di Marina Beccuti
Chi segue la F1 non può vivere il primo maggio senza provare l’emozione di un dolore forte: l’addio alla vita e alle corse di Ayrton Senna. Senza dimenticare che il giorno prima era stato vittima del fato beffardo il più sconosciuto Razenberger, che però assaporava la gioia di vivere la F1 da protagonista. Sono passati sedici anni da quel tragico giorno imolese e nel frattempo siamo invecchiati senza poterlo fare con Ayrton, che poche settimane fa avrebbe compiuto mezzo secolo di vita ed il Brasile e la sua Fondazione gli stanno dedicando molti eventi.
Cos’è stata la F1 in questi sedici anni senza Ayrton? The show must go on, dunque nulla si è fermato anche se, chi ha amato davvero Ayrton, ha fatto fatica a trovare le stesse emozioni di prima. Nacque l’era Schumacher che però era l’opposto di The Magic, perfezionista al limite del maniacale, ma la gara se la costruiva più ai box che in pista. Cambiarono anche le regole dove i sorpassi divennero sempre più merce rara. Poi arrivò Alonso che diede nuova verve al mondiale, ma anche lui era più vicino a gente come Prost e Lauda che ad un Senna tutto cuore e derapate. Finalmente si affacciò alla F1 un certo Lewis Hamilton che mise un casco giallo che ricordava quello di Ayrton, per di più sulla McLaren, la macchina che permise al brasiliano di conquistare tutti e tre i suoi titoli. Le cose cambiarono e si ricominciò a vivere qualche emozione in più, perché nel bene come nel male, Lewis qualcosa se lo inventerà sempre per far divertire il pubblico.
Ma era passato talmente tanto tempo dalle staccate di Senna che Hamilton fu visto quasi come un impostore irriverente, che osava dove gli altri non l’avrebbero mai fatto. Diventò il bersaglio di critici e colleghi, ma lui continuò imperterrito nella sua implacabile insolenza, fino a vincere il titolo nel 2008. Poi un giorno qualcuno si svegliò e capì che era nato un campione vero e che la gente tornava a divertirsi e allora Lewis è stato riabilitato. Tutta questa storia ricorda gli inizi di Senna, dal Gran Premio di Montecarlo decurtato per far vincere Prost, allo scippo del suo secondo titolo mondiale, all’idiosincrasia dei potenti della F1 per l’irriverenza che aveva Ayrton nei loro confronti. In fondo, disse qualcuno, i piloti sono anche pagati per ammazzarsi, infatti qualche anno dopo lo stesso personaggio si inventò addirittura un incidente a tavolino. In mezzo a tutto questo Senna continua a vivere, appollaiato in qualche curva di un circuito qualsiasi a farsi beffa di una vita spezzata troppo presto. Ogni anno il primo maggio bussa alla nostra porta e aprendo ritroviamo il nostro Ayrton che sfreccia verso la sua libertà di mito senza età.
Marina Beccuti