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Zaugg a 422race.com: “Pronto per la seconda chance”

Pubblicato 02/03/10 17:29 da Fabrizio Corgnati

Il rientrante sudafricano, subito a punti in gara-1 con Trident, ai nostri microfoni: “Il passato è passato. Sono sicuro di avere le potenzialità per arrivare lontano.”

MILANO – Anche nel motorsport, a volte, capita di imbattersi in storie a lieto fine. E, nel suo piccolo, Adrian Zaugg è stato protagonista proprio di una di queste nel weekend appena trascorso. 23 anni, sudafricano, Zaugg era lontano dalle monoposto ormai dall’estate scorsa e la sua carriera in GP2 si era bruscamente interrotta a fine 2007.

Una serie incredibile di sfortune (un intervento chirurgico a inizio stagione che ne aveva compromesso le prestazioni, la mancanza di fiducia della Red Bull che lo voleva mandare a correre in Giappone, la defezione degli sponsor) da allora lo aveva costretto ad accontentarsi di qualche gara in WSR e A1GP. Poi, il vuoto.

y8p0171-422raceA gettare un salvagente alla carriera di questo promettente giovane è stata questo weekend la Trident Racing, che ha creduto nel suo talento a dispetto della lunga inattività. E ha vinto la sua scommessa. In gara-1 in Bahrein, Zaugg è stato protagonista della migliore rimonta, portandosi dal diciottesimo all’ottavo posto e cogliendo i primi punti della stagione già nella prima gara.

Anche se le difficoltà in termini di sponsor rischiano di mettere di nuovo in dubbio questo neonato matrimonio di successo, il team di Maurizio Salvadori è attualmente in trattativa con il sudafricano e i suoi sponsor per cercare di portarlo avanti. Perchè, come racconta lui in esclusiva ai microfoni di 422race.com, “sono sicuro che avrò una seconda chance”. Che lo meriti, lo ha già dimostrato.

Adrian, per te in Bahrein si è trattato di un vero e proprio ritorno, ma sei andato subito forte fin dalla prima gara. Come ti sei trovato?
“Sì, è stato un ritorno, come hai detto. Ero salito su una monoposto per l’ultima volta a luglio o agosto dello scorso anno e in GP2 si ha solo mezz’ora di prove libere. Non è stato facile lavorare sui dettagli, le mie preferenze di stile di guida, perciò in pratica ho dovuto semplicemente guidare la vettura che mi hanno dato in mano. Per questo, le qualifiche sono state molto difficili, perchè mi sono dovuto adattare, anche se mi sono trovato piuttosto a mio agio sulla vettura. Siamo andati molto bene nella prima gara, come hai detto: sono partito bene e sono riuscito a fare molti sorpassi. Infatti sarei potuto arrivare anche sesto ma ho perso qualche secondo per un problema al pit-stop. Ma in ogni caso è stata una grande gara. Purtroppo la sprint race non lo è stata altrettanto.”

Non solo eri lontano dalle monoposto dalla scorsa estate, ma in GP2 non ti si vedeva dal 2007. Hai faticato a riadattarti a una vettura così potente?
“No, in realtà non ho sentito problemi. Anche dal punto di vista fisico mi sono tenuto in forma. Mi sono adattato alla velocità molto rapidamente e non ho sentito questa lunga assenza dalla vettura. Nella gara del venerdì ho fatto tanti sorpassi molto facilmente e senza pensarci due volte.”

Se sei tornato in GP2 è anche grazie a chi ha creduto nelle tue potenzialità.
“Decisamente se ho avuto questa chance questa è una delle ragioni. Ma alla fine per correre la Main Series serve un grande budget e a questo punto non ce l’ho ancora. Infatti non so ancora se disputerò la gara del prossimo weekend.”

La Trident Racing però è rimasta molto soddisfatta del tuo lavoro ed è in cerca di una soluzione con i tuoi sponsor.
“Per me vale lo stesso. Il team mi ha accolto davvero bene. Sono stati tutti molto gentili, comprensivi e rispettosi sotto tutti gli aspetti. Sapevano che non correvo da parecchio tempo ma hanno avuto fiducia in me e nelle mie possibilità di recuperare. Infatti abbiamo lavorato molto bene con tutti i membri del team e con gli ingegneri in particolare, a dispetto del poco tempo a disposizione. Il team ha un grande potenziale, per cui se riuscirò a trovare il budget decisamente vorrei rimanere con loro.”

La tua storia è particolare, ma non sei il solo ad essere stato “sedotto e abbandonato” dai Junior Driver Programme. Come è stato ricostruire la carriera dopo l’addio alla Red Bull?
“E’ stata dura, decisamente. Ma alla fine ciascuno ha il proprio destino e deve trovare la sua strada. Io credo nelle mie potenzialità di arrivare molto lontano. Devo solo mettere insieme tutti i tasselli per far sì che questo accada.”

Quali furono le ragioni del divorzio?
“Fu il mio management a decidere di lasciare la Red Bull. La mia stagione in GP2 nel 2007 fu compromessa dall’intervento chirurgico a cui fui sottoposto poco prima della stagione, per cui faticai molto fisicamente a raggiungere la forza giusta e il livello giusto di forma. Perciò la mia stagione non fu grandiosa, ma la Red Bull mi voleva confermare nel loro programma. Mi consigliarono di fare un anno in Formula Nippon, in Giappone, prima di tornare in GP2 con dei buoni risultati alle spalle e un totale recupero fisico. Ma in quel momento il mio management decise di non accettare quest’offerta. Pensavamo di avere delle buone chance di continuare in GP2 anche senza la Red Bull, ma purtroppo gli investitori e i possibili sponsor se ne andarono e io rimasi senza nulla.”

Oggi ti penti di quella decisione?
“No. Io non guardo indietro. Per me tutto capita per una ragione. Non ha senso guardare indietro e pensare agli errori commessi. E’ facile prendere le decisioni giuste con il senno di poi, ma alla fine io guardo avanti e sono sicuro che quella non fu la mia unica chance. Sono sicuro che ne avrò un’altra ed è per questo che sto lavorando.”

Fabrizio Corgnati





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