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INVASIONE DI PISTA – Capitolo 2: Stile di vita, o forse malattia

Pubblicato 26/05/09 16:19 da Andrea Giachè

In questo secondo capitolo di Invasione di pista, Andrea Giachè si sfoga a nome di tutti gli appassionati per le prese in giro messe in atto da chi comanda in Formula 1. Vi riconoscete nella descrizione del malato di corse?

di Andrea Giachè

“La Formula 1 non è più uno sport.”

Era il 10 settembre del 2006. Il paddock di Monza era infuocato dalle polemiche post-qualifiche, durante le quali Fernando Alonso fu penalizzato per aver bloccato Felipe Massa, pur essendo molto lontano dal rivale. Le parole del pilota spagnolo ronzano ancora oggi nelle orecchie di tutti coloro che seguono l’automobilismo, poiché ormai ci troviamo di fronte ad una frase fatta.

Il tono di Alonso era dispregiativo, è vero: e se invece fosse una cosa buona? E se non fosse solo la Formula 1 ad aver smesso di essere uno sport, ma tutto l’automobilismo? Pensiamoci bene, il mondo delle quattro ruote è molto più di una competizione fra atleti e macchine. Per chi la segue da appassionato, l’automobilismo è uno stile di vita.

Lo è per chi passeggia la domenica e in mezzo alla folla riconosce un uomo con il cappellino di una squadra di Formula 1; lo è per chi la domenica non va a fare la passeggiata, ma rimane a casa a guardare tutte le gare trasmesse in tv; lo è per chi va in autodromo; lo è per chi non nota solo le belle ragazze (o ragazzi, l’automobilismo è fatto anche dalle donne, spesso tendiamo a dimenticarlo), ma anche le belle macchine; lo è per chi la notte sogna di combattere contro Ayrton Senna.

Chi fa dell’automobilismo il proprio stile di vita, non ama il calcio. Può seguirlo, per carità ognuno ha i propri gusti, ma molto spesso preferisce snobbarlo. Sa che l’Inter ha vinto lo scudetto, sa quando ci sono i Mondiali, ma la sua conoscenza spesso finisce lì. Al contrario, potrebbe dirvi tutti i campioni del mondo di Formula 1 dal 1950 al 2008, anche al contrario.

Quando vivi l’automobilismo, lo fai come se fosse la cosa più importante del mondo. Tendi a prendere sul personale tutto ciò che succede. Può essere sbagliato, è vero – il fanatismo è sbagliato – ma forse è anche più di questo: è una malattia da cui non vogliamo essere curati.

Bisogna aver rispetto dei malati. Non bisogna prenderli in giro, come fanno quelli che la frase “La Formula 1 non è più uno sport” l’hanno resa negativa. Max Mosley, la FIA, la FOTA… chi comanda nell’automobilismo sta prendendo in giro questi malati. Per loro, il mondo è una lotta di potere. Anzi, non è più nemmeno questo. Non è qualcosa che eleva lo spirito, ma che lo abbassa. E’ qualcosa di talmente basso, che vorrei chiamarlo con un termine molto terra-terra: celodurismo. Mentre questi signori ci insultano perdendo il loro tempo a giocare a chi ce l’ha più duro, milioni di appassionati soffrono perché tutto ciò in cui credevano è stato distrutto.

Formula 1, rally, endurance: è tutto rovinato. Regole assurde, proposte di cambiamento ancora peggiori. Mi viene un dubbio: chi comanda è appassionato? Chi comanda ha fatto dell’automobilismo il proprio stile di vita? Forse no. Assolutamente no. Perciò scusate la volgarità, ma da malato di corse mi sento offeso da tutto ciò che è stato fatto e detto negli ultimi anni.

Andrea Giachè



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