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ME AND MY HELMET – Manca solo la banana

Pubblicato 29/03/09 20:56 da Fabrizio Corgnati

Una gara in cui ha vinto la Formula 1: spettacolare e convincente (con la sola eccezione dei commissari di gara). Chi è mancato? La banana d’ordinanza di Ross Brawn…

di Fabrizio Corgnati

Il Gran Premio d’Australia? Più che la Brawn, a vincerlo è stata la Formula 1 nel suo insieme. La gara di Melbourne è di quelle che ti riconciliano con la categoria regina: lotte, sorpassi, rimonte e risultati inaspettati. Nessun avvicendamento in corsia dei box, ma tanti duelli ruota a ruota in pista, alcuni conclusi per il meglio, altri culminati con spettacolari ma incruenti incidenti.

Insomma, tutto quello che vogliamo vedere dalla F1. Merito dei KERS, rivelatisi fondamentali in fase di partenza e di sorpasso, ma soprattutto della nuova aerodinamica, che ha prodotto sì vetture dall’impatto estetico molto discutibile (ci abitueremo… o no?), ma ha anche ottenuto finalmente l’obiettivo a lungo inseguito dalla Federazione, quello di consentire alle vetture di seguirsi in scia.

Nonostante gli inciampi invernali (vedasi il nuovo sistema di punteggio), insomma, la FIA questa volta è promossa a pieni voti. O quasi, visto l’operato non impeccabile dei commissari di gara a Melbourne. Oltre ad una penalità eccessiva inflitta a Sebastian Vettel per un incidente di gara, che si inserisce nel vergognoso solco di severità oltre ogni limite già tracciato l’anno scorso (per esempio a Spa), gli stewards non hanno dimostrato grande capacità ritardando pericolosamente l’ingresso della safety-car in occasione del violento impatto di Nakajima e poi lasciandola in pista troppo a lungo.

Ma il dato più confortante è senza dubbio la ritrovata centralità dei piloti. La gara di oggi ha messo in luce i talenti più cristallini della Formula 1, finalmente in grado di esprimere le loro capacità con mezzi all’altezza della situazione. Parliamo di Sebastian Vettel e Robert Kubica (che purtroppo hanno vanificato tutto con un incidente un po’ sciocco nel finale), di Jarno Trulli (in grado, seppur supportato bene dalla sua Toyota, di recuperare dalla partenza ai box fino ad un podio provvisorio prima della penalizzazione), di Fernando Alonso, Nico Rosberg e anche del giovane Sebastien Buemi, che è riuscito a portare a casa un punticino certamente fortunoso, ma raggiunto al termine di una gara priva di sbavature su un circuito a lui sconosciuto.

Ma soprattutto, parliamo di Lewis Hamilton. Se qualcuno, dopo la fantastica stagione 2008 del pilota della McLaren, avesse avuto ancora qualche dubbio sulle sue capacità, oggi l’anglo-caraibico ha dimostrato di essere un vero fenomeno hors-categorie. Ha guidato, in altre parole, da campione del mondo. Con una vettura ben più lenta della concorrenza, partendo dall’ultima posizione della griglia, Hamilton ha rimontato fino ad ottenere un podio in quella che è stata probabilmente la miglior gara della sua carriera. Non senza un pizzico di fortuna, certo, ma anche questa è una dote imprescindibile del vero campione.

Poco da dire in merito al capitolo Brawn GP. Le previsioni della vigilia sono state tutte confermate: questa vettura è indubbiamente la migliore, frutto dello straordinario lavoro di un vecchio volpone come Ross Brawn (a proposito, che fine ha fatto la banana d’ordinanza?) e ha permesso a Button di portare a casa un successo senza errori (tutto facile, dopo aver sofferto per anni per cogliere la sua prima vittoria) e anche ad un falloso Barrichello di accodarsi al suo compagno di squadra sul podio. Con tutto il rispetto per Rubinho, con quella vettura oggi sul podio ci sarebbe finito anche l’indimenticato Yuji Ide.

Al ballo dei debuttanti manca solo un nome: quello della Ferrari. Che dire… sarà per la prossima volta.

Fabrizio Corgnati





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