di Fabrizio Corgnati
Più che di Formula 1, sembra trattarsi di una enorme, interminabile, machiavellica partita a scacchi. Da una parte il fronte dei costruttori, riunito nella FOTA, dall’altra la premiata ditta Mosley-Ecclestone, attraverso cui sono passate tutte le vicende degli ultimi 15 anni della Formula 1. La posta in palio è enorme e si può riassumere in una semplice espressione: il futuro del circus iridato. Con tutto il suo contorno di enormi interessi e cifre che superano ampiamente gli otto zeri.
Alla situazione di stallo, di muro contro muro, che viviamo oggi si è giunti in realtà attraverso un percorso durato molti anni: la prima mossa di questa partita, infatti, risale a svariati decenni orsono. In questo lungo periodo non sono mancati i corsi e i ricorsi della storia e non si può comprendere correttamente la situazione attuale se non tenendo a mente tutto ciò che è avvenuto prima.
E la storia insegna soprattutto una regola: l’amore tra i costruttori e la Formula 1 può essere intenso e travolgente, ma si conclude sempre con un frettoloso divorzio. Le grosse case, infatti, non possono garantire un coinvolgimento duraturo nelle corse: al sopraggiungere della prima situazione di crisi economica il consiglio d’amministrazione di turno ha gioco facile nel depennare una voce di spesa del tutto estranea al core business, che è e rimane quello di vendere automobili. Lo zoccolo duro della griglia è costituito invece da chi ha il solo scopo di correre e, pertanto, non può sopravvivere senza corse: i team indipendenti.
Il grosso errore di Mosley a cavallo tra fine anni ‘90 e inizio anni 2000 è stato proprio questo: dare troppo potere ai costruttori, per averne l’appoggio politico, portando al fallimento uno dopo l’altro i team indipendenti. E ora che i nodi stanno venendo al pettine, la Federazione è costretta a fare marcia indietro per riaprire la porta ai “garagisti”.
Le più recenti mosse di questa partita risalgono agli ultimi mesi. I costruttori alzano la cresta e intendono far sentire la propria voce, scaduto l’attuale Patto della Concordia, per riscrivere le regole della Formula 1: così costituiscono l’associazione denominata FOTA, presentata in pompa magna a Ginevra. Ecclestone inizia a temere la potenza delle case riunite in fronte unico e le tenta tutte per spezzarne la compattezza: il caso diffusori (Brawn, Williams e Toyota contro Ferrari, McLaren e Renault) e il “lie gate” (McLaren contro tutti). In questo è aiutato anche dalle vicende della pista, dove i vecchi “big”, che costituiscono l’anima della FOTA, iniziano a soffrire gli assalti dei piccoli.
Ma non basta ed ecco che la Federazione sfodera l’arma definitiva: il nuovo regolamento 2010, fatto apposta per spezzare in due le squadre. Esso, infatti, prevede una F1 a due velocità: da una parte gli spendaccioni, che dovranno sottostare a restrizioni tecniche simili a quelle di quest’anno; dall’altra chi può spendere meno e accetta il tetto ai budget, godendo così di maggiori libertà.
Inevitabile che ai team indipendenti la misura vada a genio, ai big molto meno. Così come inevitabile è la reazione, di fronte a questo scacco, del re dei team, con la minaccia dell’addio e tutta la pressione che politicamente quest’atto porta con sè. La partita è ancora lunga, ma alla fine terminerà ancora una volta con un pari e patta, perchè è interesse di tutti che il giocattolo continui a funzionare. La Formula 1, d’altra parte, per prosperare ha bisogno di un saggio tiranno, non certo d iun gruppetto di manager litigiosi come la FOTA.
Nulla di nuovo sotto il sole, insomma. Persino la minaccia di un addio della Ferrari è tutt’altro che inedita. Il precedente risale al 1986, quando il drake Enzo Ferrari ordinò al suo progettista Gustav Brunner la realizzazione di una “Ferrari Formula Cart” che avrebbe dovuto correre in America l’anno successivo. In realtà, si trattava soltanto di un messaggio alla Federazione: o cambiate le condizioni economiche oppure non firmiamo il nuovo Patto della Concordia. Alla fine, l’accordo si trovò e la vettura in questione, oggi custodita al Museo dell’Automobile di Torino, non calcò mai le piste d’oltreoceano. Ma era riuscita ugualmente a scrivere un’importante pagina di storia.
Dunque, cari tifosi del Cavallino Rampante, non disperate. Perchè se è vero che una Formula 1 senza Ferrari è inconcepibile, è altrettanto difficile immaginare una Ferrari senza F1. E questo Luca di Montezemolo lo sa bene quanto Bernie Ecclestone.
Fabrizio Corgnati