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Quando FIA e Ferrari vanno d’accordo (puntata 2)

Pubblicato 12/08/10 10:24 da Fabrizio Corgnati 2 commenti

Prosegue la nostra analisi storica del rapporto tra FIA e Ferrari, alla luce delle polemiche scatenatesi dopo le ultime gare. In questa puntata ripercorriamo due fatti avvenuti nel 1994 e nel 1999.

MILANO – (continua dalla prima puntata)

Sospetti insabbiati
Il primo caso risale al 1994. Quell’anno, infatti, i sospetti di irregolarità non investono soltanto la Benetton di Schumacher (che sarà squalificato per alcune gare ma vincerà lo stesso il titolo) ma anche il Cavallino Rampante, accusato da diversi rivali di utilizzare sistemi elettronici illegali per migliorare le prestazioni del proprio motore, senza che la FIA avesse gli strumenti tecnici per controllare un’eventuale violazione dei regolamenti.

Ad Aida, teatro della seconda gara dell’anno, il delegato tecnico della FIA Charlie Whiting, ex meccanico della Brabham ai tempi di Bernie Ecclestone, è colpito dallo strano rombo del motore della Ferrari di Nicola Larini e, dopo un’accurata indagine, scopre che il propulsore utilizza un limitatore di giri assimilato da alcuni ad un controllo di trazione. Ma la Federazione, invece di approfondire l’eventuale dolo da parte della Scuderia, le consiglia solamente di scollegare il dispositivo in attesa di ulteriori verifiche. Molti team interpretano questa decisione come un vero e proprio regalo al team di Maranello.

Per un centimetro in meno
Nel 1999, la Ferrari si trova nuovamente al centro di una controversia tecnica. Questa volta accade in occasione del Gran Premio di Malesia, penultima gara del calendario, con una rossa in piena lotta sia per la classifica Piloti che per quella Costruttori con la McLaren. A tagliare per primo il traguardo del nuovo circuito di Sepang è Eddie Irvine, scortato dal compagno di squadra Schumacher, appena rientrato dall’infortunio alla gamba che lo aveva costretto a una lunga inattività: il Cavallino mette così a segno un’importante doppietta.

Ma la festa dura poco: meno di due ore dopo la fine della gara, alle 11:30 italiane, il delegato tecnico Jo Bauer notifica alla Ferrari un’irregolarità. Si tratta dei deviatori di flusso anteriori, delle appendici aerodinamiche poste ai lati della vettura e dietro le ruote, che risultano più stretti di un centimetro rispetto a quanto stabilito dal regolamento. Immediata arriva la squalifica, che regala così la vittoria della gara e del titolo a Mika Hakkinen e alla McLaren.

Sarebbe stata proprio la McLaren a segnalare l’irregolarità alla Federazione, che nella precedente gara del Nurburgring, quando tali paratie erano state introdotte per la prima volta in gara, non l’aveva riscontrata. Poco dopo arriva l’appello presentato dalla Ferrari, che solo cinque giorni più tardi porta il caso di fronte alla Corte d’Appello di Parigi. A difendere lo stato maggiore di Maranello, presente in aula (Irvine compreso), è chiamato il celebre avvocato svizzero Henri Peter.

La tesi difensiva della Ferrari è che la misurazione in Malesia non sia stata effettuata con precisione, tenendo conto della tolleranza di cinque millimetri prevista dal regolamento. Dopo qualche ora di intense discussioni arriva la sentenza, subito diramata al mondo dalle decine di giornalisti e reporter presenti a Place de la Concorde: la Ferrari è salva, il Campionato del Mondo si riapre.

I tradizionalisti protestano: le regole sono state riscritte. No, si difende Mosley: nel Tribunale si è tenuto conto solo della lettera del regolamento. E in effetti, ancora una volta, è l’ambiguità del libro delle regole della Formula 1 a consentire alla Ferrari di trovare una scappatoia, inevitabilmente contraria, però, allo spirito della competizione. Per la McLaren, il verdetto è una vera e propria ingiustizia, alla quale gli uomini in argento non si sono nemmeno potuti opporre in aula in quanto invitati solo come testimoni, mentre il processo opponeva la Ferrari, in qualità di imputato, ai rappresentanti della stessa FIA.

Mosley, ancora una volta, ribalta le accuse: “Se la McLaren avesse centrato il punto, avrebbe vinto la causa. Se avessero chiesto alla Ferrari di dimostrare che il deflettore era montato con l’angolo corretto sulla vettura, questi non avrebbero potuto farlo perché ormai l’elemento era stato rimosso dalla monoposto. Ma la McLaren non ci ha pensato. È stato un loro errore. In ogni caso, il fatto che siamo stati parziali nei confronti della Ferrari è apertamente insensato, dopo ciò che è accaduto negli ultimi anni”.

Difficile, comunque, scrollarsi di dosso il dubbio che la Federazione abbia voluto portare avanti fino all’ultimo Gran Premio, in Giappone, la lotta per il titolo, che poi premierà proprio la Ferrari tra i costruttori, mentre Hakkinen si aggiudicherà l’iride tra i piloti.

(2 – continua)

Fabrizio Corgnati





Commenti (2)

Francoagosto 14th, 2010 at 20:16

Non capisco quale sarebbe il favoritismo della FIA nel caso di Sepang ‘99.
Se si accetta il verdetto, e cioè che il deflettore era stato misurato in maniera errata e senza tenere conto delle tolleranze previste dal regolamento, non vedo possibili appigli.
Se invece non lo si accetta, bisognerebbe spiegare per quale motivo e magari portare anche elementi a sostegno della tesi.

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