di Fabrizio Corgnati
Quello che la Formula 1 sta offrendo al mondo negli ultimi giorni è un ben povero spettacolo. E non ci riferiamo alle battaglie in pista, una volta tanto piuttosto soddisfacenti. Ci tocca, invece (di nuovo, ahimè) parlare di politica, cioè di quello che accade fuori dalla pista e che sul risultato della pista ha un’enorme influenza. La FIA di Todt, mostrando in questo senso una ben triste somiglianza con un’era Mosley che speravamo di avere ormai del tutto archiviato, ha infatti rispolverato un’usanza del passato: quella di cambiare i regolamenti in corso d’opera. La Red Bull va troppo forte? Proibiamo gli scarichi soffiati, così il campionato si fa più divertente.
Si obietta che, alla lettera del regolamento, si tratta di un dispositivo illegale. Magari lo è, ma allora perchè non proibirlo fin dall’inizio, quando le monoposto furono presentate questo inverno alla Federazione per il nulla osta? Non c’è nulla di strano se l’organo di governo di uno sport decide cosa si può e cosa non si può fare: un po’ più strano, però, è se queste decisioni vengono prese intervenendo a gamba tesa, a stagione in corso.
Ripetiamo, si tratta di una triste abitudine a cui tutti i team che hanno dominato negli ultimi decenni sono stati sottoposti (e solo la Ferrari, approfittando della grancassa di certa stampa, è sempre riuscita a farla passare per partigianesimo della FIA ai suoi danni: come la mettiamo ora?). Non intendiamo, dunque, dire che la Federazione ce l’abbia con la Red Bull. Ma piuttosto che, una volta decise le regole del gioco, occorrerebbe che tali restassero fino alla fine. Altrimenti, sarebbe un po’ come se una squadra di calcio che vince 3-0 nel secondo tempo fosse costretta a giocare in nove uomini per dare un po’ più di brio alla partita. Roba che, con lo sport, non c’entra niente.
Ma tant’è, il Gran Premio di Gran Bretagna è cominciato così, con una Red Bull che, ovviamente, continua a prevalere, ma fortemente ridimensionata rispetto alle gare precedenti (con tutto il rispetto per il lavoro della Ferrari, non si può certo credere al miracolo di un secondo recuperato da un Gran Premio all’altro, stando alle qualifiche di oggi). Ma non è finita qui. Fedele alla sua storica strategia cerchiobottista, la Federazione ha pensato bene di cercare un ulteriore compromesso, concedendo una deroga ai motori Renault rispetto al 10% di apertura della farfalla in rilascio (in sostanza, di soffiaggio) imposta a tutte le squadre a partire da questa gara.
Portando come prova una mappatura risalente al 2004, il motorista francese (che equipaggia anche la Red Bull) dimostrò che tale valore era già all’epoca del 50%, chiedendo dunque di poterlo ripristinare. La FIA ha detto prima sì, poi che avrebbe accettato solo il 20%, infine, sotto le proteste di tutti gli avversari, è tornata sui suoi passi imponendo anche alla Renault, e dunque alla Red Bull, il 10% che vale per tutti gli altri. Tutto risolto? Macchè. Oggi pomeriggio, sul tavolo di tutte le squadre e della stampa arriva un comunicato della FIA: “Le decisioni tecniche rimarranno valide fino alla fine del weekend. Ma dalla prossima gara, se ci sarà l’unanimità di tutti i team, si potrà tornare alla situazione pre-Silverstone.”
In sostanza, la Federazione rilancia la palla nel campo delle squadre: trovate voi un accordo, noi eseguiremo. Il legislatore dello sport dell’automobile abdica al proprio ruolo per timore, forse, di minacce di ritorsioni da parte degli scontenti, come un abbandono della F1 targato Renault (che, pure, non si può certo lamentare del trattamento subito dalla FIA negli ultimi anni, che già in passato gli concesse una deroga al congelamento dei motori per aver interpretato troppo severamente una regola rispetto ai suoi avversari). E non è un caso se a capitanare la protesta dei team scontenti è la Williams, tramite Adam Parr: la stessa Williams che proprio con la Renault ha appena firmato un importante accordo.
Difficile che un accordo si trovi, visti i forti e contrastanti interessi in gioco, e dunque molto probabile che il divieto resti. Ma non è questo il punto. Di questi giochi politici e politicanti ne abbiamo le scatole piene. La Federazione faccia il suo mestiere: decida regole giuste una volta per tutte e le faccia rispettare, indipendentemente dalle pressioni, dalle minacce e dalle possibili ritorsioni. Dello spettacolo creato artificialmente, non se ne occupi per nulla: quello, ci penseranno i team a metterlo in scena in pista. Se non vogliamo, ancora una volta, farci ridere dietro da tutto il mondo.
Fabrizio Corgnati




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