di alessandroabramocarretti
Il Campionato Americano è stato il primo a giungere nel Sol Levante più di 40 anni fa. Prima della F1 e ancor prima della CART. Era il 1966, Mario Andretti vinceva il suo 2° titolo in carriera bissando quello dell’anno prima. In quella curiosa stagione c’erano due gare degne d’attenzione per peculiarità: il Pikes Peak Auto Hill Climb, un GP con vetture monoposto fuoristrada e la Fuji Race sul circuito omonimo. Quella di Pikes Peak in realtà era l’ultimo refuso di un’era ormai scomparsa in Europa, ma che nello USAC avrebbe retto ancora fino al 1970. L’era in cui le ‘monoposto’ correvano su circuiti stradali e che negli states ha perdurato a lungo anche sui ring, i queli per molto tempo hanno mantenuto l’aspetto sterrato. La Pikes Peak invece è stata veramente l’ultima gara su circuito misto sterrato per ‘vetture a ruote scoperte’. Va aggiunto anche che in america le monoposto da sterrato erano molto diverse da quelle per tracciato asfaltato o a lastre di cemento. Avevano un roll-bar in tubolari saldati sopra l’abitacolo del pilota, avevano un passo un po’ più corto ed anche la scocca era molto meno aerodinamica delle consorelle da asfalto. Potremmo dire che la gara di Pikes Peak era l’eccezione alla regola in campionato. L’altra eccezione era appunto la gara giapponese. Più di un’eccezione, era l’unica gara non-valevole in calendario. Quella primissima edizione sulla pista nipponica del Campionato Americano andò, neanche a farlo apposta a Jackie Stewart, che ironia del destino non correrà mai un GP del Giappone di F1 in quanto la massima serie giungerà in Estremo Oriente, sempre a Fuji, soltanto nel 1976.
Lo scozzese nel ’66 oltre alla stagione di F1, si impegnò per la prima volta anche nel Campionato Americano dove prese parte alla 500 miglia di Indianapolis ed al GP del Giappone. Sesto nell’Indiana e trionfante nel Sol Levante. L’unico a seguire da vicino Stewart fu Bobby Unser. Il Campionato Americano dopo quella prima trasferta, tornerà in Giappone solo nel 2003. La F1 disputa la sua gara nipponica dalla metà degli anni ’70 per due stagioni, e poi dal 1987 ininterrottamente a Suzuka, in più ha fatto tappa per un biennio ad Aida per il GP del Pacifico. La CART già dal 1998 è approdata a Motegi, ma nel 2002 con la profonda crisi, corre l’ultima edizione sul Twin Ring. Dopo quasi 40 anni anche lo USAC torna proprio a Motegi che riprende il testimone dal Campionato CART.
In cinque edizioni, la CART regala al messicano Adrián Fernández il primato di vittorie (2) nel biennio ’98-’99. Andretti firma l’edizione del 2000 e Kenny Bräck, reduce dal titolo IRL 1998, quella del 2001. Nel 2002, il giovane del momento, Bruno Junqueira trionfa sulla pista nipponica senza sapere che dall’anno seguente, sarebbe arrivato in scuderia il debuttante d’oro: Sebastien Bourdais. L’arrivo del Campionato Americano nel 2003, è segnato dalla vittoria di Scott Sharp, titolato nel 1996. Dan Wheldon ha il primato di vittorie per la IRL, con il biennio 2004-2005 e nell’ultima stagione Motegi, è solo il 2° successo della più grande stagione del britannico con un titolo conquistato in modo trionfale. Nel 2006 vittoria a Castro-Neves, quell’anno che da favorito lo vide crollare inesorabilmente di fronte al compagno Hornish. Nel 2007, in mezzo alla lotta testa-testa Franchitti-Dixon, Tony Kanaan si ritaglia il suo momento di gloria anche a Motegi. A fine stagione rimpiangerà di essere stato estromesso dalla lotta al titolo per troppe occasioni sprecate. Il 2008 è un anno storico per l’automobilismo tutto. Danica Patrick diviene la prima donna a vincere una gara di massima serie per monoposto nella storia. E così dopo che Maria Antonietta d’Avanzo, Maria Teresa de Filippis, Maria Grazia ‘Lella’ Lombardi, Janet Guthrie, Desiré Wilson, Giovanna Amati, Lyn St. James, Sarah Fisher, Katherine Legge e Milka Duno hanno tentato, e tentano, fra le varie CART, F1 e USAC ti battere i prodighi maschietti, la ragazza dell’Ohio riesce nell’impresa che manda un subbuglio il mondo intero. Con una accorta tattica messa su dall’Andretti-Green riesce nel sogno di sempre, arrivare prima davanti a tutti i più forti e abili colleghi del sesso opposto. E’ un colpo incredibile per la IRL e la news rimbalza dappertutto in ogni parte del globo, compare sui giornali e fa della Patrick l’eroina del momento. Dentro e fuori dei Paddock.
Quest’anno la situazione è molto diversa, le AGR già la scorsa stagione avevano un gap di ritardo dal duo Ganassi-Penske sensibilmente percettibile, ma quest’anno le 4 vetture dei Patron Michael e Kim Green, sono in un momento di vero disorientamento. Capitan Kanaan, dopo le sfuriate delle settimane passate per tattiche di gara decisamente poco accorte, è ‘rientrato’ nei ranghi, conscio che l’unico modo per uscire dall’empasse è fare squadra (l’ingaggio di Montagny a Sonoma era una delle chiavi per sbloccare la situazione). La Patrick quest’anno è poco appariscente, per non parlare di Andretti. Mutoh ha peggiorato le prestazioni in pista anche se in alcuni casi si è mostrato risolutivo ma non troppo. Chi si è avvantaggiato da tutto questo, sono state le scuderie minori o da mezza griglia, e le ex-CART. Fra queste ha eccelso la Vision che in due occasioni ha spedito prima Hunter-Reay poi Carpenter, fino al secondo posto. Discorso a parte per le due scuderie di testa. Ganassi e Penske si sono divise piuttosto equamente le vittorie in pista, con Ryan Briscoe come il favorito d’oro di questa stagione e il duo Franchitti-Dixon all’inseguimento.
Ultimamente, proprio in virtù della bellissima vittoria a Chicago, Briscoe ha rilasciato una lunga intervista dove si mette abbastanza a ‘nudo’ per quanto riguarda i ricordi, i traguardi, i sogni e la stagione. E dove ricorda che lì, proprio a Chicago cinque anni fa ha visto la morte in volto rischiando di interrompere la propria carriera nell’anno di debutto in una massima serie per monoposto. Nella stessa intervista elogia Scott Dixon per la correttezza che ha verso gli avversari e ricorda che anche all’arrivo in Ganassi, il neozelandese non ha mai ostentato antipatia e che anzi è sempre stato estremamente professionale e disponibile. A Briscoe, viene chiesto anche a due gare dalla conclusione, chi sia, secondo lui, il più temibile degli inseguitori. Per il ‘canguro’ non c’è dubbi, nonostante sia così distante, reputa Scott l’avversario più temibile. A questo punto possiamo prospettarci da una prima donna a Motegi 2008 ad una prima ‘donna’ a Motegi 2009.
Albo d’oro GP Pacifico:
1960 Stirling Moss (GB)
1961 Stirling Moss (GB)
1962 Roger Penske (USA-Ohio)
1963 Dave MacDonald (USA-California)
1994 Michael Schumacher (D)
1995 Michael Schumacher (D)
Albo d’oro USAC/IRL:
1966 Jackie Stewart (GB)
2003 Scott Sharp (USA-Connecticut)
2004 Dan Wheldon (GB)
2005 Dan Wheldon (GB)
2006 Helio Castroneves (BR)
2007 Tony Kanaan (BR)
2008 Danica Patrick (USA-Ohio)
Albo d’oro F1:
1976 Mario Andretti (USA/I)
1977 James Hunt (GB)
1987 Gerhard Berger (A)
1988 Ayrton Senna (BR)
1989 Alessandro Nannini (I)
1990 Nelson Piquet (BR)
1991 Gerhard Berger (A)
1992 Riccardo Patrese (I)
1993 Ayrton Senna (BR)
1994 Damon Hill (GB)
1995 Michael Schumacher (D)
1996 Damon Hill (GB)
1997 Michael Schumacher (D)
1998 Mika Häkkinen (SF/FIN)
1999 Mika Häkkinen (SF/FIN)
2000 Michael Schumacher (D)
2001 Michael Schumacher (D)
2002 Juan Pablo Montoya (COL)
2003 Rubens Barrichello (BR)
2004 Michael Schumacher (D)
2005 Kimi Räikkönen (SF/FIN)
2006 Fernando Alonso (E)
2007 Lewis Hamilton (GB)
2008 Fernando Alonso (E)
Albo d’oro CART:
1998 Adrián Fernández (MEX)
1999 Adrián Fernández (MEX)
2000 Michael Andretti (USA-Pennsylvania)
2001 Kenny Bräck (S)
2002 Bruno Junqueira (BR)
alessandroabramocarretti





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