Diario di un fine-settimana monegasco in tono dimesso: poche persone in giro, ancora meno sulle tribune, per colpa dei costi troppo elevati
di Fabrizio Corgnati
Una volta tanto, non parliamo di motori. Chi infatti ha avuto la fortuna di assistere dal vivo al weekend del Gran Premio di Montecarlo, più che dall’ennesimo e scontato dominio di marca Brawn GP è stato colpito da una circostanza extra-sportiva: il drammatico calo delle presenze.
Le cifre, come sempre in questi casi, sono discordanti (voci di paddock parlano di una diminuzione che supera il 40% rispetto all’anno scorso), ma sul punto non ci possono essere dubbi. E se può far piacere, una volta tanto, trovare le vie di accesso alla zona bassa della città sgombere da autovetture (l’unico momento di coda si è avuto in occasione della solita riapertura della pista a fine giornata, quando non pochi fortunati percorrono più volte il rettilineo per mettere in mostra i loro lussuosi bolidi), per il resto c’era ben poco da ridere.
Nonostante il meteo favorevolissimo, le strade del Principato erano semi-deserte, i tavolini di fronte ai bar mezzi vuoti, le consuete bancarelle che vendono merchandising dimezzate, i biglietti venduti quasi inesistenti. Scene che, a Montecarlo, non si ricordavano a memoria d’uomo. Persino le barche ormeggiate al porto erano in numero inferiore al solito, salvo gli onnipresenti yacht di Flavio Briatore e Vijay Mallya.
Insomma, un Gran Premio di Montecarlo decisamente sottotono, benchè l’atmosfera che si respira nella città e il suo fascino restino intatti. E mentre alcuni proprietari di case hanno dovuto accettare di diminuire i comunque stellari canoni di affitto delle terrazze che si affacciano sul circuito per il fine-settimana di gara, pur di riempirle anche quest’anno, i prezzi dei party della sera sono rimasti i soliti, pur di mantenere una parvenza di esclusività (si parla di svariate migliaia di euro per un tavolo al Billionaire o all’Amber Lounge della sorella di Eddie Irvine, Sonia). A costo di avere locali mezzi vuoti. Tanto che molti (compreso il sottoscritto) hanno preferito fare qualche chilometro in più e tornare ad Alassio, dove almeno in serata il movimento non manca.
Quindi è ufficiale: la crisi ha colpito anche la Formula 1 e persino il suo avamposto del lusso per eccellenza. Forse è venuto il momento di pensarci seriamente, alla riduzione dei costi…
Fabrizio Corgnati





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Si ben detto. Non se ne può più di vedere tribune vuote solamente perchè i biglietti esigono un mutuo per essere pagati. Se si continuerà così, pian piano, finalmente si arriverà ad avere un abbassamento dei costi per poter assistere ad un gp, importi più ragionevoli, come lo sono
per tante altre categorie definite minori.