Con il nostro opinionista inglese James Allen riviviamo i momenti chiave del controverso Gran Premio d’Europa, in cui sono state prese decisioni importanti dal punto di vista strategico sia in qualifica che in gara
di James Allen (www.jamesallenonf1.com)
Il Gran Premio d’Europa a Valencia sarà ricordato per l’enorme incidente subito da Mark Webber, da cui fortunatamente è uscito illeso. Ma si è trattato anche di un’altra gara in cui nei momenti più caldi sono state prese decisioni vitali, che hanno deciso il risultato, specialmente quando l’incidente di Webber ha costretto all’ingresso la safety car.
Già in qualifica è stato necessario prendere decisioni importanti: la più impegnativa riguardava la mescola di gomme da utilizzare. Non c’era molta differenza tra le due e alcuni hanno scoperto che la gomma dura era veloce nel secondo giro, ma per altri la morbida era ancora più rapida nella seconda tornata. Interessante il fatto che alcuni team, ben comportatisi nella prima parte delle qualifiche, sono poi arretrati in Q3. Il caldo crescente ha dato problemi ad alcuni, tra cui Renault, Mercedes e Force India, e ha aiutato altri, come Red Bull e Williams.
Un’osservazione interessante è che la Red Bull ha un’impostazione sul motore che permette di ritardare lo scoppio e così di mantenere la pressione dei gas di scarico anche quando il pilota alza l’acceleratore. Questo consente di mantenere la prestazione del diffusore e di aumentare il carico proprio quando ce n’è più bisogno. Non lo si può fare per più di uno o due giri, perchè è un’operazione che danneggia il motore, ma regala al team quella frazione di secondo vitale che dà alla Red Bull il suo famoso vantaggio in qualifica.
L’incidente di Webber è avvenuto a inizio gara, al nono giro, e per i piloti partiti con gomme morbide (tra cui tutti i primi dieci) ha dato l’opportunità di passare alle dure per il resto della gara. E’ stato invece un inconveniente per i piloti partiti con gomme dure, come Michael Schumacher, perchè lo ha portato a fermarsi in anticipo rispetto al momento ideale per montare le gomme morbide, che poi avrebbe cercato di portare fino al traguardo. Non appena i team hanno visto le immagini della vettura di Webber per aria, è stato ovvio che la safety car fosse inevitabile.
In questa fase tutto dipendeva dal punto in cui la propria vettura si trovava sul circuito e dal fatto che fosse o meno possibile fermarsi ai box rapidamente, prima dell’uscita della safety car, e tornare in pista. Purtroppo per gli altri piloti, la vettura di sicurezza non è riuscita a uscire davanti al leader della gara, Sebastian Vettel, e questo fatto avrebbe avuto una grossa influenza su quanto stava per accadere. Vettel e Lewis Hamilton sono riusciti a passarla e questo ha rovinato la gara.
Hamilton, in quel momento secondo, ha raggiunto la linea della safety car nello stesso momento in cui la safety car stessa la attraversava e così l’ha superata, infrangendo il regolamento. Per questo è stato punito con un drive through, che si sarebbe però risolto solo in una penalità di tempo, poichè nel frattempo aveva avuto il vantaggio di poter percorrere un giro intero pulito, nel corso del quale ha sostituito l’ala anteriore danneggiata, mentre la safety car bloccava alle sue spalle tutte le altre vetture. Kamui Kobayashi, partito 18° con gomme dure, ha deciso di non fermarsi affatto e si è ritrovato dietro a Hamilton alla ripartenza. Perciò, bloccando il gruppo, Hamilton è riuscito a costruirsi sufficiente margine da scontare la sua penalità senza perdere posizioni.
Le due Ferrari hanno più di tutti pagato queste circostanze. Sono state loro ad essere state bloccate dalla safety car e per questo hanno perso posizioni rispetto alle vetture alle loro spalle, che hanno potuto fermarsi ai box immediatamente. Le Ferrari hanno dovuto invece seguire la safety car fino a quando hanno superato il punto dell’incidente di Webber, dove è stato loro consentito di superarla. Robert Kubica è stato il primo a compiere il suo pit stop, seguito da Jenson Button e Rubens Barrichello. Anche Adrian Sutil ne ha beneficiato.
Michael Schumacher, invece, è stato un altro pilota bloccato dalla safety car. Dopo la sua sosta, è stato fermato all’uscita della pit lane perchè stava transitando la safety car, anche se la Mercedes protesta, sostenendo che Schumacher avrebbe potuto uscire in piena sicurezza e che la luce rossa è stata accesa con troppo anticipo. Schumacher aveva di fronte a sè un bivio: passare subito alle gomme morbide, aspettandosi un miglioramento della pista e quindi una riduzione dell’usura, o fare come Kobayashi e restare fuori. Ma in seguito avrebbe comunque dovuto montare le morbide.
Kobayashi ha ritardato questa sosta fino alla fine e ha dimostrato che con un nuovo treno di gomme era in grado di attaccare e recuperare posizioni. Schumacher avrebbe potuto fare lo stesso, sarebbe stato terzo per la maggior parte della gara e, avendo una vettura più veloce della Sauber, avrebbe costruito un margine sufficiente da permettergli di perdere meno posizioni al momento del suo inevitabile pit stop. Dopotutto, era questa la strategia che intendeva attuare, partendo con gli pneumatici duri.
Perciò la safety car e il fatto che Rosberg si fosse già fermato ai box, così da evitare che le due vettrue si ritrovassero in coda, ha fatto sì che la Mercedes si prendesse un rischio, che non ha pagato dal momento che Schumi non è potuto uscire dai box. Per questo fatto ha pers 16 posizioni, mentre il risultato di Kobayashi dimostra che forse Schumacher avrebbe potuto concludere nei primi sei.
A Valencia, per la prima volta in questa stagione, abbiamo visto delle vetture accodarsi ai box per via delle nuove regole della safety car. Due piloti che hanno perso molto rimanendo in coda sono stati Felipe Massa e Tonio Liuzzi. A parte i cinque o sei secondi extra, hanno perso anche posizioni in pista. Massa era quarto prima della safety car, 17° dopo. Parlando con gli ingegneri, pare che alla luce di quanto accaduto, la decisione di accodarsi sia stata rivista e potremmo non rivederla più con le attuali regole della safety car.
Probabilmente la vedremmo solo se la pista fosse bagnata e percorrere un giro in più fosse troppo penalizzante. Parte del motivo per cui Massa ha perso così tante posizioni è stato il fatto che il gruppo a Valencia era piuttosto compatto dopo nove o dieci giri, non creando sufficiente margine per le vetture rientrate ai box.
James Allen (www.jamesallenonf1.com)





|
|
|





