L’aerodinamica e la trazione, armi per eccellenza della Red Bull, consentono al team di Milton Keynes di dominare il venerdì ungherese. Ma la Ferrari insegue a breve distanza e si permette anche qualche divagazione dai tempi sul giro. Più preoccupata la McLaren, che si tira fuori dalla battaglia per il successo. Mentre i tecnici temono per l’usura delle gomme morbide…
BUDAPEST – Una sola settimana: tanto è stato il tempo concesso al circus per riprendersi dall’infuocato Gran Premio di Germania, viziato dalle polemiche sugli ordini di scuderia della Ferrari, prima di tornare in pista in Ungheria. Ma, si sa, le chiacchiere e i ragionamenti del paddock contano davvero poco, quando si accendono i motori e i piloti tirano giù la visiera.
E così, quando la Formula 1 è tornata a far parlare la pista nel venerdì dì prove libere all’Hungaroring, il clima che ci si è presentato è stato molto meno torrido. Non solo dal punto di vista delle temperature, meno basse di quanto storicamente ci si attende sul tracciato magiaro. Non solo perchè le tre ore complessive di prove hanno offerto ben pochi colpi di scena e una risicatissima dose di spettacolo agli spettatori sulle tribune.
Ma soprattutto perchè, per quanto geograficamente vicino, dal punto di vista automobilistico il circuito di Budapest è agli antipodi rispetto a quello di Hockenheim. Qui a contare più di ogni altra cosa sono l’aerodinamica e la trazione: due doti di cui la Red Bull, monoposto progettata dal geniale Adrian Newey, non fa certo difetto.
Così, può capitare che una squadra da qualcuno già data frettolosamente per dispersa, battuta in classifica dalla McLaren e in prestazioni dalla Ferrari, sappia riprendersi nel breve spazio di sette giorni e tornare a dominare il panorama della Formula 1. E in questo senso, più del poco rilevante secondo rifilato a tutti gli avversari al mattino, vorremmo sottolineare il distacco di Vettel dal primo degli avversari nel pomeriggio.
Perchè se è vero che a inseguire il tedesco come un’ombra c’è il solito Fernando Alonso, è altrettanto vero che cinque decimi da recuperare non sono certo uno scherzo. Specialmente su una pista in cui superare è pressochè impossibile e in cui dunque l’arte più importante è quella delle qualifiche, in cui, numeri alla mano, la Red Bull quest’anno eccelle indisturbata.
In casa Ferrari, comunque, pare per ora accantonato il clima di polemiche che ha contraddistinto la preparazione di questa gara. Gli uomini di Maranello sono convinti delle potenzialità della F10 e anche in questa gara paiono confortati dai dati, tanto da potersi anche permettere, al mattino, di dedicarsi a una vera e propria sessione di test dimenticandosi del cronometro.
Più tesa l’atmosfera nel box della McLaren. Il team di Woking, certo, resta in testa a entrambe le classifiche mondiali, ma da qualche gara a questa parte il ritmo delle due vetture di testa non riesce proprio a tenerlo e dunque il suo margine si sta lentamente erodendo. Stando ai verdetti del venerdì (pur sempre provvisori, come esperienza insegna), pare che anche all’Hungaroring la storia sarà la stessa. E Hamilton si mette il cuore in pace: “Qui ci toccherà limitare i danni e sperare in un po’ di sfortuna altrui.” A volte, un campione deve anche saper vestire i panni del gufo, quando serve.
Per il resto, a parte una battaglia sempre più accesa per il quarto posto tra la Renault (oggi sorprendente con le gomme morbide grazie all’exploit di Petrov) e alla Mercedes (che sta ancora cercando il bandolo della matassa delle ingenti novità introdotte in casa nella scorsa gara), tra gli addetti ai lavori serpeggia un primo, preoccupante dubbio: quello sulla tenuta alla distanza delle gomme super-morbide.
L’usura sarà sotto controllo domenica oppure bisognerà fare qualche pit stop in più? O, viceversa, domani nelle qualifiche alcuni team opteranno per una strategia più conservativa girando con le dure? Il rischio di un disastro per gli pneumatici è dietro l’angolo. Il Canada insegna…
Fabrizio Corgnati