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Quando FIA e Ferrari vanno d’accordo (puntata 1)

Pubblicato 11/08/10 11:58 da Fabrizio Corgnati 1 commento

E’ l’estate della battaglia tra FIA e Ferrari, che prima lamenta punizioni troppo deboli contro gli avversari e poi si ritrova lei stessa nel mirino. Ma i rapporti tra Maranello e Parigi non sempre sono così tesi. 422race.com ricostruisce in una serie di puntate alcuni fatti chiave del rapporto FIA-Ferrari negli ultimi anni.

MILANO – È un’estate caldissima quella del 2010 per la Ferrari e non soltanto perché il redivivo Cavallino Rampante è in piena lotta per il titolo con Red Bull e McLaren. Gli uomini di Maranello si sono infatti ritrovati coinvolti in un’altra battaglia, dalle radici ancor più antiche: quella contro la Federazione. Il primo atto è stato il sorpasso di Lewis Hamilton ai danni della safety car in occasione dell’ingresso in pista della vettura di sicurezza. L’inglese è riuscito così a mantenere il secondo posto, mentre Fernando Alonso, rimasto correttamente alle spalle dell’auto della FIA, è scivolato al nono posto (poi diventato ottavo grazie alle penalità altrui).

“È un peccato, non per noi perchè queste sono le corse, ma per tutti i tifosi che sono venuti qui per vedere una gara manipolata,” dichiarava il ferrarista alla televisione spagnola dopo la gara. Ma era solo l’inizio. Nei giorni successivi, tramite il proprio sito ufficiale, la Ferrari scatenava una vera e propria guerra contro la Federazione, prima definendo la gara “uno scandalo”: “una gestione della gara e degli episodi che l’hanno caratterizzata che suscitano dubbi capaci di determinare un’ulteriore perdita di credibilità alla Formula 1, come si è visto in tutto il mondo.”

Poi dando spazio alle parole degli utenti, arrivando a dare alla Federazione dei “pagliacci (…), incapaci e soliti mafiosi inglesi” e a Hamilton “mentitore, imbroglione che la passa sempre liscia”. Dopo Silverstone, a queste polemiche si sono aggiunte quelle per il drive through comminato a domenica a Fernando Alonso per aver superato irregolarmente Robert Kubica ed essersi poi trovato nell’impossibilità di farlo ripassare a causa del ritiro del polacco. Il sito ufficiale della rossa, stavolta, scrive che è “un fatto” che le “decisioni siano prese lentamente” dai commissari.

Ma le rivendicazioni di presunti complotti della FIA ai danni della Ferrari si scontrano contro una posizione del tutto diversa sostenuta dagli avversari. E non solo per quanto accaduto negli stessi mesi: dapprima le proteste della Red Bull per il test a Fiorano mascherato da giornata di riprese, poi la querelle sugli ordini di scuderia a Hockenheim. La presunta love story tra la rossa e la Federazione risale a molto tempo fa, quando alla presidenza non c’era ancora un ex ferrarista come Jean Todt ma l’inglesissimo Max Mosley.

Secondo i team britannici e la stampa loro connazionale, infatti, la Federazione avrebbe più volte e deliberatamente sfruttato le zone grigie del regolamento per favorire la Ferrari. Sarebbe nell’interesse di Ecclestone, infatti, che il Cavallino Rampante mantenga costantemente una posizione tra i leader della categoria, per il notevole seguito di cui gode in tutto il mondo. Non a caso, proprio la squadra di Maranello gode finanziariamente di condizioni di favore rispetto ai suoi rivali, con il loro benestare. Mosley, di questa accusa, non ne voleva nemmeno sentire parlare.

“Quando la Ferrari stava perdendo, tenendo a mente che è la squadra più nota della Formula 1, era logico che la gente pensasse che, per ragioni commerciali, Bernie Ecclestone e la FIA li volessero far vincere,” ammetteva. “Ma quando siamo arrivati al punto in cui il loro pilota sale sul podio in ogni gara per più di una stagione di seguito, vincendo tutto tanto da far spegnere il televisore a milioni di appassionati, allora chi crede che li favoriamo deve essere pazzo, perché equivarrebbe a tagliare il ramo su cui siamo seduti.”

“È un’accusa irritante. Penso che si tratti quasi di rassicurare la Ferrari che non è vittima di una discriminazione a suo sfavore, visto che il Presidente della FIA, il detentore dei diritti commerciali e la maggior parte degli ufficiali e degli scrutinatori della Federazione sono tutti inglesi”. Ma gli esempi portati dai suoi detrattori a favore di tale affermazione sono molti. Andiamo con ordine.

(1 – continua)

Fabrizio Corgnati





Commenti (1)

AmanteMcLarenagosto 13th, 2010 at 14:22

Non condivido molto. Col massimo rispetto di chi ha scritto l’articolo, mi pare il solito vizio all’italiana di accusare gli altri di barare, senza vedere la trave nel proprio occhio, e ovviamente vale anche per i ferraristi che scrivono che la federazione favorisce i team british. La verità è che quando si interpretano le cose in malafede si riesce sempre a girarle a proprio vantaggio.

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