di Antony Rodella
La mattina di martedì 12 maggio a Maranello non era una mattina come le altre, chi doveva riunirsi col presidente Montezemolo ben lo sapeva. La scuderia del cavallino rampante ha iniziato malissimo il mondiale 2009 di F1, forse uno dei peggiori della storia delle rosse, ci si aspettavano quindi grossi cambiamenti al muretto, scelte drastiche per cambiare rotta e tornare al vertice in breve tempo. Invece, nel pomeriggio di martedì 12 maggio, abbiamo scoperto che la Ferrari sta seriamente pensando di lasciare la Formula 1.
In passato sono capitati parecchi casi di rumours di ritiri anche da parte di altre squadre, tutte minacce messe li per ottenere soldi in più dai diritti TV di Ecclestone. Ma rumours erano tali e dal nulla dove erano nati se ne erano pure andati. Ma quando la Ferrari scrive invece un cominicato ufficiale che puntualizza la possibilità di ritiro, anzi la decisione di ritiro nel caso le regole appena approvato dal Consiglio Mondiale non vengano ritirate, beh forse un pò di preoccupazione è meglio farsela.
A questo punto viene da chiedersi: ma se in tempi passati dicevamo che la FIA sbagliava tutto nel proporre le zavorre, dicevamo che aveva toppato in pieno quando voleva proporre il motore unico, ora che propone due regolamenti distinti nelle stesso campionato e con la Ferrari che fa una minaccia simile, noi che dobbiamo dire? Che a Parigi sono tutti fuori di testa? Che si sono sbagliati e queste regole erano invece per il Triciclo World Championship?
Non mancasse altro, pure Renault si aggrega a Maranello nel minacciare il ritiro, insomma due costruttori sui cinque tutt’ora impegnati nella massima formula non si iscriveranno al campionato 2010 se la FIA non farà un clamoroso, ma a questo punto sacrosanto dietrofront. Senza contare il fatto che Mercedes e Toyota non navigano in ottime acque finanziarie e rischiano pure loro di doversi ritirare, più che per le regole per obblighi economici imposti dai piani alti aziendali.
Viene logico pensare che la Federazione abbia già pensato a questo e guardando nel dettaglio le regole nuove, che stanno oltretutto muovendo un’importante massa di nuovi potenziali team privati pronti ad entrare, sembra proprio che la FIA stia spingendo per una Formula 1 ricca di squadre medio-piccole, dei cosidetti assemblatori, garagisti, indipendenti che un tempo molto lontano popolavano il paddock dei gran premi. Nel terzo millennio però, una F1 pensata per i privati, significa anche una F1 che non fà più per i costruttori, per i cosidetti team ufficiali.
Se qualcuno comincia a parlare di un cavallino interessato all’America, piuttosto che a Le Mans, tutti i torti alla fine non ce li ha. Forse è arrivato il tempo per i big di pensare ad altro, di staccarsi dal loro regno e provare a conquistarne un altro. Una Ferrari ad Indianapolis, piuttosto che alla 24 ore più famosa del mondo, sarebbe in grado di ribaltare totalmente la gerarchia del motorsport mondiale, perchè che ci piaccia o meno, l’ago del livello di “popolarità” di una categoria automobilistica ha sempre puntato dove c’era rosso, e negli ultimi sessant’anni il rosso è stato in Formula 1.
Ma questo lo sa anche Ecclestone, e questa al momento sorge come un sospiro di solievo ed una rassicurazione verso un cambiamento da parte della FIA e di conseguenza anche della decisione di Maranello. Però le coincidenze sfavorevoli invece sono un pò troppe, la F1 ha bisogno di un taglio drastico che il tetto al budget potrebbe dare, la Ferrari sta vivendo una delle peggiori stagioni, i team privati stanno dominando il mondiale, gli ascolti TV in calo e Luca Cordero di Montezemolo sventolerà la bandiera verde alla prossima 24 Ore di Le Mans. Sempre il presidente del cavallino, qualche settimana in Bahrain disse: “Non so quando la Ferrari si ritirerà dalla F1, ma quando lo farà, sarà per sempre”, è triste pensarlo, ma se davvero dovesse succedere? Saremo davvero noi, noi che abbiamo assistito all’era Schumacher a dover osservare questo triste epilogo? Mi auguro davvero di no.
Antony Rodella