MILANO – Gli chiedono un’autopresentazione in tre aggettivi. Risponde: “Determinato, tranquillo e distaccato”. Gli chiedono quando è soddisfatto uno come lui. Risponde secco: “Mai”.
Robert Kubica non era soddisfatto nemmeno il 2 agosto del 2006, quando alla vigilia del Gran Premio di Ungheria si presentò l’opportunità di debuttare in Formula 1 al posto di Jacques Villeneuve, giubilato senza troppi complimenti dopo l’incidente di Hockenheim: “Avrei voluto attendere – rivela Robert – e spiegare che era troppo presto per me. Volevo aspettare ancora un altro anno. Invece no, le opportunità bisogna coglierle”.
Quello che non ha fatto la BMW nel 2008, quando a luglio, su spinta di Mario Theissen, ha bloccato lo sviluppo della macchina spostando tutte le energie sul progetto del 2009, nonostante Kubica fosse brillantemente in lizza per l’iride. Robert ancora recrimina. E non lo nasconde: “Eravamo vicinissimi alla testa del gruppo e non abbiamo colto l’opportunità. Per questo l’anno scorso sono rimasto deluso”.
È stato così che si è aperto lo strappo. E Robert non sembra così intenzionato a ricucirlo. Soprattutto perché in 3 anni ha capito come lavora il team e non ha paura di dirlo al mondo, senza tanti giri di parole e soprattutto, senza passare per i filtri degli addetti stampa: “Nei momenti difficili, squadre come Ferrari e McLaren recuperano in fretta. All’inizio della stagione la McLaren era nettamente inferiore a noi. Poi, quando la FIA ha autorizzato i diffusori doppi, ci hanno sorpassato. Gli altri sviluppano più rapidamente, si adattano meglio. Questa è la mia impressione”. L’impressione di tutti.
Vittorio Alfieri





|
|
|





