Nella prima puntata della sua nuova rubrica “Bomboloni”, il nostro Roberto Cinquanta ricorda una grande firma del giornalismo sportivo, l’indimenticato direttore della “Gazzetta dello Sport” Candido Cannavò, che si è spento ieri
di Roberto Cinquanta
Ieri, era malauguratamente nell’aria, è venuto meno Candido Cannavò. L’idea è un ricordo doveroso ma tutto vuole essere il ricordo di un uomo che ha vissuto le sfumature di questa professione veramente a 360 gradi.
Inizia giovanissimo e da giovane nell’animo conclude alle soglie di una svolta epocale che già esiste, nella sua infinità “curiosità bambina” condita di lavoro, tanto lavoro: quella che chiamo penna bianca, l’esperienza. Forse lui avrebbe voluto vedere come andrà a finire questo new media, Internet, in cui mi muovo sicuro, benché non lo conoscessi. Sarebbe stato curioso di vedere chi vince o solo che succede, di sicuro con equilibrio e mestiere si sarebbe ulteriormente ringiovanito in una sfida così enorme.
Come commenti una figura come la sua? Difficile. Un piacere per gli occhi quando leggi, un piacere a sentire le testimonianze di chi ci lavorava, un appassionato insomma della sua vita che era il mestiere, il lavoro, le relazioni con tutti e di più. Proprio questo punto mi ha colpito in questa mia giornata televisiva tra festival e tg dove lo ricordano: una persona che come tutti avrà avuto difetti (?) ma mossa dalla passione nelle relazioni con tutti, collaboratori, giovani stagisti e vecchi marpioni della penna, sportivi e non solo. Anche Gianni Agnelli ha detto cose di lui che “ti fanno piacere”: dal pulpito al palpito insomma.
Sono conscio che sembra nata a Cremona questa mia, come i famosi violini, ma se Internet ed i new media esistono non è grazie a gente così?
Concludo dicendo grazie a Cannavò e a quelli come lui (Brera ecc.): se per me ha senso fare quello che facciamo è anche per merito loro. La speranza è quella di servire il pubblico, informandolo, e lasciare nelle persone, anche solo una, un’impronta della nostra volontà. Morta una firma, rimane la fiamma del tedoforo, che è la passione per questo lavoro.
Roberto Cinquanta
Mi piace molto quello che hai scritto.
Paolo