NUERBURGRING – Le parole volano, i fatti restano. Una vittoria, per esempio, vale più di mille interviste se c’è bisogno di rilanciarsi verso il trionfo iridato. Mark Webber al Nuerburgring chiarisce che in corsa per il Mondiale c’è anche lui e che la Red Bull non fa giochi di squadra e preferenze fra i suoi piloti.
Perché è vero che Vettel in classifica è messo meglio (47 punti contro 45.5 del compagno di squadra), ma un punto e mezzo con 8 gare da affrontare non è niente. La gerarchia, almeno per il momento, la fanno ancora pista e cronometro, che in Germania dicono che fra Vettel e Webber il migliore era indiscutibilmente Mark.
Primo in qualifica e primo in gara, capace di imprimere un ritmo frenetico al Gran Premio e recuperare la leadership malgrado la penalizzazione di drive-through come conseguenza della sportellata assestata a Barrichello al via in pieno rettilineo, con un cambio di traiettoria repentino che poteva avere un effetto disastroso: “Rubens mi è sfuggito – ammette Mark – e so che la mia partenza non è stata brillante. Però non mi aspettavo di toccarlo”. Invece l’ha toccato eccome. E i commissari non hanno perdonato.
Dal drive-through che gli è costato quasi 25 secondi, Webber però si è ripreso alla grande. Come un ragno, un po’ per volta, con pazienza, con mestiere, ha confezionato l’impresa.
Ancora più preziosa, perché neanche 8 mesi fa, era bloccato a letto con la gamba destra fratturata e la spalla fasciata, dopo lo scontro in mountain-bike con un fuoristrada a Port Arthur in Tasmania. Un inverno difficile, poi la lunga riabilitazione, i primi test, le gare. Infine, l’ultimo intervento chirurgico, proprio prima della partenza per la Germania, in anestesia locale, per rimuovere due viti alla base della tibia.
Tutto alle spalle: “Dopo la pole di ieri – chiude Mark – sapevo di avere un’ottima chance e volevo vincere. Poteva fermarmi solo la pioggia”. Che però non è arrivata. E così alla fine, a bagnargli i capelli, era solo lo champagne.
Vittorio Alfieri





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