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	<title>422race.com - Le ultime news di Formula 1, F1, GP2, WTCC, DTM, GT, F3, GP3, AutoGP, IndyCar, Le Mans, NASCAR e tanto altro &#187; max mosley</title>
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		<title>ME AND MY HELMET &#8211; Murdoch, il nuovo Kirch? (puntata 2)</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 07:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Corgnati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Formula 1 rischia di passare nelle mani di un magnate della pay-TV, Rupert Murdoch, il boss della Fox e di Sky. Ma non è la prima volta: a fine anni '90, ad assicurarsi una fetta del business di Ecclestone fu Leo Kirch. E finì male...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Fabrizio Corgnati</em></p>
<p><a href="http://www.422race.com/2011/me-and-my-helmet-murdoch-il-nuovo-kirch/"><em>(continua dalla prima puntata)</em></a></p>
<p>Terminate queste complesse operazioni, all&#8217;inizio del 2001 la situazione si presenta come segue: la Speed Investments Ltd possiede il 75% della SLEC (il restante 25% rimane ad Ecclestone). Di questa quota il 77,7% (pari al 58,3% della SLEC) appartiene direttamente a Kirch, mentre la parte restante compete alla nuova proprietà della EM.TV. Nonostante Ecclestone abbia perso la maggioranza delle azioni delle sue società, grazie a una rete di accordi tra soci, a un complicato sistema di scatole cinesi e a contestate nomine di consiglieri di amministrazione ne mantiene di fatto il pieno controllo.</p>
<p>I movimenti economici che ruotano intorno ad Ecclestone non lasciano indifferenti nemmeno le squadre, che alla fine del 2001 esprimono apertamente il loro dissenso. Dapprima l&#8217;Association des Constructeurs Europeens d&#8217;Automobiles, la federazione europea dei costruttori di automobili, tenta di battere sul tempo Kirch assicurandosi le azioni di Haffa, a partire dalle quali stabilire una holding partecipata da tutti e 12 i team. Fallito questo piano, riunendosi il 27 novembre a Ginevra, i Costruttori costituiscono una società con sede in Olanda, la GPWC Holdings BV, di cui viene nominato presidente l&#8217;allora amministratore delegato della Fiat, Paolo Cantarella.</p>
<p>Nel consiglio di amministrazione siedono anche Patrick Faure (Renault), Burkhard Goeschel (BMW), Jurgen Hubbert (Mercedes-Benz) e Wolfgang Rietzle (Ford-Jaguar). La neonata GPWC lancia subito un guanto di sfida al Gruppo Kirch, minacciando di istituire un campionato indipendente e parallelo alla Formula 1 a partire dal 2008 se non aumenteranno le quote di diritti spettanti ai team. L&#8217;ottuagenario tedesco rischia così di ritrovarsi in mano nient&#8217;altro che un guscio vuoto, straordinariamente costoso. I team, infatti, sono del tutto insoddisfatti della situazione che li vede spartirsi il 47% dei diritti, mentre il 53% compete al duo Ecclestone-Kirch.</p>
<p>Senza contare il monopolio sui trasporti aerei per le gare extra-europee (il Patto della Concordia prevede un fisso di 20 persone, tre vetture e 15 tonnellate di materiale trasportato gratuitamente, tutti gli extra devono essere pagati a Bernie) e gli introiti derivanti dalle pubblicità in circuito e dal costosissimo &#8220;Paddock Club&#8221;, che vende ai VIP a prezzi esorbitanti l&#8217;ambita possibilità di entrare nel cuore dei Gran Premi, controllati dalla Allsport Management di Paddy McNally (i cui introiti si aggirerebbero sui 130 milioni), che versa annualmente ad Ecclestone una licenza di 50 milioni di dollari.</p>
<p>In pratica, mentre i team si dividono al massimo 200 milioni a stagione, Ecclestone e i suoi soci ne intascano almeno il doppio. <em>“Infatti,”</em> sostiene Ron Dennis, <em>“il denaro distribuito ai team è più vicino al 23%</em> (dei guadagni totali derivanti dal business della F1, ndr)<em> che al 47%, tenendo conto di tutte le risorse commerciali che possiamo comprendere e quantificare.”</em></p>
<p>La risposta di Mosley è colorita: <em>“Nessuno ha chiesto loro di venire a correre in F1. Ci sono entrati perché gli serviva e sapevano esattamente quali erano i termini prima che lo facessero. È un po&#8217; come se qualcuno mangiasse nello stesso ristorante ogni sabato sera per un anno. Poi improvvisamente dicesse al titolare del locale: ‘Ho mangiato qua così spesso che devi darmi delle quote della tua società’”</em>. Il fatto è che i team, più che agli avventori di questo ristorante, assomigliano ai cuochi, visto che lo show non potrebbe affatto esistere senza di loro. E i cuochi, si sa, vanno adeguatamente remunerati.</p>
<p>I Costruttori sono poi ulteriormente preoccupati dall&#8217;idea di Kirch, magnate della pay-TV, di trasferire le dirette dei Gran Premi dai canali terrestri alla televisione satellitare a pagamento. Il timore è che una notevole riduzione dell&#8217;audience delle gare si possa riflettere in un&#8217;analoga riduzione delle cifre pagate dagli sponsor. La questione della TV satellitare si era già presentata sul palcoscenico della Formula 1 una decina di anni prima, quando Ecclestone aveva investito un&#8217;ingente somma di denaro per realizzare la produzione delle immagini dei Gran Premi in formato digitale.</p>
<p>Anche in quel caso, Mosley spese parole di elogio per il suo sodale: <em>“Ecclestone ha fatto un enorme investimento nella televisione digitale in un periodo in cui tutti dicevano che avrebbe perso fino all&#8217;ultimo centesimo. Ora sembra che la TV digitale sarà un grande successo. Buon per lui.”</em> Alla prova dei fatti, l&#8217;operazione TV digitale si sarebbe tramutata in uno spettacolare fallimento commerciale. Pochi telespettatori, infatti, si rivelarono disposti a sborsare l&#8217;equivalente di una quindicina di euro a gara per il solo privilegio di poter scegliere la telecamera da cui seguire la corsa.</p>
<p>Il timore di una Formula 1 consegnata nelle mani della pay-TV si dissolverà nel giro di cinque mesi. Tanto basterà ai Costruttori per assistere al clamoroso crac del gruppo Kirch, sommerso da una montagna di debiti, tanto da provocare la più grande bancarotta che la Germania ricordi dal dopoguerra.</p>
<p><strong>Fabrizio Corgnati</strong></p>
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		<title>ME AND MY HELMET &#8211; Murdoch, il nuovo Kirch? (puntata 1)</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 07:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Corgnati</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Fabrizio Corgnati</em></p>
<p>Quello della Formula 1, si sa, è un business florido. Tanto florido che Ecclestone non vuole proprio perdersi questa torta milionaria. Così, il boss della FOM decide a fine 1999 di chiedere alla FIA un prolungamento dell&#8217;accordo di cessione dei diritti commerciali. Ecclestone si accorda con Mosley per un contratto senza precedenti, la cui scadenza è fissata al 31 dicembre 2110. Oltre un secolo. Ma c&#8217;è un problema. Ottenere l&#8217;approvazione di un contratto così sfacciato potrebbe non essere facile persino da parte di un organo asservito al suo Presidente come il Consiglio Mondiale. Così, Mosley mette in atto una delle sue strategie. Secondo la ricostruzione della rivista “SportsPro”, al primo incontro del Consiglio sulla questione, Max si dichiara contrario e invita i membri a votare contro. I consiglieri, naturalmente, eseguono.</p>
<p>Così, il Presidente ottiene un doppio obiettivo: stronca sul nascere ogni dibattito o obiezione all&#8217;accordo e, soprattutto, prende una posizione apparentemente anti-Bernie, evitando di incorrere nell&#8217;ennesima contestazione da parte della Commissione Europea. Infatti, pur nello scetticismo dei legali della Federazione, con questa mossa Mosley riesce a persuadere il professor Monti a dare la sua approvazione al contratto. Incredibilmente, nessuno solleva la più logica delle osservazioni: perché i diritti televisivi non vengono messi all&#8217;asta? Incassato il nulla osta dell&#8217;Europa, Mosley si tira indietro dalle trattative con Ecclestone, dichiarando di non voler compromettere la posizione della FIA.</p>
<p>Al termine di una breve trattativa, il 28 giugno 2000 la FIA assegna alla FOM di Bernie Ecclestone, con un contratto irrevocabile, i diritti commerciali della Formula 1 fino al 2110 per la somma di 250 milioni di euro. Una cifra notevole, per gli standard normali, ma inspiegabilmente bassa per un business che genera guadagni per un miliardo di euro all&#8217;anno. <em>“Ai membri della FIA non interessava veramente se i milioni fossero 300 o 500,”</em> avrebbe dichiarato Jonathan Ashman, socio di Ecclestone, allo scrittore Terry Lovell nel suo libro &#8220;Bernie&#8217;s Game&#8221;. <em>”Erano piuttosto terrorizzati di perdere le proprie fasce da commissari. Tutto questo non aveva senso.”</em></p>
<p>Del resto, è inevitabile ottenere un prezzo basso affidando l&#8217;accordo alla semplice trattativa privata con un unico interlocutore. (Per fare un confronto, nello stesso periodo la BSkyB di Rupert Murdoch paga 1,7 miliardi di dollari per i diritti della Premiership inglese per soli tre anni e solo in Inghilterra.) Ma l&#8217;accordo con Ecclestone viene comunque ratificato dal Consiglio Mondiale nel giugno 2000 e poi all&#8217;unanimità dall&#8217;Assemblea Generale. Quei 250 milioni di euro, oltretutto, non finiscono nelle tasche della FIA, ma della neonata Fondazione FIA, un&#8217;organizzazione separata e controllata personalmente da Mosley. Oltre al danno, la beffa.</p>
<p>Assicuratosi questi contratti, nel novembre 1999, Ecclestone cede il 12,5% della sua SLEC alla società di venture capital Morgan Grenfell Private Equity, una controllata della Deutsche Bank, per 325 milioni di dollari. La MGPE firma anche un&#8217;opzione per acquistare un altro 37,5% dell&#8217;azienda per 975 milioni, ma non riesce a raccogliere i fondi necessari, così nel febbraio 2000 tale quota viene venduta alla Hellman &#038; Friedman, una compagnia di investimenti di San Francisco.</p>
<p>Cinque settimane dopo, la MGPE e la Hellman &#038; Friedman fondono le loro azioni in una nuova società dal nome di Speed Investment Ltd e cedono il 50% del controllo della SLEC ad una società tedesca operante nel campo dei media, la EM.TV &#038; Merchandising di Thomas Haffa, per l&#8217;impressionante cifra di 1,6 miliardi di dollari, versati in parte in contanti e in parte in azioni. Ma nell&#8217;autunno successivo la EM.TV va in crisi e vede scendere il valore delle sue azioni da 88 a circa 3 dollari.</p>
<p>Il salvagente viene gettato dal magnate Leo Kirch, ex-datore di lavoro di Haffa, che si offre di acquisire attraverso la sua Kirch Beteiligung una consistente fetta della partecipazione azionaria nella SLEC al prezzo stracciato di 586 milioni di dollari. Haffa è costretto ad accettare. La Speed Investment, dopo altri mesi di trattative, acquisirà poi dal Bambino Trust (il fondo creato da Ecclestone per le sue figlie Tamara e Petra) un ulteriore 25% della SLEC esercitando un&#8217;opzione precedentemente firmata dalla EM.TV, pagandolo 987,5 milioni.</p>
<p><em>(1 &#8211; continua)</em></p>
<p><strong>Fabrizio Corgnati</strong></p>
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		<title>Ecclestone-Todt, è rottura</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 15:15:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Fadda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il boss della F1 ha attaccato nuovamente il Presidente della FIA: “Non ha portato effetti positivi”. Al centro della questione le modifiche che verranno introdotte sui motori, a partire dal 2013.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO &#8211; Chiunque se lo immaginerebbe già a Melbourne, o quantomeno in procinto di andarci, per non perdersi l’avvio della stagione che inizierà domani con le prove libere. Invece Bernie Ecclestone, da Londra, non ha perso l’ennesima occasione per mettersi al centro dell’attenzione. Stavolta lo ha fatto scagliandosi contro il presidente della FIA, Jean Todt, a dimostrazione del fatto che tra le alte sfere della Formula 1 al momento non ci sono rapporti esattamente cordiali.</p>
<p>La questione ruota intorno alle modifiche riguardanti i motori, decise dallo stesso Todt, che verranno introdotte dal 2013, per ridurre consumi e inquinamento. Novità che ad Ecclestone sembrano non andare proprio giù, e che lo hanno portato ad un attacco pungente contro l’ex direttore sportivo della Ferrari, definendolo “<em>una copia sbiadita di Max</em>”. Dove Max sta per Mosley, amico di lunga data del patron della F1, il quale aveva a più riprese indicato Todt come suo successore, riuscendo infine ad imporlo alla guida della Federazione.</p>
<p>Una figura che evidentemente all’80enne inglese non è molto gradita: “<em>Sta semplicemente facendo quello che Mosley non faceva, cioè baciare e agitare mani; il suo lavoro non sta portando alcun beneficio alla Formula 1, e l’intenzione di farne uno sport “verde” è una buffonata</em>”, ha tuonato, senza mezzi termini.</p>
<p>Così come lo sono, a parer suo, anche le novità introdotte quest’anno dalla FIA, ovvero il KERS e l’ala posteriore mobile; mentre, al contrario, continua a difendere a spada tratta la pioggia artificiale e le medaglie al posto dei punti. Proposte “geniali” che, è noto, non hanno certo ottenuto grossi consensi fra team e piloti.</p>
<p>Per tutta risposta, Todt ha preferito non controbattere all’attacco di Ecclestone: “<em>Ho sentito di alcune polemiche sui motori, alle quali rispondo dicendo che si tratta di evoluzione</em>”, ha detto, cercando di non entrare in una sterile discussione.</p>
<p>Cosa che non ha fatto invece il responsabile dell’Australian Grand Prix Corporation, Ron Walker; Ecclestone avrebbe dovuto infatti recarsi a Melbourne per parlare della riconferma della gara australiana dopo la scadenza dell’attuale contratto, valido fino al 2014, ma alla fine ha rinunciato al viaggio, infastidendo non poco Walker: “<em>Non mi dispiace che lui non sia venuto; se gli si chiede qualcosa sul futuro della corsa, sembra che non gli interessi. A questo punto preferisco che non venga nemmeno</em>”, ha affermato senza nascondere il disappunto, dovuto anche al fatto che Bernie avrebbe disdetto l’incontro con Walker per incontrarsi con il sindaco di New York, Michael Bloomberg, in merito alla possibilità di una corsa cittadina a Staten Island.</p>
<p>Incontro che però non c’è stato, secondo quanto rivelato all’ “Herald Sun” da un portavoce del primo cittadino della metropoli americana; e come confermato anche dallo stesso Ecclestone, le cui parole riguardo alla possibilità che in futuro si corra a Staten Island sono lapidarie: “<em>No assolutamente, al 100%</em>”. Meglio così, probabilmente, dato che in Formula 1 non si sente la particolare esigenza di avere altri circuiti cittadini.</p>
<p><strong> Federico Fadda</strong></p>
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		<title>Ecclestone tra processi e trattative non sarà in Australia</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 10:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Grillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il boss della F1 Bernie Ecclestone ha respinto tutte le accuse di corruzione a suo carico, e si è detto disponibile ad aiutare le indagini. Nel frattempo è convocato dal sindaco di New York per discutere la possibilità di sostituire Melbourne.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO &#8211; Bernie Ecclestone si è detto contento e disponibile ad aiutare i procuratori tedeschi in uno scandalo di corruzione. I fatti sono ormai noti: il banchiere Gerhard Gribkowsky è stato arrestato a Monaco di Baviera, con l’accusa di aver intascato 50 milioni di dollari, che i media tedeschi sospettano abbia ricevuto da Ecclestone stesso, nell’ambito del passaggio di proprietà dei diritti commerciali della Formula 1 cinque anni fa.</p>
<p>Ecclestone, ovviamente, ha smentito tutte le accuse a suo carico e il suo avvocato, il tedesco Sven Thomas, ha riferito che il suo assistito è disponibile ad aiutare le indagini, come riportato dal “Suddeutsche Zeitung”. L’articolo riportava anche altre parole dell’avvocato, secondo le quali <em>“Ecclestone potrebbe anche deporre come testimone”</em>.</p>
<p>Intanto, il “Telegraph” londinese afferma che Bernie è stato prosciolto dalle accuse di un’altra indagine separata, istigata dal proprietario della CVC F1. L’indagine è stata condotta da revisori esterni e l’ottantenne ha commentato: <em>“Hanno compiuto tutte le ricerche possibili, e non hanno trovato nulla di male.”</em> Il britannico ha comunque riconosciuto che CVC augura <em>“che tutto questo non sia mai accaduto”</em>, anche se la società di private equity <em>“non ha intenzione di vendere”</em> la sua quota di azioni in questo sport.</p>
<p>Mentre questo scandalo continua a prendere piede, Ecclestone, che era atteso a Melbourne per l’inizio della stagione, ha disdetto la sua presenza in Australia, essendo stato invitato a New York dallo stesso sindaco Michael Bloomberg. Il quotidiano di Melbourne “Herald Sun” ha riportato che questo invito faceva seguito alle voci secondo cui lo stato del Victoria vorrebbe abbandonare la sua gara a causa dell’aumento dei costi.</p>
<p>Bloomberg <em>“avrebbe invitato Bernie per discutere sull’eventuale possibilità di una gara a Staten Island,”</em> si legge nell’articolo. <em>“Com’è risultato dagli avvenimenti delle ultime due settimane, Bloomberg è stato con Ecclestone,”</em> ha confermato anche il presidente dell’Australian Grand Prix Corporation Ron Walker.</p>
<p><em>“La nostra lotta non è solo contro New York, ma anche contro Delhi e la Russia, pronte a ospitare un GP, e anche contro la Corea, e gli altri stati arabi, che richiedono anche loro una fetta di questa torta, perciò ci sarà sempre una battaglia,”</em> ha aggiunto.</p>
<p><strong>Andrea Grillo</strong></p>
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		<title>Brogli in F1: ombre sulla vendita dei diritti nel 2006</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 14:58:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Bonanno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il circus è finito nell’occhio del ciclone per presunte tangenti relative all’acquisizione dei diritti cinque anni fa. Arrestato Gribkowsky, il banchiere della Bayerische Landesbank, all’epoca azionista in F1, accusato di aver intascato una mazzetta da 50 milioni di dollari.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO &#8211; Scandali e tangenti: la Formula 1 è nella bufera. Aperta un’inchiesta per fare chiarezza sulla vendita dei diritti nel 2006. Ad alimentare i dubbi sul presunto giro di corruzione è stato l’arresto di Gerhard Gribkowsky, manager della Bayerische Landesbank (BayernLB), la banca di Monaco all’epoca azionista dei diritti. Il banchiere è accusato di aver intascato una mazzetta da 50 milioni di dollari. E intanto dietro questi misteriosi pagamenti aleggia lo spettro di Bernie Ecclestone. </p>
<p>CVC Capital Partners, detentore dei diritti commerciali della F1, e la holding della F1 Delta Topco hanno dato mandato ai revisori dei conti Ernst &#038; Young e allo studio legale Freshfields Bruckhaus Deringer di andare a fondo nella questione. L’imperativo però è mantenere il massimo riserbo. Bocche cucite quindi. <em>“Mi hanno consigliato di non parlare della vicenda con nessuno. Una persona è in stato di fermo”,</em> ha dichiarato Ecclestone. Intanto lo stato maggiore di CVC fa sapere che <em>“non è a conoscenza di alcun pagamento al signor Gribkowsky per l’acquisizione dei diritti di F1”</em>. A meno di un mese dall’inizio del campionato, si addensano nubi all’orizzonte.</p>
<p><strong>Vincenzo Bonanno</strong></p>
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		<title>Horner ritorna a parlare del budget cap</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 14:11:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Corbetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo aver respinto ogni accusa riguardo a presunti sforamenti del budget cap da parte della Red Bull nel campionato scorso, il team manager della squadra austriaca torna sull'argomento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO &#8211; Quando vinci finisci sempre per diventare antipatico a qualcuno, e così quelli della Red Bull, dopo il bagno di gloria e sportività della stagione 2010, si sono visti arrivare addosso le prime congetture poco simpatiche riguardo alle vittorie in entrambi i campionati. Niente sospetti su presunte irregolarità tecniche ma piuttosto voci secondi cui il team austriaco avrebbe violato le regole imposte dal tetto al budget (RRA, ovvero Resource Restricton Agreement), limite introdotto un paio di anni fa dalla FOTA.</p>
<p>Horner ha sempre repinto ogni accusa a riguardo, non solo, adesso ritorna sull&#8217;argomento, e dalle pagine del quotidiano inglese &#8220;The Guardian&#8221; dichiara: <em>&#8220;Siamo d&#8217;accordo con limitare le spese dei team, ma dovrebbe essere una cosa più trasparente e generale, e soprattutto che riceva il consenso di tutti.&#8221;</em></p>
<p>La teoria sembra essere abbastanza chiara, è invece la pratica che minaccia di creare qualche problema tra le varie squadre. Quando lo stesso giornalista ha chiesto a Horner se esiste differenza tra quello di cui lui sta parlando e il tetto alle spese introdotto a suo tempo da Max Mosley, la risposta del team manager Red Bull è piuttosto enigmatica: <em>&#8220;Questa sì che è una bella domanda&#8221;</em>. Che le parole di Horner siano solo un tentativo di dirottare l&#8217;attenzione dei media?</p>
<p><strong>Andrea Corbetta</strong></p>
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		<title>Ecclestone, affari di famiglia&#8230; e non solo</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 19:56:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Corbetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'amore di Bernie Ecclestone per le proprie figlie può evidentemente manifestarsi in modi piuttosto diversi, ma egualmente degni di essere approfonditi. E le sue attenzioni riguarderebbero non solo i familiari...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO &#8211; Con i motori ancora spenti l&#8217;attenzione di parecchi dei protagonisti del mondiale di Formula 1 è rivolta a faccende che di sportivo hanno ben poco. Spicca in questo periodo di gestione delle proprie faccende personali la figura di Bernie Ecclestone, uomo che ha costruito in qualche decina d&#8217;anni la fortuna della Formula 1 e che, di questa fortuna, ne ha immagazzinata una buona fetta per sé e la propria discendenza.</p>
<p>E a proposito di discendenza di Bernie, ovverosia le due figlie Tamara (26 anni) e Petra (22 anni), ha fatto scalpore in Inghilterra la notizia secondo cui Bernie avrebbe speso la cifra ragguardevole di 130 milioni di euro per regalare alle proprie amate due residenze degne della loro persona. Per Petra un appartamento a Chelsea, per Tamara uno a Kensington Palace Gardens, in una delle zone più prestigiose di tutta Londra. Se da una parte però il buon Bernie si impegna per essere un padre premuroso, dall&#8217;altra deve anche difendersi da accuse che potrebbero avere strascichi in ambienti anche non propriamente sportivi.</p>
<p>Ecclestone si trova infatti in questo periodo a rispondere alle accuse di aver versato una tangente di 50 milioni di euro all&#8217;ex banchiere tedesco Gerhard Gribkowsky per agevolarsi l&#8217;acquisizione dei diritti commerciali della Formula 1, in quel momento di proprietà della banca tedesca Bayerische Landesbank di cui Gribkowsky era consigliere. La somma sarebbe stata versata da Ecclestone nelle casse di una finanziaria austriaca, la Grep Gmbh, società legata a Gribwosky.</p>
<p>La notizia circola ormai da qualche settimana e, nonostante le minacce di Ecclestone di procedere per vie legali di fronte alla pubblicazione di quelle che lui definisce falsità, nuovi dettagli emergono dalle pagine del giornale tedesco &#8220;Bild&#8221;. Sembra che l&#8217;operazione sarebbe da collegarsi a una società chiamata Petara, guarda caso una denominazione ottenuta dalla sovrapposizione dei nomi delle due amate figlie di Ecclestone.</p>
<p>Inoltre un altro giornale, il &#8220;Suddeutsche Zeitung&#8221;, denuncia l&#8217;esistenza di una lettera da parte della &#8220;Grep Gmbh&#8221; diretta a Ecclestone, datata 14 dicembre 2007 e marcata come confidenziale, richiedente un versamento mancato di 2,3 milioni di dollari come ultima parte del pagamento. Ovvia la smentita da parte della Formula One Management e di Ecclestone, ma le caselle si stanno incastrando in un modo quanto mai sospetto e la faccenda sembra essere lontana da ogni possibile chiarimento.</p>
<p><strong>Andrea Corbetta</strong></p>
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		<title>ME AND MY HELMET &#8211; Così nacquero le mazzette di Ecclestone</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 11:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Corgnati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A 10 anni di distanza, Fabrizio Corgnati ricostruisce i complessi movimenti societari e di capitali che portarono al passaggio di proprietà dei diritti commerciali della F1. Gli stessi per cui oggi Ecclestone è accusato di corruzione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Fabrizio Corgnati</em></p>
<p>Assicuratosi i diritti commerciali della F1 per una cifra poco più che simbolica (250 milioni di dollari per oltre un secolo), Ecclestone si imbarca in una serie di operazioni finanziarie. Nel settembre 1998, emette un Eurobond da 1,4 miliardi di dollari, garantito con i suoi futuri guadagni. L&#8217;obbligazione, che si guadagna un rating positivo dalle maggiori agenzie del settore, viene emessa da una società chiamata Formula 1 Finance BV, con sede in Lussemburgo. Il denaro raccolto, giunto in gran parte dalla banca tedesca Westdeutsche Landesbank e, in misura minore, dalla banca commerciale Morgan Stanley Dean Witter, viene naturalmente intascato tutto dall&#8217;imprenditore inglese, senza che i team vedano neanche un centesimo.</p>
<p>Nel novembre 1999, Ecclestone cede il 12,5% della sua SLEC alla società di venture capital Morgan Grenfell Private Equity, una controllata della Deutsche Bank, per 325 milioni di dollari. La MGPE firma anche un&#8217;opzione per acquistare un altro 37,5% dell&#8217;azienda per 975 milioni, ma non riesce a raccogliere i fondi necessari, così nel febbraio 2000 tale quota viene venduta alla Hellman &#038; Friedman, una compagnia di investimenti di San Francisco. Cinque settimane dopo, la MGPE e la Hellman &#038; Friedman fondono le loro azioni in una nuova società dal nome di Speed Investment Ltd e cedono il 50% del controllo della SLEC ad una società tedesca operante nel campo dei media, la EM.TV &#038; Merchandising di Thomas Haffa, per l&#8217;impressionante cifra di 1,6 miliardi di dollari, versati in parte in contanti e in parte in azioni.</p>
<p>Ma nell&#8217;autunno successivo la EM.TV va in crisi e vede scendere il valore delle sue azioni da 88 a circa 3 dollari. Il salvagente viene gettato dal magnate Leo Kirch, ex-datore di lavoro di Haffa, che si offre di acquisire attraverso la sua Kirch Beteiligung una consistente fetta della partecipazione azionaria nella SLEC al prezzo stracciato di 586 milioni di dollari. Haffa è costretto ad accettare. La Speed Investment, dopo altri mesi di trattative, acquisirà poi dal Bambino Trust (il fondo creato da Ecclestone per le sue figlie Tamara e Petra) un ulteriore 25% della SLEC esercitando un&#8217;opzione precedentemente firmata dalla EM.TV, pagandolo 987,5 milioni. Terminate queste complesse operazioni, all&#8217;inizio del 2001 la situazione si presenta come segue: la Speed Investments Ltd possiede il 75% della SLEC (il restante 25% rimane ad Ecclestone). Di questa quota il 77,7% (pari al 58,3% della SLEC) appartiene direttamente a Kirch, mentre la parte restante compete alla nuova proprietà della EM.TV.</p>
<p>Nonostante Ecclestone abbia perso la maggioranza delle azioni delle sue società, grazie a una rete di accordi tra soci, a un complicato sistema di scatole cinesi e a contestate nomine di consiglieri di amministrazione ne mantiene di fatto il pieno controllo. In tutto, il contratto stipulato con la FIA gli è valso oltre tre miliardi di dollari di guadagni. Ma nel giro di cinque mesi, lo scenario cambia di nuovo: tanto basterà per assistere al clamoroso crac del gruppo Kirch, sommerso da una montagna di debiti, tanto da provocare la più grande bancarotta che la Germania ricordi dal dopoguerra. Il controllo della Speed Investments passa così alle tre banche che avevano prestato al magnate tedesco le ingenti somme di denaro necessarie a condurre in porto l&#8217;operazione Formula 1: JP Morgan Chase, Lehman Brothers e Bayerische Landesbank. Tuttavia, prima che qualunque introito derivante dalla loro quota del 75% possa essere distribuito, dev&#8217;essere pagata la garanzia per l&#8217;Eurobond decennale emesso da Ecclestone nel 1999. Questo significa che, mentre i team, correttamente, ricevono la loro quota del 45% sui diritti, Ecclestone e le banche si ritrovano poco o niente in mano.</p>
<p>I tre istituti di credito si vedono dunque legati ad un investimento che non vogliono, costato intorno ai due miliardi di dollari, ma il cui valore, in un contesto economico avviato verso la crisi, è ormai sceso intorno al mezzo miliardo. Tanto offre la GPWC alle tre banche per rilevare le loro azioni, una cifra giudicata inaccettabile in particolare per la piccola Bayerische Landesbank. I banchieri, probabilmente manovrati da Mr. E, rilanciano offrendo ai Costruttori il 30% ad una cifra di 2,4 miliardi, alla condizione di rinunciare ai piani di un Campionato parallelo. Anche questa offerta, ovviamente, finisce nel nulla. JP Morgan, Lehman Brothers e Bayerische Landesbank, nel frattempo, intentano una battaglia giudiziaria contro Ecclestone per ottenere il controllo diretto della FOM, incassando un primo verdetto positivo, ma provvisorio, il 6 dicembre 2004.</p>
<p>Le banche riusciranno nel loro intento di liberarsi dello scomodo investimento in Formula 1 solo un anno più tardi. Il nuovo acquirente è la londinese CVC Capital Partners, una compagnia finanziaria che gestisce fondi di investimento, specializzata nella compravendita di società da cui ricavare importanti profitti. Non è un nome nuovo per gli sport motoristici: si tratta infatti della società che ha creato il vero e proprio boom di interesse nel motomondiale all&#8217;inizio del nuovo secolo, acquistando, tramite la sua controllata Dorna, i diritti del Mondiale 500cc e trasformandolo in MotoGP (per ricevere il nulla osta dell&#8217;Unione Europea all&#8217;affare F1, la CVC sarà però costretta a vendere la Dorna, naturalmente realizzandone un notevole profitto).</p>
<p>Ad aprire le danze è la Bayerische Landesbank, che ai primi di dicembre 2005 vende la sua quota del 46,65% alla Alpha Prema, una controllata della CVC, insieme al 100% del diritto di voto, a suo tempo acquisito dall&#8217;istituto di credito tedesco. Lo stesso, pochi giorni più tardi, fa la Bambino Holding di Ecclestone con il suo 25%. Appena vendute le sue azioni, però, Bernie si premunisce acquistando, con il denaro ricavato e con una parte dei suoi ingenti risparmi, una partecipazione in Alpha Prema. Il 6 dicembre è la JP Morgan a cedere il suo 14,175%. La restante quota finirà sotto il controllo della CVC entro il successivo mese di marzo.</p>
<p>Lo stesso gruppo, qualche settimana dopo, acquista anche la Allsport Management SA, che rimane amministrata da McNally, consolidando di fatto sotto un unico tetto tutti gli introiti derivanti dalla Formula 1, per un investimento totale intorno al miliardo e mezzo di dollari (tutti raccolti attraverso prestiti bancari che costeranno di soli interessi, nelle stagioni successive, qualcosa come 229,6 milioni di dollari all&#8217;anno). Ma nemmeno questo ennesimo passaggio di mano dell&#8217;impero della categoria regina dell&#8217;automobilismo riuscirà a scalfire minimamente il potere di Bernie Ecclestone.</p>
<p><strong>Fabrizio Corgnati</strong></p>
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		<title>La stampa tedesca accusa: le mazzette vengono da Ecclestone</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 11:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Corgnati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il diretto interessato si discolpa, ma il settimanale tedesco "Stern" lancia accuse circostanziate: i 50 milioni di tangenti che hanno portato in galera il banchiere Gribkowsky verrebbero proprio da Mr. E]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO &#8211; Nonostante Ecclestone continui a dichiararsi estraneo ai fatti (<em>&#8220;E&#8217; un nonsense, non ho nulla a che fare con questi pagamenti&#8221;</em>), nell&#8217;ultimo numero del settimanale tedesco &#8220;Stern&#8221; le accuse di aver pagato tangenti si fanno ancora più circostanziate: i 50 milioni di dollari versati al banchiere Gerhard Gribkowsky sarebbero venuti proprio da una società da lui fondata e a lui riconducibile.</p>
<p>Con il passare dei giorni, i dettagli sulla vicenda che ha portato in carcere l&#8217;ex presidente della Bayerische Landesbank per corruzione ed evasione fiscale si fanno sempre più circostanziati. Gribkowsky fu nominato a capo dell&#8217;istituto di credito bavarese, banca centrale dello stato, nel 2002, grazie all&#8217;appoggio del partito cristiano-sociale da sempre al potere. Sotto la sua presidenza, tra il 2004 e il 2005, dopo il crac del gruppo Kirch, la banca, che aveva ereditato il pacchetto dei diritti di Formula 1 in mano all&#8217;imprenditore fallito, lo cede agli attuali proprietari della CVC Capital Partners, come da volere di Ecclestone, che si vede sempre più spesso girare nel paddock con lo stesso Gribkowsky.</p>
<p>A operazione completata, il 22 febbraio 2006, quest&#8217;ultimo fonda in Austria la GG Consulting S.r.l., su cui piovono, tra marzo e maggio successivi, 22,5 milioni di dollari provenienti in parte dalle Mauritius (First Bridge Holding) e in parte dalle Isole Vergini. Altri 27,5 milioni arrivano sulla fondazione Sonnenschein, creata dallo stesso Gribkowsky sempre a Salisburgo. Come è possibile, si chiedono gli inquirenti, che Gribkowsky sia diventato così ricco con uno stipendio come banchiere che ammonta ad appena (si fa per dire) 500mila euro all&#8217;anno?</p>
<p>La risposta è semplice: i soldi sarebbero una ricompensa di Bernie Ecclestone. Infatti, secondo &#8220;Stern&#8221;, l&#8217;origine di tutti questi strani pagamenti sarebbe la Petara, la compagnia di Mr. E battezzata con i nomi delle due figlie Petra e Tamara. Le date, in questo caso, sono eloquenti: il 21 febbraio 2006, un giorno prima di fondare la sua GG Consulting, Gribkowsky fu nominato direttore della Petara. Solo coincidenze?</p>
<p><strong>Fabrizio Corgnati</strong></p>
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		<title>Ecclestone: &#8220;Con le mazzette non c&#8217;entro&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 18:37:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Corgnati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il patron della Formula 1 risponde alle accuse piovutegli dopo l'arresto dell'ex banchiere Gribkowksy, che avrebbe ricevuto mazzette collegate alla vendita dei diritti commerciali della massima categoria]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO &#8211; <em>&#8220;Se corruzione c&#8217;è stata, a pagare la mazzetta non sono stato io.&#8221;</em> Questa, in sostanza, la difesa di Bernie Ecclestone dalle accuse piovutegli addosso a seguito dell&#8217;arresto, compiuto la scorsa settimana, di un banchiere tedesco coinvolto cinque anni fa nella vendita dei diritti commerciali della Formula 1 al fondo d&#8217;investimento inglese CVC Capital Partners.</p>
<p>Gerhard Gribkowsky, allora rappresentante della Bayerische Landesbank, una delle tre banche che possedevano i diritti dopo il crac Kirch (ma quella più influente perchè detentrice del 100% del diritto di voto) è accusato di aver ricevuto 50 milioni di dollari in false consulenze in cambio di non meglio precisati favori durante la suddetta trattativa.</p>
<p>E, dopo la smentita della CVC (che, con un comunicato, ha spiegato di <em>&#8220;non essere stata coinvolta nè a conoscenza di pagamenti a Mr Gribkowksy&#8221;</em>), questo weekend è toccato al patron della Formula 1 discolparsi di fronte alla valanga di polemiche che sta originando da questa inchiesta giudiziaria della procura di Monaco di Baviera.</p>
<p><em>&#8220;No, quello che sostengono i giornali tedeschi o che i pubblici ministeri sospettano è falso,&#8221;</em> ha dichiarato l&#8217;80enne inglese alla &#8220;Bild&#8221;. <em>&#8220;E&#8217; un assoluto nonsense.&#8221;</em> Ecclestone ha ammesso di aver conosciuto Gribkowsky (che nel periodo in questione era un habituée del paddock), ma ha sottolineato con chiarezza di <em>&#8220;non avere nulla a che fare con questi pagamenti.&#8221;</em></p>
<p><em>&#8220;Di più, non so nemmeno per quale motivo avrei dovuto pagarlo,&#8221;</em> ha aggiunto. Secondo alcuni giornali, il mantenimento del controllo operativo della holding che fa capo ai diritti della Formula 1 da parte di Ecclestone anche dopo il passaggio di proprietà sarebbe stato propiziato anche dalla posizione favorevole di Gribkowsky.</p>
<p>Alle domande del giornale teutonico, Mr. E ha inoltre smentito di essere titolare di conti bancari in paradisi fiscali come le Isole Vergini o le Mauritius e di conoscere una società svizzera con la quale Gribkowsky, secondo i pm, avrebbe incassato i proventi delle presunte consulenze.</p>
<p><em>&#8220;Non so come abbia ottenuto quei soldi,&#8221;</em> ha proseguito. <em>&#8220;Come membro del consiglio di amministrazione della Delta Topco</em> (holding che gestiva i diritti della F1, ndr)<em> ha ricevuto solo un piccolo salario. Lo so perchè ero l&#8217;amministratore delegato. Chi avrebbe potuto pagarlo? Lo dovete chiedere alle banche.&#8221;</em></p>
<p>Ecclestone ha anche appoggiato la versione della CVC: <em>&#8220;Se dicono di non avere nulla a che fare con i pagamenti, potete stare assolutamente certi che dicono la verità. Ve lo assicuro. Se i giornali tedeschi scriveranno che ho qualcosa a che fare con questo, è un assoluto nonsense e se necessario darò loro battaglia in tribunale.&#8221;</em></p>
<p><strong>Fabrizio Corgnati</strong></p>
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