C’è un particolare importante che emerge dalla sentenza di Parigi: la Ferrari aveva diritto al veto sui cambi di regolamento. Ma doveva usarlo al momento opportuno. E non l’ha fatto…
di Vittorio Alfieri
PARIGI – A Monte-Carlo si scaldano i motori per il sesto appuntamento dell’anno, ma sotto il naso di Stefano Domenicali sfilano più carte bollate che diagrammi tecnici.
La Ferrari il round più importante della settimana l’ha già perso, perché il ricorso presentato contro le regole del 2010, “elaborate unilateralmente senza rispettare le procedure concordate”, per il Tribunale delle Grandi Istanze di Parigi non sta in piedi.
Era una questione privata fra la Ferrari e la Federazione: la Scuderia sui cambi di regolamento rivendicava il diritto di veto che proprio Max Mosley, su spinta di Bernie Ecclestone, aveva generosamente concesso a Jean Todt nel 2005 per evitare la fuga del Cavallino dalla Formula 1.
Mosley non ha mai avuto dubbi: la battaglia in tribunale l’avrebbe vinta lui. Perché nel 2008 “con la FOTA, anziché dimostrare fedeltà alla FIA, la Ferrari si è negata il diritto di veto”. In realtà, secondo Jacques Gondrand de Robert che ha esaminato la vertenza al Tribunale di Parigi, il diritto di veto vale eccome. Solo che Maranello avrebbe dovuto esercitarlo il 17 marzo o il 29 aprile, cioè nelle sedute del Consiglio Mondiale.
La sostanza non cambia: la Ferrari la causa l’ha persa, non ha più il potere politico dei tempi di Todt che non solo si procurava i diritti di veto, ma soprattutto sapeva quando usarli. Per contro, chi si rafforza è sempre più Mosley. Che appreso il verdetto, affonda il coltello. E adesso ha la strada spianata.





|
|
|
cordero non ha le palle di competere con regole uguali, i notri raccomandati devono andare a casa, c’è un ferrari che dovrebbe prendere la presidenza. la ferrari non deve ritirarsi, meglio ultimi che sconfitti
Questi sono giochi di potere; Fia da una parte e Ferrari dall’altra, cercano di ottenere il massimo dei vantaggi per i propri interessi. Vedremo dopo tutte queste prese di posizione battagliere, che si troverà un accordo. Non credo che questa sorta di guerra, un po’ finta e mediatica, porterà a grossi cambiamenti.