Vettel domina a Suzuka, ma il grand chelem gli viene rubato da un inutile giro veloce di Webber. Ora il tedesco è più vicino a Button, ma riuscirà a vincere il mondiale? La Brawn fa fatica e per mezzo punto sfiora il titolo costruttori, forse tolto dai commissari.
SUZUKA – Giornata strana e noiosa a Suzuka: bisogna aspettarselo con i commissari e regolamenti sempre discutibili, vetture che fanno ancora fatica a sorpassarsi e una pista difficilissima. Sì, sulle piste dure è difficile fare i sorpassi. Non ci credete? Guardatevi gli ultimi gran premi del Belgio.
La domenica giapponese si è aperta con la pubblicazione della griglia, stilata in base ad un metodo che non tiene per niente conto della gravità di quanto accaduto. Tanto per essere chiari: Barrichello si è qualificato quinto ed è partito sesto. Alla faccia delle cinque posizioni di penalità, che sono state assegnate, ma secondo il metodo FIA. E sappiamo tutti cosa significa.
Comunque, la gara è partita senza troppe polemiche, perché mettersi contro Mosley & co. non è la migliore idea di questi tempi. Una partenza che ha rispettato le aspettative: bene Hamilton grazie al KERS, ma non abbastanza per contrastare un Sebastian Vettel in stato di grazia.
Il tedesco ha corso come mai prima d’ora, dominando la corsa dal primo all’ultimo giro. Pole, vittoria e giro più veloce: quindi è grand chelem? No. Per pochissimo (tre millesimi) è mancato il giro veloce in gara: ce lo aveva in pugno Vettel, ma il compagno di squadra ha deciso inutilmente di toglierlo a tre tornate dalla bandiera a scacchi. Non è tanto il giro dell’australiano che ci lascia perplessi, quanto il significato della sua intera gara: tre soste nei primi giri lo hanno messo due giri dietro al leader. Considerando che Webber è messo molto male sul fronte motori, perché la Red Bull lo ha fatto continuare? Misteri della Formula 1.
Difficile spendere altre righe per parlare di Vettel, perfetto, imbattibile, velocissimo, nonché nuovo contendente al titolo… Button permettendo. A Interlagos, Vettel deve recuperare ben sei punti sul rivale britannico per potersi giocare il mondiale all’ultima gara, ma se il pilota della Brawn continua con questo ritmo tutto è possibile. Anche oggi Button ha racimolato poco: solo un punticino, che potevano essere due se non fosse stato per la decisione di non penalizzare Nico Rosberg che, dati alla mano, ha guadagnato tantissimo dall’entrata della safety car nel finale di gara. La buttiamo in polemica? Ma sì: i commissari hanno per il quarto anno consecutivo cercato di non chiudere il mondiale anticipatamente? Se Rosberg fosse stato penalizzato, la Brawn sarebbe diventata campione del mondo. Invece per mezzo punto ancora non lo è.
Male è andato anche Barrichello, però va fatta una precisazione: entrambi i piloti della Brawn sono tutto sommato soddisfatti. Hanno infatti ottenuto il massimo dalla loro vettura, che oggi proprio non ne voleva sapere di andare. Dobbiamo dimenticarci di quel razzo che ad inizio stagione sembrava destinato a vincere tutte le corse del mondiale. Da Silverstone, quella macchina non esiste più. Barrichello ha vinto due corse grazie alla strategia, non perché la vettura andasse forte o per miracoli del pilota. Oggi, Ross Brawn non poteva farne di magie, perché le due monoposto non riuscivano a far funzionare gli pneumatici.
Chi è soddisfatto? Jarno Trulli. La Toyota vuole licenziare entrambi i piloti per inseguire il sogno di formare la super-coppia Raikkonen-Kubica. Il finlandese e il polacco daranno il triste due di picche alla squadra giapponese, la quale ha già dato il benservito a Timo Glock e sta pensando di darlo anche a Jarno Trulli. Ma cosa devono fare loro due per farsi desiderare? Nelle ultime due gare hanno portato quel disastro di squadra sul podio, compiendo delle autentiche prodezze. Trulli ha persino battuto Hamilton in una lotta strategica, risoltasi con giri da qualifica degni del miglior Schumacher. Forse, però, ai vertici Toyota non basta.
Hamilton è stato battuto, ma non è colpa sua. La macchina era un disastro: il KERS ha smesso di funzionare quando serviva e le prestazioni sono crollate nel finale di gara, tanto che il britannico perdeva un secondo al giro sul pescarese. Bisognerebbe fargli i complimenti al campione del mondo per aver tenuto dietro Raikkonen dopo l’ultima ripartenza, mantenendo almeno il podio, preziosissimo nella battaglia con la Ferrari per il terzo posto.
Raikkonen ha tratto vantaggio dai problemi di Barrichello e da quelli di Heidfeld al pit-stop, che altrimenti sarebbe arrivato quarto, per essere il primo pilota fuori dal podio. La Ferrari ha smesso di evolversi e lui mentalmente non pensa più in rosso, ma il risultato è molto positivo, soprattutto dopo il terribile weekend di Singapore. Non si riprende più Fisichella, invece, umiliato da Kovalainen (che prima era arrivato al contatto con Sutil) in uscita da un pit-stop. Forse ho capito perché qualcuno dice di dare ragione alla testa e non al cuore…
Andrea Giachè





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