, Schumacher, Fangio, Mears, Fittipaldi, Andretti, Al Unser, Al Unser jr, Rahal, Prost e Bourdais. Dixon raggiungerebbe gente come Earl Cooper, Rudy Caracciola, Ted Horn, Alberto Ascari, Sam Hornish, Niki Lauda o Ayrton Senna. Tanto per buttare lì qualche nome. Per Franchitti sarebbe la conferma che, nel 2007, non era stata solo la buona stella a regalargli il suo primo titolo in una massima serie. Infine per Briscoe si chiuderebbe definitivamente la parabola agonistica che l’ha visto prima decollare, cadere, faticare, rialzarsi e vincere. Una favola della forza della vita.

Prima di ritornare sul presente facciamo un excursus su quella che è stata la storia automobilistica della Florida. Oggi la penisola americana è uno dei pochi stati al mondo che ospita ben due gare di massima serie. Potendo confrontarsi con la California, il Giappone e la Spagna. Oggi solo queste quattro realtà possono vantarsi di poter veder correre per due volte all’anno i bolidi a quattro ruote di IndyCar o di F1. Eppure, storicamente, lo stato semi-tropicale non ha avuto una pesante presenza nella storia delle monoposto. Si parte nel 1911: Jacksonville è la sede della primissima gara che si organizza in Florida per le monoposto del Campionato Americano, allora AAA. È la seconda in calendario e viene vinta da quel buon mestierante che era Louis Disbrow. Dopo questo exploit, la Florida scompare dalle corse automobilistiche per monoposto come dimenticata da Dio. Passano quindici anni e nel 1926 viene organizzato il Carl G. Fisher Trophy a Fulford, nei dintorni di Miami. Su questo anello da 1 miglio e 25 si impone Peter De Paolo sulla sua Duesemberg con cui l’anno precedente aveva vinto il suo primo titolo americano e, correndo a Monza con una Alfa Romeo P2 proprio contro la propria scuderia per rimpiazzare il compianto Antonio Ascari, aveva scritto una delle pagine più struggenti dell’automobilismo.

Stavolta passano più di trent’anni per riavere una gara nello stato delle palme. È il 1959 e sia USAC che F1 decidono di passare dalla Florida per disputare ognuno la propria gara in campionato. Il 4 aprile lo USAC disputa a Daytona la prima gara di stagione ed il 12 dicembre la F1 corre a Sebring l’ultima gara che chiude definitivamente la stagione agonistica. In un’ideale considerazione la Florida apre e chiude entrambe le due regine dell’automobilismo e… caso ancora più curioso entrambi i tracciati non verranno mai più toccati dalle monoposto diventando un pezzo di storia per le ruote scoperte ma una conferma classica per i prototipi e le endurance della 24 Ore di Daytona e la 12 Ore di Sebring. Storia alla storia. Nello stesso 4 aprile si disputa anche l’unica gara della storia che oltre ad Indianapolis viene organizzata dallo USAC e dalla FIA assieme: la USAC/FIA Formula Libre Race! Una gara da 50 miglia che vede trionfante Jim Rathman davanti a Dick Rathman e Bob Christie. Anche nella gara valevole per il calendario vince Rathman mentre a Sebring si impone Bruce McLaren su Cooper-Climax davanti a Maurice Trintignant e Tony Brooks.

Dagli anni ’80, dopo l’ennesimo ampio balzo nel tempo, la Florida trova una sua continuità. La CART, nata appena sei anni prima, fa tappa al Tamiami Park di Miami. Su questo tracciato misto da meno di tre km si disputano sei gare fra il 1985 ed il 1988: due di queste non sono valide per il Campionato. Michael Andretti ed Al Unser jr. hanno entrambi il record di vittorie su questa pista, due a testa. Nel 1995 la CART torna in Florida e lo fa ancora a Miami, nel Bicentennial Park. La vittoria su questo misto cittadino va a Jacques Villeneuve, il figlio di Gilles che a fine stagione vincerà sia il titolo USAC ed il titolo CART, nell’ultima volta in cui il Campionato Americano si troverà accomunato con la CART. Nel 1996 infatti la Florida si spaccherà in due, entrando sia nel calendario CART con Homestead che in quello USAC/IndyCar con la pista di Orlando. La pista del Walt Disney World Speedway è la prima gara che si aggiunge nello USAC dal 1983. Su cinque edizioni vede in Eddie Cheever il suo campione con due trionfi nel ’97 e nel ’99. La CART ad Homestead incorona Michael Andretti con due primi posti il suo record-man di vittorie. Il tutto dal 1996 al 2000.

Sono gli anni ’90 che fanno della Florida uno degli stati più battuti dell’automobilismo. Una presenza tale da offuscare gli 80 anni precedenti nella sua storia agonistica. Dal 2001, con la dipartita della CART dall’anello di Miami, lo USAC/IndyCar ne prende il testimone facendo di Homestead una delle tappe prestigiose del calendario. Gara d’apertura fino al 2008, con il 2009 Homestead diventa la gara di chiusura della stagione (chiusura che deteneva Chicago). Nonostante le otto edizioni corse su questo anello, sono solo tre i piloti che si sono divisi il primo gradino sul podio della Florida: Sam Hornish, Dan Wheldon e Scott Dixon. Se i primi due hanno entrambi un tris d’assi, Dixon si ferma alle vittorie del 2003 e del 2008. Curioso il fatto che le abbia vinte entrambe nelle stagioni che poi ha conquistato: il 2009 potrebbe fare il tris per entrambe, pista e titolo. Fra il 2002 ed il 2003 la CART fa delle strade di Miami una pista dove in due occasioni si impongono Cristiano Da Matta (poi vincitore del titolo stagionale) e Mario Dominguez. In quest’ultima stagione la CART ha un doppio appuntamento nel calendario per la Florida e fa di Saint Petersburg una nuova pista. Paul Tracy si afferma nell’unico GP CART che si organizza nella città vacanziera. Il 2003 è stato l’unico caso della storia in cui la Florida ospitò ben tre gare in un’unica stagione agonistica di massima serie. Dal 2005 anche Saint Petersburg passa alla Indycar. Nelle cinque stagioni in cui il Campionato Americano ha corso su questa pista Helio Castro-Neves ha, con due vittorie, il record assoluto. Quest’anno si è imposto Briscoe, caricato dall’assenza del carioca ballerino e pertanto salito al rango di Capitano che evidentemente ha assorbito a tal punto da vincere subito nella gara d’esordio della stagione. Tirando le somme storiche della Florida, è chiaro che questo stato, per le monoposto, ha assunto grande rilievo soltanto negli ultimi 25 anni. Questo, nonostante le antiche origini sulla sabbia di Pablo Beach a Jacksonville.

Tornando al presente, ad Homestead fra poche ore tre piloti si giocheranno il 102° titolo del Campionato Americano. Ironia, ormai da qualche anno, fra i pretendenti non compare neppure uno yankee. L’ultimo si chiamava Sam Hornish Jr. Ha trionfato nel 2006 emigrando, come molti suoi predecessori (Tony Stewart su tutti), nella NASCAR, considerata da molti il vero campionato americano. Quest’anno in classifica il primo pilota a stelle e strisce è una donna ed è solo quinta, staccata di tanti punti. Dal punto di vista americano non è consolante vedere quello che sta accadendo in IndyCar. Il vero ed unico Campionato Americano, la F1 dell’automobilismo stars-and-stripes-forever si sta via via trasformando in una copia della CART. Quest’ultima, dal canto suo, ha chiuso i battenti, ma non certo per farsi clonare da una “cugina” che per propria natura ha radici e significati molto più antichi. Sinceramente parlando, ci dispiace vedere che la IRL non ha più quella linea All-American che ha mantenuto per più di un secolo e che la CART abbia chiuso i battenti per poi dover inquinare quello che oggi è ancora lo USAC.

Tralasciando le filosofie, andiamo a vedere che nella griglia di partenza materializzata ieri sera Franchitti precede Dixon e Briscoe. I tre si scontreranno fin da subito per quel titolo che per tutti significa qualcosa di diverso. Dietro, uno splendido Carpenter si cucca la quarta piazza. Sorprendente il 5° posto di Lloyd, appena arrivato in Newman-Haas-Lanigan accanto a Rahal. Da notare l’assenza di Takuma Sato, che doveva schierarsi per la Luczo Dragon.

Signori e signore, accendete i vostri motori… si va in scena per il gran finale.

Albo d’oro (AAA/USAC/IRL-IndyCar):
03/28/1911 Jacksonville Louis Disbrow (USA-Illinois)
02/22/1926 Fulford Peter De Paolo (USA-Pennsylvenia)
04/04/1959 Daytona Jim Rathmann (USA-California)
04/04/1959 USAC/FIA Daytona Jim Rathmann (USA-California)
01/27/1996 Orlando Buzz Calkins (USA-Colorado)
01/25/1997 Orlando Eddie Cheever (USA-Arizona)
01/24/1998 Orlando Tony Stewart (USA-Indiana)
01/24/1999 Orlando Eddie Cheever (USA-Arizona)
01/24/2000 Orlando Robbie Buhl (USA-Michigan)
04/08/2001 Homestead Sam Hornish jr. (USA-Ohio)
03/02/2002 Homestead Sam Hornish jr. (USA-Ohio)
03/02/2003 Homestead Scott Dixon (NZ)
02/29/2004 Homestead Sam Hornish jr. (USA-Ohio)
03/06/2005 Homestead Dan Wheldon (GB)
04/03/2005 St.Petersburg Dan Wheldon (GB)
03/26/2006 Homestead Dan Wheldon (GB)
04/02/2006 St.Petersburg Helio Castroneves (BR)
03/24/2007 Homestead Dan Wheldon (GB)
04/01/2007 St.Petersburg Helio Castroneves (BR)
03/29/2008 Homestead Scott Dixon (NZ)
04/06/2008 St.Petersburg Graham Rahal (USA-Ohio)
04/05/2009 St.Petersburg Ryan Briscoe (AUS)

Albo d’oro (Grand Prix/F1):
04/04/1959 USAC/FIA Daytona Jim Rathmann (USA-California)
12/12/1959 Sebring Bruce McLaren (NZ)

Albo d’oro (CART/CCWS):
1985 Tamiami Park Danny Sullivan (USA-Kentucky)
1986 Tamiami Park Al Unser jr. (USA-New Mexico)
10/30/1987 Tamiami Park Bobby Rahal (USA-Ohio)
11/01/1987 Tamiami Park Michael Andretti (USA-Pennsylvenia)
11/05/1988 Tamiami Park Michael Andretti (USA-Pennsylvenia)
11/06/1988 Tamiami Park Al Unser jr. (USA-New Mexico)
1995 Bicentennial Park Jacques Villeneuve II (CDN-Québec)
2002 Miami Cristiano Da Matta (BR)
02/23/2003 St.Petersburg Paul Tracy (CDN-Ontario)
09/28/2003 Miami Mario Domínguez (MEX)

alessandroabramocarretti





Lascia un commento

Il tuo commento

I nostri sponsor:
ART Grand Prix Karting
Aiutacamilla.it ProSpeed
Euronova Minardi.it
Frezza TT Management
Matteo Davenia Edoardo Piscopo
Royal Service Telodoioilricamo
Vicky Piria Federico Sandre
Trident Racing Alex Fontanawww.radiosportiva.com
Le nostre rubriche: