ISTANBUL – Basta un attimo, quel momento in cui sei sicuro di riuscirci, in cui non pensi ad altro che a passare in testa, un attimo veloce nel quale quando pensi di avercela fatta accade l’irreparabile: un contatto, questione di centimetri, di quel centesimo di secondo in cui tu credevi di avercela fatta e l’avversario non voleva credere di aver perso la testa della corsa.
Queste sono le corse: è così che Sebastian Vettel è finito fuori gioco nel GP di Turchia, un contatto proprio con il compagno di squadra Mark Webber ed uno zero sul taccuino che pesa tanto nella classifica piloti. L’australiano se la cava con un terzo posto, conseguenza di una corsa in cui le Red Bull e le McLaren non hanno avuto rivali.
Hamilton festeggia: torna alla vittoria dopo un inizio di stagione in cui sembrava temere la tenacia e la costanza del campione in carica e compagno di box Jenson Button, oggi secondo a completare la splendida doppietta del team di Woking.
Dietro alla corsa degli “imprendibili” c’è stata quella di Michael Schumacher che con il suo quarto posto dimostra di riuscire pian piano a tornare sul ritmo che tutti i suoi tifosi sperano di rivedere per tutto il resto della stagione. Rosberg viene battuto, così come la Renault di Kubica batte le Ferrari di Massa e Alonso che non riescono a far meglio della settima e dell’ottava posizione.
Chi festeggia, oltre alla McLaren, è la Sauber che grazie a Kobayashi porta a casa il primo punto iridato, spezzando così la lunga striscia di gare che separavano la scuderia di Hinwil dalla zona punti.
In GP3 Rio Haryanto riesce ad incidere in questo weekend turco il ricordo di una splendida vittoria ottenuta nel mattino, mentre nella GP2 Series è lo spagnolo Dani Clos a far suonare il proprio inno a fine gara.
Adesso armi e bagagli verso il Canada: un ritorno per la Formula 1, che manca dal 2008 sul tracciato di Montreal quando Robert Kubica ottenne la sua prima e finora unica vittoria nella massima formula.
Antony Rodella