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Le pagelle del Gran Premio di Malesia

Pubblicato 14/04/11 11:28 da Marzio Perego 3 commenti

Chi vince e chi perde nel Gran Premio di Malesia, seconda prova del campionato del mondo 2011 di Formula 1. Le consuete pagelle e il bilancio del weekend di gara portano la firma del nostro Marzio Perego.

di Marzio Perego

Voto 10
Naaa…

Voto 9
Naaaa…

Voto 8
A Paul Di Resta che, alla sua seconda gara, si mette dietro il quotato compagno… per la seconda volta. Prestazione ripetuta tanto in prova quanto in gara e, per di più, su una di quelle piste universalmente riconosciute come “vere”. Dopo l’epopea Coulthard, era ora che la Scozia ricordasse al mondo che lì si guida, eccome, senza bisogno di scomodare il mito Sir Jackie Stewart.

Voto 7,5
A Michael Schumacher fuori ancora, come a Melbourne, per pochi millesimi dalla Q3 ma capace d’incarognirsi contro quel novizio di Kobayashi come se gliene potesse fregare qualcosa di un 9°-10° posto, come se non ci fossero 17 anni di differenza tra i due.
Alla Renault e Nick Heidfeld che, complice la debacle australiana del suo pilota di punta, anche se “sostituto”, non era riuscita a esprimere da subito il proprio potenziale. L’accoppiata ritrova qui la giusta alchimia, e lo fa già a pochi metri dalla luce verde.

Voto 7
A Jenson Button e alla sua McLaren. Il primo perché, per l’ennesima volta, si fa trovare al posto giusto nel momento giusto ottenendo il massimo risultato possibile. La seconda perché è l’unico top-team che su entrambe le monoposto non ha ancora avuto nessun problema con i vari marchingegni dei geni FIA.
Al Team Lotus e Heikki Kovalainen che chiudono, si fa per dire, con un giro solo di ritardo dalla vetta e, soprattutto, nella stessa tornata di altre quattro vetture. L’exploit, in realtà, c’è e non c’è: in qualifica, eccezion fatta per la Williams di Maldonado, restano ai famosi “due secondi dal resto del mondo”. Certo è che l’aria di casa male non gli ha fatto.
Alla Sauber che, stavolta, i punti li porta a casa davvero. Quel che più conta è la conferma di una monoposto che va, parecchio.

Voto 6,5
A Sebastian Vettel e alla sua Red Bull perchè anche loro vanno, parecchio, pure senza il Kers, vale a dire, qui, con un handicap da almeno mezzo secondo al giro. Bella la vita finché’è così. Stesso voto anche alla pecora nera della famiglia, Mark Webber, perché lui fa fatica lo stesso, stavolta, solo un po’ più sfigato ad avere il problema prima, già al via.
A Vitantonio Liuzzi unica certezza, seppur non sfavillante, dal mondo HRT.
Alla Force India in timido progresso, più per demeriti altrui, il riferimento va dalle parti di Faenza e/o Grove, che propri.

Voto 6
A Kamui Kobayashi, al solito, aggressivo a palla. Il fatto è che ci vorrebbe anche un po’ di prestazione in più.
A Timo Glock che il suo compitino lo fa sempre.
A Rubens Barrichello che il copione di quello che “più di così proprio non si poteva fare” lo recita da oltre 300 GP, e, ogni tanto, di rado, gli si può anche credere.
D’incoraggiamento a Nico Rosberg passato da una 1° fila in griglia, podio finale, e soli 13 secondi di distacco dal vincitore dell’edizione malese 2010, a una 5° fila, 12° posto finale a oltre un minuto di distacco di quella 2011.
D’incoraggiamento anche alla Ferrari, massì! Se 15gg fa si poteva parlare di buon ritmo gara ma solo grazie alla strategia con una sosta in più rispetto agli avversari, oggi sembra che il dramma si consumi sul giro secco mentre sulla lunga distanza le Rosse reggono. Certo, qualche decimo manca all’appello, probabilmente quello davanti ha guidato con la sigaretta in bocca, ma il quadro generale pare meno cupo. Il fatto è che, al momento, si è costretti a sperare nello sbriciolarsi delle Pirelli altrui, il che per Montezemolo non dev’essere particolarmente gratificante.

Voto 5,5
A Felipe Massa e Fernando Alonso. Il primo paga un problematico primo pit-stop con il quale perde il treno buono, non certo per demerito suo, ok. Il secondo però lo molla lì, rischia di agguantare un podio fuori dalla portata di Felipe, fa una sosta in più e gli chiude ancora negli scarichi. In altre parole, Fernando, ha un altro passo. Può persino permettersi un musetto rotto stupidamente senza per questo sfigurare col compagno, sciocchezza che indubbiamente macchia in maniera indelebile la sua, fino a quel punto, ottima gara.
A Lewis Hamilton incapace di gestire le gomme, incapace di valutarne la durata, incapace di arrendersi all’evidenza di aver toppato in pieno: pensare a 30 giri sulle dure era utopia, quando ne prende atto è ormai tardi, in tempo solo per mandare in tilt l’arrembante nemico di sempre che gli giunge negli specchietti.
A Sebastien Buemi che, pur prevalendo sull’indigesto compagno di colori, butta via, ancora una volta, un buon risultato nel modo più fastidioso anche per il guidatore comune: multa per eccesso di velocità, nel suo caso, in corsia box.
A Jarno Trulli, piangione come al solito, che fatica con la frizione tanto quanto con Kovalainen per tutto il week-end, anzi, quasi tutto il week-end visto che è costretto ad accostare prima della bandiera a scacchi.
A Sergio Perez perché già in qualifica gli gira maluccio, il tentativo in gara di bissare il copione dell’esordio col botto a una sola sosta (qui sarebbero state solo 2) va anche peggio.

Voto 5
A Jerome D’Ambrosio, che arranca e, inevitabilmente, piazza il classico errore di gioventù.
A Jaime Alguersuari, velleitario nel voler resistere a Buemi, dopo che già il patatrac l’aveva fatto al via dello scorso appuntamento. Ecco, magari, tranquillizziamoci un attimino…
A Adrian Sutil che, se tre indizi fanno una prova, gliene manca solo uno: il ruolo consolidato di prima guida del team indiano scricchiola.
Alla Toro Rosso che si mangia gli pneumatici manco fossero prelibatezze locali, che poi in terra malese sarebbero i “langkawi”, che poi è tutto dire…

Voto 4,5
A Vitaly Petrov perché sbaglia pressato da Massa e risbaglia pressato da Hamilton, e risbaglia ancora nello sciagurato tentativo di salvare il salvabile rientrando in pista alla kamikaze: se lo sterzo cede, è perché le F1, generalmente, non son fatte per i salti da WRC.
Alla HRT che, se non altro, supera lo scoglio del fatidico 107%.

Voto 4
Alla Virgin perché progressi poco o niente.
A Narain Kathykeyan perché progressi, forse, ancora meno.
A Pastor Maldonado lui, manco pervenuto, anche se intervistato narra di una fantomatica buona gara bruscamente interrottasi al giro otto, boh, vai a capire…
Alla Mercedes che ha rilevato il 100% del team pagando a peso d’oro il Sig. Brawn il quale l’aveva acquistato alla spaventosa cifra di una sterlina. Con quei risultati lì ma, soprattutto, con quella faccia lì, da dove derivi tutta la credibilità del “mangiabanane” cui i tedeschi hanno abboccato, beh, non si spiega proprio.

Voto 3
Alla Williams perché, con il blasone che c’ha, mica può permettersi di fare 8 giri con una macchina a 22 con l’altra.

Voto 2
A Emanuele Pirro orgoglio italiano, specie in terra transalpina che è poi dove più ci fa piacere. Già ad Abu Dhabi lo scorso anno ebbe atteggiamento da “professoruccio” minacciando i piloti nel non sfruttare le vie di fuga esterne asfaltate delle ultime due curve. Qui, se possibile, si esprime in ancor peggior maniera e applica alla lettera quel maledetto regolamento che penalizza di venti secondi a fine gara il duo scintilla Alonso-Hamilton. Che questa sport venga ammazzato anche da chi ne è parte e storia è il paradosso.
Io, che mi ricordo di quando Mansell si buttava esterno alla Source per spianarsi meglio in accelerazione verso l’Eau Rouge, a quei due là, li lascerei liberi anche di prendersi a cartoni sul casco. Cosa che, tra l’altro, con ogni probabilità farebbero sul serio…

Marzio Perego





Commenti (3)

Albertoaprile 14th, 2011 at 12:14

Marzio ci sto in pieno con le tue pagelle!! Forse avrei dato un punticino in più a Petrov che, nonostante tutti gli errori era comunque in zona punti!

Alla prossima
Ciao

paolo MC.LARENaprile 14th, 2011 at 12:34

Maurizio condivido la tua analisi.
meritato il voto 2 al docente PIRRO, IN ITALIA siamo pieni di docenti lo sai,oltre il calcio adesso ABBIAMO DOCENTI DI F1.
Sono d’accordo con ALBERTO UN VOTO IN PIU’ A PETROV LO AVREI DATO.

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