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ESCLUSIVO: Imola, la versione della Mis Mas

Pubblicato 06/03/10 15:48 da Fabrizio Corgnati

Parla ai nostri microfoni il dott. Gianluca Caimi, curatore fallimentare della società milanese Mis Mas, che ha presentato l’istanza di fallimento nei confronti di Formula Imola

MILANO – Da un curatore fallimentare all’altro. Dopo aver ascoltato ieri il dott. Fabrizio Carbone, che si sta occupando dell’esercizio provvisorio di Formula Imola, oggi 422race.com intervista il dott. Gianluca Caimi, che sta intraprendendo la stessa procedura per la Mis Mas, la società milanese che ha presentato l’istanza che ha portato al fallimento dell’azienda che gestisce l’autodromo Enzo e Dino Ferrari.

Dott. Caimi, può aiutarci a chiarire come è andata la vicenda della sentenza di fallimento presentata dal Tribunale di Bologna nel momento in cui si era trovato, a quel che si legge, un accordo extragiudiziale tra Mis Mas e Formula Imola?
“E’ molto semplice. Io non ero andato a Bologna nell’ultima udienza del 12 febbraio. Mi è stato detto che in quella sede il giudice aveva comunicato che avrebbe portato eventualmente la pratica in camera di consiglio non il primo martedì bensì il secondo. L’avvocato Vercesi della Formula Imola, da una parte, aveva ringraziato, mentre l’avvocato di Mis Mas non si era opposto, ovverosia gli andava bene così. Dopodichè il martedì, quando la società è stata dichiarata fallita, sono tornato in ufficio e mi sono ritrovato quattro o cinque telefonate con prefisso della zona di Bologna e Imola, ho subito risposto a una e ho saputo da un giornalista che Formula Imola era fallita.”

Quindi da parte vostra, parte istante, non c’è stata alcuna pressione nei confronti del giudice per emettere sentenza?
“No, per carità. Senta, un giudice stia pur certo che non si fa fare pressioni di alcun tipo. Io faccio il curatore fallimentare a Milano e presumo che il dott. Atzori sia persona tale che non si fa fare alcun tipo di pressione, nel modo più assoluto, tantomeno da una società come Mis Mas che non ha alle spalle nessuno. Una società che ha alle spalle magari un gruppo bancario, con un certo volume di conoscenze, può fare delle pressioni. Noi invece siamo dei poveri travèt che hanno fatto istanza di fallimento, che è stata accolta.”

Ma se il vostro interesse era quello di trovare un accordo extragiudiziale, perchè l’avvocato non si è opposto alla richiesta del giudice?
“Dicendo non mi oppongo, l’avvocato intendeva che il fatto che il giudice portasse la nostra pratica dopo due camere di consiglio e non alla successiva gli andava bene. E’ ovvio che, nelle more, si spera ulteriormente di trovare una transazione. Questo è più che naturale.”

Il punto è che la sentenza è arrivata alla successiva camera di consiglio, non dopo due.
“Il perchè lo deve chiedere al giudice. Fin quando non si legge il dispositivo e non si sa perchè il giudice ha fatto fallire, non si può dirlo. Potevano esserci benissimo determinate situazioni tali da far decidere al giudice di portarla subito in camera di consiglio, perchè la società non aveva liquidità, o quant’altro e a quel punto era inutile andare avanti.”

La vostra posizione al momento è quella di sostenere il ricorso che è stato presentato e cercare comunque di trovare un accordo extragiudiziale?
“Io non so se abbiano già presentato il ricorso o quant’altro. Diciamo che io non appoggio un bel niente. Ovviamente io ho fatto un accordo in cui era specificato che mi dovessero pagare un certo importo. L’accordo è quello: pagatemi.”

La fattura di un milione di euro presentata all’epoca da Mis Mas per l’inaugurazione di Imola non fu di entità eccessiva?
“Francamente, come ho detto più volte ad altri suoi colleghi, questa società non la conoscevo minimamente prima del 2 giugno, quando ho accettato quest’incarico. Per me è un incarico professionale, di portare – si spera – a compimento una liquidazione. Non so che tipo di inaugurazione abbiano fatto nè so dirle i costi normali di un concerto di Renga o di uno spettacolo del Cirque du Soleil, perchè non me ne sono mai interessato. Fatto sta che questa prestazione c’è stata. I giudici, anche qua a Milano, quando noi abbiamo fatto la richiesta di decreto ingiuntivo, nel quale è stata fatta una richiesta di sospensione da parte di Formula Imola, la dott.ssa Barberis ha rigettato la provvisoria esecuzione e l’istanza di sospensione. Stessa cosa quando noi abbiamo fatto il pignoramento presso terzi, sempre davanti a un giudice di Milano, il dott. Blumetti: sono intervenuti i legali di Formula Imola e il giudice ha sostenuto che non ci fosse fondamento per cui lui non potesse dare esecuzione al pignoramento.”

La cosa curiosa è che la Norman 95, che all’epoca gestiva Formula Imola, fosse proprietaria anche del 40% di Mis Mas.
“Io le rendo noto anche che Mis Mas ha chiesto il fallimento di Norman 95 nonchè di Gladstone S.p.A., società controllata da Norman 95. Questo giusto per chiarire che non ci sono rapporti di sudditanza. Mi sono mosso esattamente nello stesso modo nei confronti dei tre crediti che la società in liquidazione vantava: Norman 95, Gladstone e Formula Imola.”

Fabrizio Corgnati





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