
Ad ormai sempre meno giorni dall’inizio della stagione iniziano le paure, i timori di un cambiamento troppo drastico ed illogico per il precedente modo di vedere le corse. Nessuno capisce più nulla, i piloti dovranno solo spingere e vincere, a Melbourne il secondo posto non conterà più.
di Antony Rodella
MILANO – Nove giorni su due mani si contano e sugli occhi si vedono, soprattutto in quelli dei protagonisti che solamente oggi, a nove giorni da Melbourne, hanno scoperto per cosa corrono: per vincere.
Non c’è da piangere, ma solo da sorridere nel vedere la Federazione che se ne frega delle conferenze e delle riunioni dei costruttori e alla fine, come sempre, fà come gli pare. Un pò come voleva Bernie sarà il pilota con il maggior numero di vittorie ad aggiudicarsi il titolo mondiale, dimentichiamoci quindi di fare i conti, costruttori a parte “ovviamente”.
Chissà come sarà questa Formula 1 che si proclama più semplice e più apaerta al pubblico, già ce li vedo svogliati e assonnati i vari Raikkonen e compagni a scrivere firme su firme ai venerdì, i giornalisti con calcoli astronomici grazie ai pesi dei primi dieci dopo le qualifiche e guai al primo che mette una sola ruota fuori dai circuiti da Gran Premio, i team ci hanno provato, ma la FIA è rimasta sui suoi passi: i test non esistono più.
Intraducibili peggio di un testo in cinese antico i test che si stanno pian piano esaurendo: non esiste alcun pazzo al mondo che sia in grado di credere che Barrichello e Button siano davvero i più forti, gli inarrivabili, gli extraterrestri, quelli da battere insomma. I bookmakers li tengono ancora a 500, la quota più alta in assoluto che viene data solo a chi è nuovo a chi per storia e fama è sempre stato in fondo e non ha mai vinto nulla. Certo che se a Melbourne sarà una Brawn a tagliare per prima la bandiera a scacchi, molta gente avrà di cui pensare, i giapponesi prima di tutto.
Noi tutti abbiamo in test come sempre McLaren e Ferrari o Ferrari e McLaren, non è umanamente accettabile da parte del cervello di un appassionato di questo sport fare rimozione totale e scrivere Brawn per di più se poi bisogna associarci i nomi di Jenson e Rubens. Ma dai, ma ci avete mai pensato in questi bizzari giorni di infinita attesa? Cioè, ma che mondo sarebbe se Barrichello a 36 anni suonati vincesse il mondiale? C’è gente capace di avere crisi isteriche e convincersi che in sessant’anni di mondiale non ha capito un cavolo di Formula 1.
A nove giorni da Melbourne non è però ancora il momento di parlare di pronostici e fantomatici vincitori, quindi meglio concentrarsi sulla realtà dei fatti (e se i tempi della Brawn fosserò la realtà dei fatti?, no dai impossibile). Da quest’anno i piloti spingeranno fino ad oltrepassare il limite tutte le volte che servirà per arrivare primi, il secondo ed il terzo posto perderanno improvvisamente di valore a partire dal semaforo verde dell’Albert Park, a meno che il diretto interessato non punti al titolo. Sarà un modo diverso anche di vedere le gare, ci ricorderemo ogni singola vittoria con maggior lucidità e le tipiche espressioni come “limitare i danni” o “pensare al campionato” passeranno definitivamente alla storia.
Infine, anche quelli della FIA, come noi abbiamo continuato a fare in questi anni, torneranno a chiamare le gomme da pioggia leggera “intermedie” e le gomme da pioggia pesante “da bagnato”, almeno una cosa sensata tra mille cavolate l’hanno fatta.
Nove giorni sono nove notti da passare insonni con l’ansia di qualcosa che sentiamo di non conoscere, dì non capire ma in cuor nostro speriamo possa essere in gradi farci impazzire come un ultima curva di Interlagos, una turn one di Suzuka anche se nella testa ci chiediamo se potranno esistere ancora momenti del genere. Abbiamo la paura che stiano cambiando troppe cose, il problema non è solo la quantità, ma soprattutto la maniera in cui stanno mutando, forse illogica per il nostro pensiero corsaiolo. Iniziate a preparare le valige, l’Australia ci aspetta.
…meno nove a Melbourne!









