Il nostro opinionista James Allen analizza come Jaime Alguersuari sia passato dal 18° all’8° posto, facendo durare un treno di gomme morbide per 23 giri, e la battaglia strategica tra Alonso e Webber durante il Gran Premio d’Europa.
di James Allen
Il Gran Premio d’Europa a Valencia è stata finora la gara meno emozionante della stagione dal punto di vista dello spettacolo. Ma dal punto di vista della strategia di gara, è stata piuttosto interessante. È stata meno agitata di alcune delle gare vissute finora quest’anno e, sorprendentemente, non c’è stata alcuna safety car. Perciò, i team hanno avuto del tempo per considerare le loro opzioni durante la gara. Molti avevano programmato di compiere due pit stop, una strategia che sulla carta era di otto secondi più rapida di quella a tre, assumendo di non incontrare traffico.
Ma poi le condizioni sono cambiate e la domenica si è rivelata molto più calda rispetto alle giornate delle prove: circa 20 gradi in più di temperatura sull’asfalto, per cui molti piloti hanno optato per una strategia conservativa, a tre soste. Vale la pena notare che, negli anni scorsi con le gomme Bridgestone, la pista di Valencia si era gommata e i tempi sul giro erano migliorati di circa quattro secondi al giro tra le prove libere del venerdì mattina e l’inizio delle qualifiche del sabato. Ma la sensazione è che questo gap si fosse ridotto con le Pirelli, probabilmente più vicino a tre secondi.
Sottolineiamo anche che la Pirelli aveva portato per la prima volta in gara le mescole medie che, pur essendo state provate in Canada, nessuno sapeva come si sarebbero comportate con 47 gradi di temperatura in pista. Ci sono alcune interessanti osservazioni da fare sulla battaglia strategica tra Red Bull e Ferrari, ma anche un’opportunità di considerare i piloti a centro gruppo che hanno deciso di cambiare, di fare qualcosa di diverso, e hanno ottenuto un grande risultato.
Alguersuari: una guida favolosa sotto pressione
Quando si è qualificato al 18° posto, in mezzo ai doppiati per la terza gara di fila, Jaime Alguersuari sapeva che sulla sua carriera stavano iniziando a volare gli avvoltoi. Sotto pressione da parte del collaudatore della Toro Rosso, Daniel Ricciardo, che ambisce al suo sedile, Alguersuari alla domenica pomeriggio era in lotta per il suo futuro. E ciò che è stato in grado di fare è stato incredibile. Nessuno stupore che, dopo la gara, per festeggiare si sia tuffato dal porto!
Partendo con un treno di gomme morbide nuove, è scattato bene, passando al 17° posto, poi si è rapidamente liberato di Perez e Petrov, entrambi partiti con le medie. Ora si trovava dietro al compagno di squadra Buemi, scattato una posizione davanti a lui in griglia e risalito in modo simile. Con i pit stop di Heidfeld, Barrichello e Sutil nei giri 11-12, entrambi hanno guadagnato posizioni. Quando Buemi si è fermato ai box al giro 14 e Alguersuari ha proseguito, era chiaro che la Toro Rosso avrebbe spaiato le strategie, facendo passare lo spagnolo alle due soste. La prima è giunta al giro 19.
Ciò che ha deciso la sua gara e gli ha attribuito il suo ottavo posto finale è stato il secondo stint con gomme morbide da ben 23 giri. Non solo è stato uno stint lungo (la maggior parte dei team non avrebbero potuto compiere 23 giri con le gomme soft), ma Alguersuari è riuscito a girare con una velocità simile alle Mercedes e alle Renault per tutto lo stint. Questo è l’aspetto rimarchevole. La prestazione di Alguersuari ha colto di sorpresa la maggior parte dei team da centro gruppo, che non si aspettava che fosse in grado di girare così a lungo e in modo così competitivo.
I rivali non riuscivano a capire come riuscisse a far durare così a lungo le gomme, perché la Toro Rosso non era ritenuta particolarmente tenera con le gomme, come per esempio la Sauber. Quando i suoi avversari hanno compiuto la loro terza sosta, Alguersuari ha risalito la classifica, riuscendo anche a resistere bene a Sutil negli ultimi giri. Entrambi avevano le gomme medie, avevano compiuto il loro ultimo pit stop in giri simili (42-43), ma Sutil non è riuscito a superarlo, anche con l’ala posteriore mobile e un vantaggio di 4 km/h sul dritto.
Battaglia strategica al top: Red Bull e Ferrari
Mentre Sebastian Vettel ha guidato in maniera perfetta mantenendo un comando inattaccabile e senza mai stressare eccessivamente le gomme, Mark Webber si è trovato bloccato in una battaglia con la Ferrari di Fernando Alonso. La tattica della Red Bull era di anticipare la sosta e cercare il sorpasso. Ci sono stati tre momenti significativi in gara che hanno aiutato Alonso a strappare il secondo posto a Webber. Il primo è stato quando ha superato il compagno di squadra Felipe Massa alla curva 2, perchè questo gli ha consentito di tenere la scia di Webber.
Se fosse rimasto alle spalle di Massa, avrebbe trovato difficile superarlo, perché la doppia zona di attivazione dell’ala posteriore mobile non si è rivelata molto efficace a Valencia, in particolare nel primo stint. Dopo aver superato Webber al giro 21, Alonso si è permesso di tornare alle sue spalle al secondo pit stop, per via dell’anticipazione della sosta da parte della Red Bull. Probabilmente, lo spagnolo ha ritardato la sosta per una preoccupazione dovuta all’usura delle gomme.
La Ferrari è stata molto cauta all’inizio di ciascuno degli stint con gomme morbide. Alonso non ha nemmeno accelerato a massima velocità in uscita dalla pit lane, così da non surriscaldare il battistrada nel suo giro di uscita. È stato molto cauto nel riscaldare l’intera gomma e non solo il battistrada. Restare in pista con le gomme morbide per tre giri in più di quando Webber si è fermato ai box per montare le medie al giro 42, cercando di ripetere la manovra precedente, ha funzionato per Alonso.
Era piuttosto ovvio che una gomma morbida usata sarebbe stata più rapida di una gomma media nuova: gli strateghi lo potevano sapere guardando i tempi sul giro di Kobayashi. Alonso ha fatto abbastanza in tre giri per riprendersi il secondo posto, cosa che gli è riuscita al suo ultimo pit stop. E la Ferrari è stata sorprendentemente veloce con le gomme medie, dopo aver faticato nelle prove.
James Allen




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