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INVASIONE DI PISTA – Capitolo 1: Manie di protagonismo

Pubblicato 22/04/09 16:20 da Andrea Giachè

Su 422race.com debutta una nuova rubrica, chiamata Invasione di Pista. Andrea Giachè ci parlerà di tutto ciò che riguarda il mondo dei motori, senza dare più importanza a questa o quell’altra categoria.

di Andrea Giachè

Amici appassionati dei motori, benvenuti in questa nuova rubrica. Prima di iniziare con le tanto amate polemiche, vorrei spendere qualche riga per introdurre “Invasione di pista”, questo nuovo appuntamento targato 422race.com. La rubrica nasce dal fatto che chi vi scrive ama follemente lo sport dei motori in ogni sua forma: l’intento è dunque quello di poter parlare di TUTTE le categorie automobilistiche (con riferimenti anche al motociclismo, perché no), orizzontalmente o verticalmente. E’ nota la passione del sottoscritto per le gare americane, ed è proprio questo che mi spinge a parlare della seguente problematica.

Parlando con altri appassionati (o meglio, nel tentativo di fare proseliti), mi è capitato molto spesso di sentire lamentele sulla condotta degli steward americani. La critica che spesso viene rivolta alla NASCAR o all’Indycar è quella dell’uso eccessivo delle safety car, e soprattutto dell’evitare come la peste le gare con la pioggia. Spiegare che quelli erano solo motivi di sicurezza e che l’Indycar con la pioggia ci correva – sui tracciati stradali, era un tentativo vano. Sapevo però, che mi bastava essere paziente e aspettare questo momento.

Il “momento” è già cominciato qualche anno fa, nel 2003 per la precisione, quando la Formula 1, nel tentativo di ravvivare lo spettacolo, si inventò le qualifiche a giro unico. Bello, bravi: che bella idea, la griglia scombinata! Ma dov’è che l’avevo già vista…? Ah sì, in tutte le gare su ovale! 2008: si decide di creare scompiglio con la Safety Car. “Chiudiamo la pit lane, così che tutti riforniscono insieme. Uno spettacolo unico in tutto il mondo.” Già fatto in America. “Facciamo in modo che tutti tornino a pieni giri quando esce la vettura di servizio.” Vi dice qualcosa il nome “Lucky Dog”?

Potrei citare anche il KERS, molto simile al Push to pass della Champ Car, però voglio tagliare corto: in sostanza, la Formula 1 per ravvivarsi è dovuta ricorrere a tantissime idee già trionfali negli Stati Uniti. Sì perché “gli americani ci sanno fare con lo spettacolo! Un po’ meno con lo sport.” E questa era diventata la nuova idea generale.

Introduciamo ora un altro concetto basilare: la Formula 1 è la categoria motoristica di riferimento per tutti. Motociclismo compreso. Molti potranno dissentire, vi avviso, ma la mia personale opinione di Ezpeleta è quella di un Ecclestone riuscito male, con tutto il rispetto ovviamente. Quello che viene fatto in F1 lo si ritrova prima o poi anche in MotoGP, in versione però “cattiva imitazione”. La settimana scorsa, per esempio, 125 e 250 non sono riusciti a fare in Qatar i giri che la F1 aveva fatto a Sepang.

Ora mi chiedo: le gare americane sono ancora più ridicole della Formula 1 (e quindi delle serie che la seguono) per il problema pioggia? Con l’acqua in America non si corre, ma a quanto pare anche noi cominciamo ad averne una strana fobia. Posso accettare la bandiera rossa nel diluvio della Malesia, posso accettare anche il rinvio della gara della MotoGP. Ma le partenze sotto safety car? Quelle proprio no.

Perché se la pioggia continua a cadere sul circuito, prima non va bene correre e poi qualche giro dopo (non uno, non due, ma OTTO) sì? Improvvisamente non è più pericoloso? Non ce l’ho con l’uso della safety car in sé: quando la pista è piena di detriti, quando c’è una macchina in posizione pericolosa, anche quando la pista si allaga stile Sepang 2009 o Nurburgring 2007 la si può usare. Ma non come stavolta.

Passiamo a Barcellona, dove si è svolta la seconda manche della World Series by Renault. A metà gara è piovuto anche lì. Niente di tremendo, solo pioggia. Pista bagnatissima, ma non allagata. Quindi cosa fanno i commissari? Fanno uscire la safety car. Qualche giro dietro a questa e poi via a correre sull’acqua.

Non credo alle questioni di sicurezza. Quello che credo è che chi prende queste decisioni abbia qualche sorta di mania di protagonismo. Perché la gara di World Series è finita sotto bandiera rossa quando mancava una sola curva alla bandiera a scacchi? Perché inquadrare Charlie Whiting durante lo svolgimento del GP della Cina? Agli spettatori non interessa che le telecamere entrino nella stanza dei commissari, bensì che riprendano meglio quello che accade in pista.

Lo sport dell’automobilismo, e ben presto anche quello del motociclismo se prosegue per questa strada, è in mano a persone che vogliono costantemente far parlare di sé: che sia con delle penalizzazioni insensate, o con la decisione di utilizzare la safety car a sproposito. Basta, non siete voi i protagonisti, ma i piloti.

Andrea Giachè





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