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Briatore: “Felice, ma penso alla famiglia”

Pubblicato 06/01/10 12:12 da Fabrizio Corgnati

Il manager piemontese attende la nascita del suo primo figlio e torna ad attaccare Mosley. La FIA minaccia appello, ma Ecclestone accoglierebbe a braccia aperte un ritorno di Briatore.

MILANO – “Per me questo è un grande giorno. Sono molto felice, anche se avrei preferito risolvere questa situazione all’interno dello sport. Ma visto che, con il presidente Mosley, era impossibile, credo che rivolgersi a un tribunale veramente indipendente – quello civile – sia stata la logica conseguenza.”

Flavio Briatore affida ai microfoni della Rai i primi commenti dopo la sentenza civile del Tribunale delle Grandi Istanze di Parigi che gli ha dato ragione, annullando per lui e per il suo ex-capo ingegnere Pat Symonds le squalifiche comminate loro dalla FIA a seguito del cosiddetto “Crashgate”.

Il manager piemontese gongola, anche se nel suo futuro prossimo non c’è l’intenzione di un ritorno in Formula 1: “Adesso l’unica formula che mi interessa è la formula bambino: aspetto la nascita di mio figlio. Sicuramente sono molto più sereno, perchè il male che mi ha fatto questa decisione della FIA è stato grande, il male che Mosley mi ha fatto è stato grandissimo. Parlandone adesso non sento nessuno spirito di vendetta, però ognuno raccoglie quello che semina. La decisione di oggi significa anche aver riacquistato la mia libertà di parlare di Formula 1, la mia dignità: tutto quello che Mosley mi aveva tolto in modo violento e ignobile.”

Nel successivo comunicato ufficiale, Briatore approfondisce le ragioni della sentenza: “Il Tribunale ha riconosciuto che tutte le critiche che avevo formulato contro la decisione del Consiglio Mondiale erano fondate e ha dimostrato che la FIA aveva emesso una decisione sulla quale non era competente, aveva infranto le sue stesse leggi, non aveva rispettato il mio diritto a una difesa equa e aveva affidato i compiti di investigazione, incriminazione e giudizio ad un personaggio noto a tutti come ostile al sottoscritto.”

E’ l’ennesima sconfitta (postuma) della presidenza Mosley, del sistema di potere costruito dall’ormai ex-numero uno della FIA che per 18 anni ha retto le sorti dell’automobilismo mondiale. L’unico commento della Federazione è affidato a un comunicato ufficiale, che mette in dubbio le motivazioni della sentenza della corte parigina.

“Il Tribunale non ha esaminato i fatti e non ha ribaltato quanto messo in luce dalla FIA, cioè che Briatore e Symonds hanno cospirato per causare un incidente intenzionale nel Gran Premio di Singapore 2008,” si legge nella nota. “Tuttavia, il Tribunale ha messo in dubbio l’autorità della FIA di imporre loro squalifiche per ragioni procedurali e perchè non sono licenziatari FIA nè, secondo il Tribunale, soggetti alle regole della FIA.”

Ancora una volta, come già anticipato ieri, nel comunicato ufficiale si fa riferimento alla possibilità di un prossimo appello: “L’abilità della FIA di escludere chi intenzionalmente mette a rischio le vite altrui non è mai stata messa in dubbio prima e la FIA sta considerando con attenzione le sue opzioni di presentare appello. Fino a quel momento, la decisione del Tribunale non è applicabile, quindi si continua ad applicare quella del Consiglio Mondiale.”

Il legale di Briatore, Philippe Ouakrat (che, ironia della sorte, fu colui che rappresentò Mosley durante lo scandalo sessuale del 2008), comunque, non crede molto nelle possibilità di una vittoria della Federazione in appello. “Penso che la sentenza sia molto ben strutturata,” ha dichiarato al “The Guardian”. “Sarà molto difficile per la FIA appellarsi, anche se la porta è ancora aperta per ulteriori azioni legali.”

Non poteva mancare anche il commento di Bernie Ecclestone, che minimizza la portata del verdetto: “Non è affatto finita. Il semplice fatto che un maledetto giudice ha detto ciò che ha detto non fa alcuna differenza. Il Tribunale ha detto che era sbagliato, quindi la FIA può ricominciare e il caso andrà ancora avanti e avanti.” Nell’intervista rilasciata all’”Express”, comunque, il 79enne patron della Formula 1 sembra concordare con le ragioni della corte: “All’epoca dissi che nemmeno gli omicidi sono puniti a vita, ormai, e la corte sembra concordare.”

Ecclestone accoglierebbe a braccia aperte un ritorno di Briatore, già suo socio in diversi affari collegati alla Formula 1, ma anche lui non crede che questo ritorno sia nell’agenda a breve termine del 59enne cuneese. “E’ il benvenuto nel paddock. Era un grande personaggio in F1 ma non sono sicuro che voglia tornare ora. Penso che farà dei passi avanti. Il verdetto è positivo per lui, ma non per la FIA.” Già…

Fabrizio Corgnati





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