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ME AND MY HELMET – Quando le squadre scendono in campo

Pubblicato 09/03/09 19:24 da Fabrizio Corgnati

Finalmente anche dai team arriva un sostegno diretto per rendere più economicamente efficiente e vicina al pubblico la Formula 1 del futuro. Ne parla Fabrizio Corgnati nell’ultima puntata della sua rubrica “Me and my helmet”.
La rivoluzione della F1 è marchiata FOTA>
La ricetta di Montezemolo per il futuro della F1
Tutte le novità proposte [...]

Finalmente anche dai team arriva un sostegno diretto per rendere più economicamente efficiente e vicina al pubblico la Formula 1 del futuro. Ne parla Fabrizio Corgnati nell’ultima puntata della sua rubrica “Me and my helmet”.

Testo La rivoluzione della F1 è marchiata FOTA>
Testo
La ricetta di Montezemolo per il futuro della F1
Testo Tutte le novità proposte dai team
Testo Fry: “Tutti i team ci hanno aiutato”
Testo Nessun team lascerà fino al 2012
Testo Briatore: “Una Formula 1 meno clinica”

di Fabrizio Corgnati

Un vecchio e (diciamocelo pure) nemmeno troppo originale detto popolare ricorda che “chi fa da sè fa per tre”. Apparentemente, la voce deve essere giunta anche all’orecchio dei team principal della Formula 1 che, dopo anni di fallimentare gestione Mosley, hanno deciso di prendere in mano le redini della situazione e di proporre in prima persona le regole per il futuro della massima Formula.

Detta così, sembrerebbe l’uovo di Colombo. Eppure, per dar retta a quel proverbio – abusato sì, ma senza dubbio veritiero – i boss delle scuderie ci hanno messo tanti, troppi anni. Stretti nella morsa da un lato dal plenipotenziario presidente della Federazione, dall’altro dal grande burattinaio Ecclestone, le squadre a lungo non hanno saputo far meglio che darsi battaglia l’un l’altra. Ferrari contro McLaren, McLaren contro Renault, costruttori contro team indipendenti. Bernie, dal canto suo, che il motto romano “divide et impera” lo conosce meglio di chiunque altro (forse perchè all’epoca di Cesare era già vivo e attivo nel business, chi può dirlo…), dopo aver raggiunto la vetta della F1 come capofila delle scuderie, lasciava volentieri scannarsi i boss.

Ora, d’improvviso, forse sotto la minaccia di una crisi mondiale che imperversa, i team principal hanno improvvisamente seppellito l’ascia di guerra e in pochi mesi hanno creato un’associazione, la FOTA, in grado di presentare finalmente proposte sensate per un futuro sostenibile della Formula 1. Idee non certo originali, ma concepite da chi sulla materia è veramente preparato e che, non a caso, seguono linee guida già richieste a gran voce da più parti sulla stampa specializzata e non solo.

Tralasciando per ora gli aspetti tecnici, che saranno oggetto di un’ulteriore analisi, le proposte si possono riassumere in due filoni principali: riduzione dei costi e aumento dello spettacolo. I temi non sono di certo nuovi: inedito è però l’approccio. Per il capitolo denaro, la FOTA ha messo al primo punto una parola chiave che Mosley, in tanti anni di presidenza, non ha mai dimostrato di aver compreso: stabilità. Al posto di un continuo cambiamento regolamentare, linee di sviluppo tecnico fissate con largo anticipo, con l’introduzione di elementi standard ma senza ridurre la F1 a un monomarca, snaturandone il DNA. In termini di spettacolo, la key word è invece comprensibilità, che si traduce in più dati offerti al pubblico.

Invece dei paranoici segreti di Pulcinella che le scuderie tenevano nascosti addirittura ricorrendo ad esperti provenienti dalla CIA o dall’FBI, la possibilità di conoscere i carichi di carburante alla partenza, le specifiche di gomme, la benzina immessa ai rifornimenti, e di fruire meglio la gara anche con l’aiuto di nuove grafiche e dei siti Internet. E, con il rischio di essere accusati di parzialità, ci sembra valga la pena di sottolineare quest’ultimo punto, un aspetto a lungo troppo sottovalutato da chi, come Ecclestone, appartiene inevitabilmente ad una generazione pre-web, non fosse altro che per questioni di età.

Senz’altro apprezzabili sono anche due proposte più volte auspicate anche dal sottoscritto: la prima è la proibizione (a lungo termine) dei rifornimenti, più volte auspicata anche dal sottoscritto, che da un lato spingerebbe i tecnici a impegnarsi nella progettazione di motori dal minor consumo (con evidenti ricadute sulla serie), dall’altro costringerebbe i piloti a sorpassi in pista (senza attendere l’intervento della strategia ai box) e alla gestione del carburante e dell’assetto continuamente variabile della monoposto. La seconda, sempre nell’ottica di una spinta all’aumento dei sorpassi, è la modifica al punteggio per aumentare il distacco tra primo e secondo posto, in modo da incentivare i drivers a rischiare il risultato acquisito in vista di un vantaggio in classifica.

Sarà finalmente la volta buona per vedere una nuova età d’oro della Formula 1? La prudenza è d’obbligo, non fosse altro per le numerose scottature che ci è toccato subire negli ultimi anni. Ma una cosa è certa: per cambiare davvero le regole del gioco, ci vogliono le squadre. E, finalmente, anche loro se ne sono accorte.

Fabrizio Corgnati





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