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IL CASO – Tutti i segreti del crash-gate (puntata 4)

Pubblicato 27/09/09 15:14 da Fabrizio Corgnati 1 commento

422race.com ha analizzato per voi tutte le carte, le lettere, le sentenze, le motivazioni, i documenti dell’ormai famoso caso del crash-gate. Ecco la ricostruzione integrale di come sono veramente andati i fatti. E non manca qualche sorpresa. Pubblichiamo la quarta e ultima puntata.

MILANO – (continua dalla terza puntata)

L’indagine interna della Renault
Il 4 settembre la FIA convoca ufficialmente la Renault all’udienza del Consiglio Mondiale per discutere la questione. A questo punto, la palla passa al team francese, che apre un’indagine interna, conclusa domenica 13. L’indagine è condotta dagli avvocati della Withers LLP con la collaborazione del segretario esecutivo Cyril Abiteboul, scelto perchè estraneo sia al gruppo degli ingegneri che alla squadra corse. Withers definisce le dichiarazioni di Nelson Piquet Jr. “contraddittorie, vaghe e scorrette su diversi elementi, nonchè rese un anno dopo l’evento e dopo l’appiedamento da parte del team”, e respinge anche l’argomento della richiesta di informazioni da parte del pilota in merito al giro in corso, in quanto avvenuta all’8° passaggio, per via della difficoltà a vedere il cartello esposto dai box, e non più ripetuta successivamente. Ma a questo punto spunta una gola profonda (il “Testimone X”) all’interno del team che, anonimamente, racconta agli inquirenti che l’idea di una “strategia dell’incidente” partì effettivamente da Nelsinho, fu comunicata a Symonds e da questi a Briatore, ma che nessun altro uomo del team ne era a conoscenza.

letteraavvocati-422race.jpgAlla luce di questi fatti, l’inchiesta conferma l’esistenza di una “cospirazione tra almeno due persone, Nelson Piquet Jr. e Pat Symonds”, mentre ancora una volta non viene tratta alcuna “conclusione definitiva” sul coinvolgimento di Briatore. Il 16 settembre arriva l’ufficialità delle dimissioni di Briatore e Symonds. L’udienza è fissata per il 21: nel documento scritto dai suoi avvocati Ali Malek e Andrew Ford per l’occasione, la Renault si difende attribuendo ai due (o eventualmente tre) “cospiratori” tutta la paternità dell’accaduto, promettendo di rinnovare la struttura e le procedure interne in modo da evitarne la ripetizione. “Non si tratta di un comportamento istituzionale, ma di una disonestà commessa da un gruppo piccolo e isolato, che agiva da solo,” si legge nella nota. Renault, tuttavia, si scusa per l’accaduto e conferma di voler rimanere in Formula 1.

letterawilliams-422race.jpgNella vicenda si espone in prima persona anche Sir Frank Williams, con una lettera ufficiale rivolta al Consiglio Mondiale, in cui non commenta i fatti oggetto di indagine, ma conferma che “gli eventi, se dimostrati, non possono essere imputati alla Renault”. “Conosco quest’azienda e la sua divisione sportiva estremamente bene dal 1989,” scrive il patron dell’omonimo team. “Non credo che potrebbero mai accettare un comportamento scorretto o antisportivo. Non c’è bisogno di aggiungere che la Renault è una protagonista della Formula 1 da molti anni. Qualunque azione che mettesse in dubbio la partecipazione futura della Renault rappresenterebbe una punizione non solo al team, ma a tutti i partecipanti del nostro sport e ai tifosi che lo seguono.”

letterasymonds-422race.jpgMancano ormai pochi giorni alla decisiva udienza del Consiglio Mondiale e, mentre Briatore continua ostinatamente a negare tutte le responsabilità, Symonds decide finalmente di cedere e scrive una lettera di chiarimento rivolta alla Federazione, poichè non sarà presente al meeting. Nelle prime righe, il tecnico si difende: ribadisce che la paternità dell’idea fu di Piquet e che, all’epoca, ritenne fosse mossa dalla volontà di aiutare il team, piuttosto che di migliorare la sua posizione nelle trattative per il rinnovo del contratto. In quanto alla strategia di Alonso, non si trattò di una strategia “insolita”, ma “innovativa”, volta ad evitare un eccessivo degrado delle gomme e poi ripetuta anche da altri team nei mesi successivi. Ma l’ultimo paragrafo della lettera equivale ad una piena confessione. “Voglio riconoscere il mio ruolo in questo incidente,” scrive Symonds. “Ero io che, quando mi fu suggerita per la prima volta questa idea da Nelson Piquet Jr., avrei dovuto rifiutarla immediatamente. Non averlo fatto mi provoca eterno rammarico e vergogna. Posso solo dire di averlo fatto per una deviata devozione verso il mio team e non per guadagno personale. (…) Con una singola azione ho distrutto la reputazione che mi ero creato in 33 anni di carriera. Sono una persona competitiva che ha lavorato in un ambiente di grande pressione. Questo può, a volte, oscurare il giudizio. (…) Quella notte dell’anno scorso a Singapore commisi un errore le cui conseguenze non avrei mai potuto immaginare all’epoca. Per questo posso solo offrirvi le mie profonde scuse.”

L’udienza di Place de la Concorde
Il resto è stretta attualità. L’udienza di Place de la Concorde dura poche ore: tanto basta per riconoscere l’immunità a Nelson Piquet Jr. e la “grazia” alla Renault, in virtù della collaborazione fornita, e cinque anni di radiazione per Symonds. E Briatore? Il tribunale di Parigi trasforma i dubbi emersi dai precedenti rapporti in certezze e li usa per punire con mano durissima il manager piemontese. “Il Consiglio Mondiale ritiene un dato di fatto che Briatore fosse direttamente coinvolto nella cospirazione,” si legge nelle motivazioni della sentenza. In realtà, come riconosce la stessa FIA, le prove non dimostrano affatto una sua diretta partecipazione, bensì una indiretta “responsabilità” dovuta al suo ruolo di team manager e manager dello stesso pilota. La stessa responsabilità che legherebbe la Renault all’operato dei suoi dipendenti.

Qui sta il punto più debole di tutto il caso, quello che più di tutti suffraga l’ipotesi di una sentenza “a orologeria”, già scritta a tavolino allo scopo di regolare i conti in sospeso del Presidente Mosley. Il verdetto assolve (Piquet) o condanna con relativa clemenza (Symonds) gli esecutori materiali del fattaccio, mentre riserva la maggior severità a Briatore, radiandolo a vita da qualunque coinvolgimento nell’automobilismo. Una sentenza giuridicamente inconsistente, a dire poco. Il problema è che Briatore, a differenza di Piquet e della Renault, non è un tesserato FIA, dunque formalmente la Federazione non potrebbe imporgli alcuna punizione (per lo stesso motivo, Coughlan e Stepney uscirono pressochè puliti ai tempi della spy story). L’impressione, insomma, è che la vicenda sia tutt’altro che conclusa e il silenzio dietro al quale si è rinchiuso il diretto interessato non fa altro che presupporre una contromossa in preparazione. Che si tratti di un ricorso alla Corte d’Appello che, giocoforza, verrebbe esaminato dopo la fine del mandato di Mosley o addirittura di una richiesta di intervento da parte della giustizia ordinaria, una cosa è certa: Briatore non è morto. Ci sarà da divertirsi.

Fabrizio Corgnati





Commenti (1)

Alessandrosettembre 27th, 2009 at 17:55

Piquet : Infame a pagamento

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