
Nelle pagelle del nostro Paolo Allievi, telecronista di Eurosport, sul Gran Premio di Singapore, questa volta Lewis Hamilton va davvero oltre il limite…
di Paolo Allievi
Mi sono chiesto per davvero chi salvare di questo terzetto birichino: Mosley, Ecclestone, Briatore. Alla fine ho deciso di prendere le difese di Flavio. Perché? Perché è italiano e gli inglesi altolocati mi hanno ufficialmente rotto gli attributi. Perché non fa il simpatico per compiacere, atteggiamento che solitamente mi da sui nervi. Perché anziché farsi frustare il sedere lui lo frustava (lo so, è un dettaglio, ma per me conta). Perché era rimasto l’unico personaggio, nel bene e nel male, presente nel mondo asettico e vacuo della Formula 1. Perché faceva gossip e a me il gossip piace di brutto. Scusate lo sfogo.
Lewis Hamilton: voto 11. Dimostra ancora una volta quanto è forte e quanto è determinato. Sia che lotti nelle retrovie, sia che sia davanti, il suo modo di guidare resta sempre lo stesso. Non si risparmia mai, non molla mai, non alza mai il piede. Lo so, molti dicono che a Monza doveva alzarlo, ma io insisto nel dire di no. A differenza di tanti altri suoi colleghi più o meno blasonati Lewis fa sempre la differenza. E che differenza…
Fernando Alonso (detto “Chico”): voto 9. Anche lui, come Hamilton, non molla mai. Non è una questione di posizione, è una questione di cuore e di piede. Considerando la monoposto che guida si merita un plauso per averla portata a podio. E’ dall’inizio della stagione che in squadra corre da solo, ma questa cosa non lo infastidisce, anzi… Ora attende con trepidazione di salire sulla rossa e io attendo con trepidazione di vederlo su quella monoposto.
Timo Glock: voto 8,5. Dopo la delusione di Monza finalmente il sorriso torna sul suo volto e su quello della squadra. Un secondo posto più che meritato, preziosissimo per la sua riconferma in chiave 2010, complice anche una buona qualifica e un ottimo passo di gara. In questa stagione il tedesco ha collezionato bellissime gare ma anche, suo malgrado, cocenti delusioni. Quando si guida una vettura dalle prestazioni instabili tutto diventa più difficile, è ovvio.
Nico Rosberg: voto 8. Un errore lo si perdona a tutti. I piloti non sono dei robot programmati per arrivare senza macchia alla fine di una gara. In qualifica vola come il vento, in gara pure. Purtroppo non riesce mai a chiudere il cerchio. Una volta la macchina, una volta i meccanici, una volta lui. Dimostra comunque di andare forte, qualità, questa, non comune a tutti i suoi colleghi. La stagione non è ancora finita, speriamo ci riprovi.
Rubens Barrichello (”Piangina pectoris”): voto 7,5. In qualifica, ancora una volta, si mette dietro il compagno di squadra e futuro campione del mondo. Corre in maniera accorta e arriva a punti, alle spalle del suo compagno di squadra. Dimostra di crederci davvero a questo campionato 2009, anche se è rimasto l’unico a farlo, insieme alla matematica. Ci vorrebbe un miracolo per recuperare 15 punti. Secondo me dovrebbe accendere un cero, tanto per cominciare…
Sebastian Vettel: voto 7. Ha sparato l’ultima cartuccia per tentare di rimanere in corsa per il titolo, ma la sua pistola era mezza scarica. Questa gara è stata lo specchio della sua stagione: troppo altalenante, anche se positiva. Per vincere un campionato tutti gli ingredienti devono essere amalgamati alla perfezione. In qualifica è secondo solo ad Hamilton, in gara arriva ad un passo dal podio, complice anche una penalizzazione che ha complicato le cose.
Jenson Button: voto 6,5. Arriva davanti a Barrichello, e questa è la buona notizia (per lui). In qualifica non brilla, in gara neppure. Gli bastano 5 punti per vincere un campionato che ha dominato alla grande nelle prime 7 gare. Poi è diventato l’ombra di se stesso. Poco aggressivo, poco appariscente, poco entusiasmante. Certo, una occasione cosi non la si può gettare al vento, però non ha più fatto niente per meritarsela. Gli auguro che la macchina tenga perché Barrichello, solo contro tutti, non molla mica…
Kimi Raikkonen: voto 6,5. Lasciamo stare il confronto con Fisichella, altrimenti il suo voto sarebbe da 8. In questa gara è stata la macchina a condizionare pesantemente il pilota. Per Kimi c’era poco da fare, forse era anche inutile rischiare più del dovuto. Sono convinto che prima della fine della stagione ci regalerà, grazie al suo talento e alla sua bravura, ancora qualche bella emozione.
Heikki Kovalainen: voto 6. Se dovessimo giudicare le sue prestazioni dal confronto con Hamilton ne uscirebbe sempre con le ossa rotte. Ormai si è capito che i due piloti sono su pianeti diversi… e come tali vanno valutati. Hamilton fa la pole, lui il 10° tempo. Hamilton vince e lui arriva 7°. La McLaren, ormai, l’ha scaricato, ma lui deve riuscire a far bene lo stesso se vuole un’altra possibilità in Formula 1. Quella più preziosa se l’è giocata male, anzi malissimo. Se mai dovesse avere ancora una occasione potrebbe considerarsi molto fortunato.
Robert Kubica (detto Kubica): voto 5,5. Vederlo correre senza un mezzo adeguato lascia l’amaro in bocca. Come ho scritto più volte, sarebbe bello vederlo al volante di una vettura competitiva per tastare con mano quali siano effettivamente le sue potenzialità, ancora da scoprire (in parte). In qualifica resta dietro al suo compagno di squadra, ma in gara riesce a ribaltare la situazione e ottiene un 8° posto che lo gratifica. L’anno prossimo vestirà i colori della Renault, ma sinceramente non so fino a che punto questa cosa metterà le ali alla sua carriera.
Kazuki Nakajima: voto 5. Mentre Rosberg volava lui passeggiava. Sotto la bandiera a scacchi passa in nona posizione, ma visto il potenziale della sua monoposto, questo risultato è ben al di sotto delle aspettative, sue e del team. Con Hulkemberg che scalpita e che promette di far faville sarebbe ora che la Williams cominci davvero a prendere una decisione in merito. Il giapponese ha avuto più di una possibilità per ben figurare, ma per ora, soldi a parte, alla Williams non ha portato niente.
Nick Heidfeld: voto 5. Parte dal fondo, prova a risalire la china ma la sua gara termina contro il muso della vettura di Sutil. Un weekend da dimenticare per lui e per la sua BMW. Peccato perché in qualifica ci aveva messo molto del suo, nonostante la penalizzazione per la vettura trovata sottopeso, e in gara l’errore di Sutil l’ha pagato lui. La sua esperienza potrebbe essergli d’aiuto sulla pista di Suzuka, difficile e insidiosa,sempre che tutto fili per il verso giusto.
Mark Webber: voto 5. Ormai fuori dai giochi mondiali, fa di tutto per mettere in cattiva luce tutto quello che fino ad ora ha fatto di buono. In gara esce di pista, ma la colpa è dei freni, non sua. Resta l’amaro in bocca, perché in qualifica aveva centrato un ottimo 4° tempo che era di buon auspicio per la sua gara. Lotta con Alonso, che alla fine ha la meglio su di lui, e questa lotta gli fa perdere delle posizioni preziose. Come si dice in questi casi: sarà per la prossima volta.
Vitantonio Liuzzi: voto 5. Non è facile passare dalle stelle (Monza) alle stalle (Singapore). La sua monoposto, che sembrava “impazzita” nelle ultime due gare, sembra essere rinsavita, tornando in un attimo quella di una volta. Lotta con Fisichella e arriva al traguardo. Oltre a questo c’è poco da segnalare, se non che, oltre ad avere il corvo Chandhok sulla spalla destra, ora ha anche il fisco su quella sinistra. E, tra i due, non saprei chi scegliere…
Giancarlo Fisichella: voto 4,5. Ormai lo sanno tutti. Lui vorrebbe guidare, mentre la Ferrari gli impone di premere costantemente quei maledetti bottoni sul volante. Come si fa a concentrarsi se anziché tenere giù il piede bisogna fare altre mille cose? Bisogna però anche ammettere che Giancarlo non è un novellino, ha esperienza da vendere, una velocità innata, e non corre per vincere un Campionato del Mondo. Ecco perché, a conti fatti, da lui ci si aspetta comunque qualcosa in più. La differenza con Raikkonen è abissale, c’è da sperare (per lui) che in Giappone inserisca la settima.
Jaime Alguersuari: voto 4,5. Per ora l’unica qualità che ha messo in mostra è l’umiltà. In un mondo borioso come quello è già un passo avanti, anche se, per ora, le due sole cose che contano sono i soldi o il piede. Mi sembra ancora troppo spaesato per affrontare il mondo della massima Formula. Certo, è ancora giovane, ma il tempo è tiranno per tutti, figuriamoci per un pilota di Formula 1.
Ora arriva Suzuka, e li non si scherza.
Sebastien Buemi: voto 4. Ormai sembra destinato a rimanere nell’oblio. Non tutte le colpe sono sue, anzi, la Toro Rosso ultimamente sembra persino peggio di Bertoldo. Per lo svizzero non è un momento facile, anzi. Dopo gli exploit iniziali è tornato nei ranghi che gli competono. Un problema al cambio mette fine alla sua gara, fortunatamente.
Adrian Sutil: voto 4. E’ incredibile come questo pilota alterni prestazioni di altissimo livello a gare da dimenticare. Questo mi sembra il suo limite. In Formula 1 paga anche la costanza di rendimento, e lui, se vuole dare una sferzata alla sua carriera questa cosa deve impararla. Dopo 19 giri tenta l’ennesimo sorpasso al pilota della Toro Rosso, finisce fuori, e nel rientrare, finisce male.
Jarno Trulli: voto 4. Sovrastato da Glock sia in qualifica che in gara, Jarno sembra essersi autodemotivato.
Se uno come Glock (non me ne voglia) riesce ad arrivare secondo con la Toyota, c’è da chiedersi cosa avrebbe potuto fare l’abruzzese se nel weekend tutto fosse girato per il verso giusto. Questa domanda resterà sospesa nel vuoto, ovviamente, perché con il senno di poi la storia sarebbe completamente diversa.
Romain Grosjean: voto 3. Piquet a confronto era decisamente meglio, e sì che era considerato un fermo senza carattere. Il francese ha distrutto (oltre alla sua monoposto) anche quel poco di reputazione che si portava dietro. Se certi errori venivano tollerati in GP2, qui, nella massima Formula, le cose sono molto diverse. A parte la sua qualifica disastrosa, in gara resiste solo tre giri prima che i freni decidano che per quella domenica era tutto. Da riprogrammare, altrimenti son dolori.
VARIE
Raikkonen: voto 9 per la coerenza. Le voci si sprecano, ma lui pensa solo a guidare. Non parlava prima, figuriamoci ora…
Villeneuve: voto 9 per il coraggio. Dichiara che la Formula 1 del futuro sarà per piloti veri, e lui vuole rientrarci in pianta stabile. Certo che ne ha di coraggio a fare queste affermazioni. Lo ammiro, è ufficiale.
Gabriele Tarquini: voto 9 per quello che mi ha raccontato sulla Formula 1 dei suoi tempi. A suo dire, le prequalifiche erano la cosa più pericolosa che lui avesse mai fatto. Ti giocavi un intero weekend e la permanenza tua e della squadra in pista in soli due giri. Il tutto con gomme da qualifica che duravano quanto un battito di ciglia e senza le termocoperte. Entravi a freddo e ti giocavi la carriera. Non male…
Paolo Allievi










io avrei dato 10 a grosjean solo per aver centrato il muro esattamente nello stesso punto di piquet.
Questo si che è tempismo.
Una volta si parlava di piloti con l Valigia, dando per scontato che la maggior parte fossero dunque professionisti..
Adesso è il contrario. Sono quasi tutti con la valigia, e i professionisti sono in pochissimi.
Comunque complimenti per le pagelle e le tue telecronache, e ovviamente per il sito.
Ma dov’è la vostra sede?
Ciao
Non volevo offendere nessuno, tantomeno tu e Villani che siete del settore. Però se ascolti le cronache delle prime gare, sembra che abbiano trovato la pietra filosofale: spendi poco e sei in F1. Il fatto è che oggi non abbiamo nessun uomo di livello assoluto che ci coalizzi tanto quanto Valentino Rossi, come è stato Tomba o Pantani. Un pilota con guida sopraffina e carattere empatico. Sono curioso di sapere su chi punteresti (italiano) per il futuro? Io ero fissato su Rigon, ma in Gp2 non ha dato quanto mi aspettavo. Cardarelli e Mancinelli mi piacciono molto, Bortolotti quasi. Anche nei rally pensavo che Rossetti quest’anno sbancasse, invece sono rimasto impressionato da Meeke. Sti figli di Albione! Neri, rossi o biondi; F1, rally o F3 trovano sempre dei jolly! Scusa lo sproloquio e scusa per le critiche. Ciao e buon lavoro.
Ciao Robi,
Concordo con tutto il tuo pensiero.
Effettivamente all’inizio il campionato prometteva bene, poi si è trasformato come tutti gli altri.
I personaggio, nelle 4 ruote manca davvero.
Rigon è un bravissimo pilota ma caratterialmente è schivo, non è certo un animatore delle piste.
In Gp2 le cose sono piuttosto difficili, quindi le prestazioni di Rigon sono poco attendibili, e per fare paragoni con Hulkenberg sarebbe necessario metterli sullo stesso piano, sulla stessa vettura.
Pantano poteva essere l’uomo che mancava, ma ormai la sua carriera non è in decollo, ma in atterraggio.
Se dovessi puntare su un italiano, ora come ora, non saprei chi scegliere.
Filippi era una grande promessa, purtroppo, anche lui ha avuto alti e bassi.
Bonanomi e Ricci vanno forte, il problema è sempre il budget.
Valsecchi in questa stagione è passato dalla Durango alla Barwa, e le sue prestazioni sono precipitate.
La colpa non è certo sua, te lo assicuro.
CALDARELLI E mancinelli Potrebbero davvero sbocciare alla grande.
Al momento l’unico pilota con qualche chances futura è Bortolotti, ben visto da tutti gli addetti ai lavori.
Paolo
Davvero tanti elementi portano, oggi come oggi, i Ns. piloti ad essere in difficoltà, in particolare coloro che si affacciano al F1.
1 – Il budget necessario a scegliere un ottimo team dove ben figurare e poter dimostrare il reale valore.
2 – La scarsa preparazione da parte dei piloti e delle famiglie a costruirsi un management ed ufficio stampa adeguato, esser circondato da persone valide e brave realmente oggi come oggi è fondamentale. Spesso le sirene o il fumo di alcuni “personaggi” portano gli stessi ad esser scelti per mansioni che di fatto non svolgono al meglio.
3 – Il carattere poco incline di alcuni al sacrificio, intervistando Bourdais a Monza mi rendo conto che spesso i Ns. peccano in umiltà. Dopo 4 titoli consecutivi molti dei piloti italiani si monterebbero la testa, lui no si mette in discussione, quindi low profile e giù il piede.
4 – L’economia della gara e la visione del campionato stampato bene in testa quando guidi in pista, il cuore sempre acceso a questi livelli (gp2, WS ecc.) non basta.
5 – L’incapacità di vedere oltre la F1. La strada per una carriera da professionista può essere anche orientata alle ruote coperte con ottimi risultati d’immagine e con grandissime soddisfazioni.
6 – Oculatezza nella comunicazione, nei vari paddock ci sono persone con cui si può parlare ed altri con cui e meglio non dire e qui si torna alle persone che accompagnano e consigliano il pilota.
7 – I genitori spesso sono presi dal “pezz’e core” e tendono a viziare i giovani. Personalmente credo sia una storia vecchia come le corse ma che oggi può fare la differenza.
8 – I motivatori o educatori, secondo me, mancano al fianco dei Ns. Il pilota dev’essere sereno, allenato e riposato mentalmente, quando uno sale in macchina deve pensare solo a correre e non a contratti, sponsor e parenti che lo allontanano dalla concentrazione.
Potrei andare avanti per righe e righe ma credo farò un pezzo nella mia rubrica in merito, ciao a tutti Roberto
attnta analisi, bravissimo.
Ovviamente il nostro è un pensiero comune.
E’ bello vedere come l’esigenza di avere un uomo che muova le masse sia sentita da tutti, tifosi, giornalisti e operatori del settore. Forse ognuno di noi ha la propria ricetta personale per giungere alla meta, anche se le cose viste dal di dentro o dallo schermo di una Tv, appaiono certamente diverse. Mi arrogo il diritto di scambiare opinioni con voi semplicemente perchè fino all’estate passata mi sono occupato di un team, da autista a meccanico, da p.r. ai fax delle iscrizioni, da motivatore a tecnico delle sospensioni; solo che si trattava di avere due ruote in meno, ma le problematiche sono simili. Condivido in toto quello che ha scritto Roberto e al 90% anche le affermazioni di Bourdais, l’unico distinguo riguarda il fatto che il pilota rappresenta sempre una faccia della medaglia; ogni tanto anche la squadra ha le sue ragioni. Oggi per pensare di avere un futuro nel motorismo si deve per forza partire dai genitori: se un padre non ha la passione e la competenza per portare il pargolo in pista prima di finire le elementari allora si parte da due scalini più in basso. A 15 anni devi sapere l’inglese e non farti sfuggire di bocca qualche parolaccia, sorridere alla telecamera e mettersi dalla parte delle scritte dei sponsor, anche se chi ti riprende indelicatamente attraverso l’apertura della tenda è solo un turista che vuole collaudare la camera nuova. Spesso un genitore ipoteca la propria casa per permettere al figlio una stagione da professionista, è pieno di debiti e chiede continuamente giorni di permesso al lavoro, pur di accompagnare il figliolo con il camper all’autodromo.
Tutto questo si ripercuote sulla famiglia, sul nervosismo dei genitori, sulle sorelle o fratelli che si sentono trascurati, sul rapporto di coppia e, anche se si tende a nasconderlo al proprio pilotino, il bimbo spesso intuisce di essere la causa di tutti i guai.
Eppure gli chiediamo di essere professionisti, di andare bene a scuola, di dare le indicazioni giuste e, dulcis in fondo, di vincere le corse.
Direi che questo sistema non funziona bene per nessuno, eppure pare che sia così per forza; tranne che tu sia figlio di un milionario e che la famiglia ti appoggi, oltre ad avere un gran talento!
Oddio, mi sono lasciato prendere la mano e non riesco a fermarmi. Chiedo scusa, ma prima di finire dico l’ultima: ho visto un padre urlare al figlio (che era arrivato quarto in una gara di Coppa Italia) che era uno stupido perchè non era riuscito a passare il terzo affondando la staccata alla morte. Stupido al proprio figlio! E non è stato e non sarà l’unico…
Prometto che la prossima sarà più breve… Ciao
Grande Robi, hai centrato il problema!
Mai portare i bambini ad esser prof. i piccoli devono divertirsi, socializzare ed imparare ma neanche arrivare a trattare da “bimbi” quelli della gp2 o Ws e formule limitrofe, accompagnarli si (come potrebbe essere altrimenti sono i loro figli). Comunque una ricetta non esiste solo a volte dispiace veder talenti bruciati.