di Marina Beccuti
Cinquant’anni fa nasceva Ayrton Senna da Silva. In Brasile, ad opera della sua fondazione, sono in corso le celebrazioni di un compleanno dove purtroppo il nostro protagonista non può spegnere le sue candeline di mezzo secolo di vita.
“Magic” non ha potuto festeggiare nemmeno i quarant’anni, età in cui un uomo comincia a fare i primi bilanci esistenziali. La sua vita si spezzò a soli 34 anni in quel di Imola, il primo maggio del 1994. Sono passati 16 anni dalla tragedia eppure sembra ieri. E’ facile domandarsi come sarebbe Senna se fosse ancora vivo, se vivrebbe ancora nel mondo delle corse o cambiato modello di vita. Di certo avrebbe gareggiato ancora in qualche campionato minore, forse avrebbe accompagnato il nipote Bruno ad attraversare con maggior successo la F1.
Ci manca il pilota ma anche l’uomo, con i suoi sorrisi ed i suoi silenzi. Si sarebbe arrabbiato per i mancati sorpassi che lui comunque avrebbe continuato a fare, perché non avrebbe mai accettato di stare dietro a qualcuno. Avrebbe preso posizione contro Mosley, giudicandolo forse peggio di Balestre, con il quale non corse mai buon sangue. Non per niente gli “rubò” un titolo a favore di Prost.
Sarebbe stato un saggio della F1 ma non avrebbe mai fatto il politico di questo sport. Lui se ne andò in testa e ci salutò così, prendendo la via del Tamburello per un viaggio nobile verso il paradiso. Ma Senna vive, in ciascuno di noi, che ancora oggi si commuove a sentire soffiare il suo nome, a vedere una sua foto, a sentire quell’emozione che saliva quando vinceva così come perdeva, perché anche nelle sconfitte era unico e comunque si meritava l’applauso, per la sua generosità e sincerità.
L’abbiamo rivisto sotto il casco giallo di suo nipote Bruno, identico anche nelle lentiggini che escono dalla visiera, ci siamo stupiti di non vederlo scendere dalla macchina con la sua tuta rossa, ma non ci stupiremo mai di amarlo infinitamente. Obrigada Ayrton.
Marina Beccuti