Scopriamo come Paul di Resta avrebbe potuto concludere quinto davanti a Nico Hulkenberg e il modo in cui la safety car ha rivoluzionato il Gran Premio d’Europa di domenica scorsa nell’analisi strategica del nostro opinionista James Allen
di James Allen
La Formula 1 ha finalmente il suo primo due volte vincitore della stagione in occasione dell’ottavo appuntamento, al termine di una gara affascinante in cui Fernando Alonso è risalito dall’11° posto in griglia fino alla vittoria.
La sua vittoria è stata in gran parte dovuta ad una partenza eccellente, grazie alla quale ha recuperato tre posizioni, all’ottimo lavoro ai box dei meccanici Ferrari (il primo pit stop di Alonso è stato di due secondi più rapido di quello di Raikkonen e gli ha consentito di passare la Lotus) e alla strategia di gara. Ma anche alla fortuna di cui ha beneficiato quando la safety car è scesa in pista al 28° giro, uno dei momenti decisivi della gara.
E non solo: la buona sorte ha baciato lo spagnolo anche quando la Red Bull di Sebastian Vettel, che stava dominando la gara, si è fermata per la rottura dell’alternatore e un problema simile ha messo fuori gioco anche la seconda vettura più veloce, la Lotus di Romain Grosjean. Mentre l’ennesimo problema al pit stop per la McLaren faceva arretrare Lewis Hamilton alle spalle di Alonso nella cruciale seconda sosta, dietro la safety car.
La vittoria della rossa sembrava molto improbabile dopo le qualifiche, in cui la Ferrari ha commesso un errore tattico non mandando in pista con sufficiente anticipo la vettura in Q2 e poi non utilizzando il secondo treno di gomme morbide per assicurarsi l’ingresso nella top ten. Il loro obiettivo era quello di risparmiare due treni di gomme morbide nuove della Q3, ma hanno mal giudicato la competitività del gruppo e così sono usciti dai giochi.
Ma ironicamente, nonostante la deludente posizione di partenza, questo errore in qualifica si è rivelato utile alla domenica poiché Alonso aveva un treno di gomme medie e due di morbide nuovi con cui giocare e ha potuto utilizzare pneumatici freschi in tutti e tre gli stint di gara. È stato questo a permettergli di restare davanti anche quando tutti gli altri erano alle prese con gomme ormai finite nelle fasi conclusive dei propri stint.
Compiendo un’ottima partenza e sfruttando tutte le opportunità per superare e guadagnare posizioni, così, Alonso si è garantito la possibilità di vincere la gara.
Aspettative pre-gara
Prima della partenza, la sensazione era che la strategia ad una sosta fosse più lenta di quella a due di 16 secondi (quasi la durata di un intero pit stop) ma che chi l’avesse attuata si sarebbe ritrovato davanti dopo le ultime soste e che questa posizione in pista si sarebbe potuta rivelare significativa. Una gomma media sarebbe dovuta durare 25 giri e una morbida 20.
La maggior parte dei team hanno studiato le cifre sul degrado delle gomme dalle prove del venerdì e hanno concluso che non sarebbe stato possibile disputare una gara competitiva con una sola sosta. Ciò che le squadre cercano è il punto nel ciclo di usura in cui il degrado diventa così evidente che le prestazioni delle gomme precipitano. Il difficile è che questo punto varia di circuito in circuito.
In alcune piste lo si raggiunge quando la gomma ha un’usura del 70%, in altri più tardi nella vita dello pneumatico. Non lo si sa finché non ci si arriva, anche se sulle piste più calde tende ad essere più vicino al livello del 70%. Alcuni piloti, perciò, credevano che una sosta fosse possibile: tra questi, Paul di Resta ed entrambe le Mercedes, che hanno iniziato la gara con questo piano.
Ma solo Di Resta è riuscito a portarlo a termine. In effetti sarebbe stato meglio non farlo: se avesse deciso di coprire le seconde soste ritardate dei piloti Mercedes montando un treno di gomme morbide come loro, avrebbe potuto concludere davanti al suo compagno di squadra
Hulkenberg.
Una gara tatticamente strana
Nel passato, a Valencia i sorpassi sono sempre stati molto duri e perciò la posizione in pista durante la gara era tutto. Ma con questa generazione di gomme Pirelli e l’ala posteriore mobile, le cose sono cambiate. Un esempio perfetto di questo fatto è stato il modo in cui le gare di Michael Schumacher, Mark Webber e Nico Rosberg sono evolute negli ultimi 20 giri.
Webber e Schumacher si erano qualificati fuori dalla top ten: l’australiano si era piazzato 19°, a causa di un problema tecnico, mentre il tedesco era 12°. Entrambi sono partiti con le gomme medie, il che rendeva possibile la strategia a una sola sosta. Era questo che la Mercedes aveva previsto per Schumacher, ma ancora una volta le previsioni basate sulle prestazioni delle gomme nelle prove del venerdì si sono rivelate sbagliate alla domenica. Le gomme posteriori si surriscaldavano su alcune vetture nei primi cinque-sei giri, perciò fare una sola sosta era una sfida notevole.
Anche Rosberg aveva programmato un solo pit stop, ma il suo passo era molto lento e al momento della prima sosta di Vettel, Nico aveva già 32 secondi di ritardo da lui. Ma la safety car ha aiutato a rimetterlo in corsa e anche lui è passato all’ultimo alle gomme morbide, riuscendo a concludere sesto. Di Resta aveva due secondi di svantaggio da Hulkenberg e 27 di vantaggio su Rosberg dopo quella sosta ritardata e avrebbe dovuto coprirla rientrando ai box. Sarebbe rimasto davanti a Rosberg e, guardando al passo relativo delle gomme nuove, avrebbe facilmente superato Hulkenberg per la quinta posizione nelle fasi finali.
Dal giro 46 in poi, Schumacher e Webber erano di un secondo al giro più veloci dei leader e perciò avrebbero potuto recuperare posizioni verso il podio (che il tedesco si è in effetti assicurato). I leader avevano tutti compiuto la loro seconda sosta quando è uscita la safety car, al giro 28: per arrivare al traguardo dovevano compiere 29 giri, cinque dei quali a velocità ridotta dietro la vettura di sicurezza. Webber e Schumacher sono stati aiutati dalla safety car, che ha compattato il gruppo, e hanno potuto fermarsi ai box dieci giri dopo e montare gomme morbide nuove per entrare in zona punti e ambire al podio.
Nico Hulkenberg, per esempio, aveva 16 secondi di vantaggio su Schumacher al giro 42, ma è stato superato dal pilota della Mercedes al giro 56. La safety car cambia sempre la storia della gara dal punto di vista strategico. A Valencia ha avuto una serie di conseguenze: prima di tutto ha spaiato la strategia dei leader, con uno stint centrale più breve del previsto; intendevano arrivare intorno al giro 32 e la safety car li ha obbligati a fermarsi al giro 28, impegnandosi così ad un lungo stint finale con le gomme medie. Questo ha dato un’opportunità alla Mercedes e a Webber, ma anche a Di Resta (che, come abbiamo visto, la Force India non ha sfruttato).
In secondo luogo, ha rivoluzionato la classifica nelle prime posizioni, poiché un altro problema al pit stop per la McLaren ha fatto scivolare Hamilton dietro ad Alonso e all’interno di un gruppo di vetture. Se quella sosta fosse andata come previsto, Hamilton si sarebbe ritrovato davanti allo spagnolo nell’ultimo stint, avrebbe evitato la collisione con Maldonado e avrebbe lottato con il ferrarista per la vittoria (dovendo probabilmente accontentarsi del podio poiché l’usura delle sue gomme era chiaramente peggiore di quella della Ferrari).
James Allen