di Vittorio Alfieri
C’è una cosa su cui il Consiglio Mondiale proprio non transige: la menzogna. La B.A.R nel 2005 fu bloccata per due gare non tanto per il doppio serbatoio, quanto per l’atteggiamento sprezzante tenuto in sede di verifica a Imola.
Ci fosse stata solo l’irregolarità tecnica, alla FIA sarebbe bastato cancellare i risultati pregressi. Ma di fronte alla ripetuta richiesta di vuotare completamente il serbatoio, i meccanici si ostinavano a mentire e a ripetere che la benzina a bordo fosse esaurita. Mentre, come spiegò Max Mosley, “ce n’erano ancora altri 15 litri”. Ben nascosti.
Con un precedente così, la McLaren dopo la sentenza del Consiglio Mondiale può ritenersi graziata. Perché è vero che per la falsa testimonianza di Hamilton in Australia paga con tre gare di squalifica, ma può beneficiare della condizionale, con sospensione della pena per un anno.
Martin Whitmarsh salva capra e cavoli: se stesso e la Mercedes. Ha fatto presa sui giudici cospargendosi il capo di cenere, si è limitato ad ascoltare le imputazioni e non ha osato ribattere. Il resto l’hanno fatto indirettamente i vertici della casa tedesca, pronti a ridiscutere l’impegno con McLaren – e Formula 1 – in caso di forti sanzioni. E pur non di non perdere un costruttore di peso come Mercedes, a Parigi non si è calcata la mano.





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